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Sogni e sacrifici, Vito Mannone non dimentica da dove è partito. Oggi ha vinto il premio come miglior portiere della MLS con il Minnesota, ma nella testa c'è ancora il ricordo del padre che lo accompagnava su e giù da Milano a Bergamo. Una figura scomparsa troppo presto dalla vita di Mannone, che in esclusiva per noi ripercorre tutta la sua carriera: dall'Arsenal al desiderio di tornare in Serie A.

È vero che sei tifoso del Milan?
"Sì, è una passione che ho ereditato da mio padre. Prima ancora di nascere avevo già la tessera per entrare allo stadio".

La prima volta a San Siro?
"Avevo qualche mese, mi raccontavano che dormivo felice".

Sei mai stato vicino a vestire la maglia rossonera?
"In passato ci sono stati contatti un paio di volte: quando ho lasciato l'Arsenal e prima che i rossoneri puntassero su Donnarumma. Più recentemente mi voleva Mirabelli, ma non ci sono mai state offerte concrete".

Prima di volare in Inghilterra sei stato nelle giovanili dell'Atalanta, che ricordi hai?
"Sicuramente i tanti sacrifici, sia miei che dei miei genitori che mi portavano su e giù da Milano a Bergamo. All'Atalanta ti preparano per arrivare al top. Sono entrato nel vivaio a 6/7 anni e ho giocato spesso con i ragazzi più grandi, fino ad arrivare agli allenamenti nella Primavera di Pazzini e Montolivo".

Hai sempre giocato in porta?
"Praticamente sì. Da piccolissimo ho fatto due partite da ala destra, poi mi sono voluto mettere tra i pali. Mi affascinava il fatto di avere una divisa diversa e poter indossare il cappellino".


A 17 anni il trasferimento all’Arsenal.
"Tre mesi dopo la scomparsa di mio padre mi hanno proposto un provino con la prima squadra. Mi piace pensare che sia stata una arrivata dal cielo. Il provino è andato bene, mi hanno fatto firmare il contratto e hanno pensato anche a mia madre, che si è trasferita insieme a me".

Che tipo è Wenger?
"Un tipo particolare. Un grande allenatore, ma come uomo troppo freddo. Parlava raramente, e mai vis a vis".

Chi è il giocatore più forte col quale hai giocato?
"Ne sono passati tantissimi. Io ho vissuto due momenti diversi dell'Arsenal: quand'ero più piccolo c'erano Henry, Bergkamp, Pires, Campbell e Vieira; poi c'è stata la squadra di Fabregas, Van Persie.

Che effetto fa vedere da vicino tutti quei campioni?
"Il primo giorno tremano le gambe, ma già dal secondo mi sono concentrato a fare bene per conquistarmi il posto. Molti erano anche campioni di umiltà: Henry, per esempio, si fermava spesso a parlare in italiano con mia mamma".

Senti ancora qualcuno dei tuoi ex compagni dell'Arsenal?
"Con Walcott e con Sagna e Vela, che ho ritrovato in America. Djourou ogni tanto ancora mi scrive che si ricorda le lasagne di mia madre. Molte volte invitavo i compagni a casa e lei cucinava per tutti".


Un rimpianto di quell'esperienza?
"Avrei voluto più possibilità di giocare titolare, ma il rapporto con Wenger non era il massimo e non ha mai puntato su di me. Ero in ballottaggio con Szczesny e Fabianski, ma non abbiamo avuto le stesse opportunità. Poi mi sono messo in ostra al Sunderland e quando sono tornato all'Emirates Wenger si è scusato per non aver creduto in me".

Fa più effetto giocare in Premier o in Champions? 
"Il campionato inglese è fantastico, ma quando senti quella musichetta è un'altra cosa. Vedendo le cose da lontano sembrano facili, ma non è mai così. Giocare la Champions era un mio obiettivo, e prima di ogni partita pensavo ai sacrifici fatti per arrivare fino a lì".

La partita più bella?
"Contro lo Schalke, in casa loro. Prendemmo un punto decisivo per la qualificazione".

All'Arsenal hai avuto Ramsey, Szczesny e Gervinho come compagni. Che tipi sono?
"Szczesny è fuori di testa. Una volta arrivò in palestra scalzo e per copiarmi un esercizio scivolò sullo step, gli cadde il bilanciere sulle spalle e si ruppe tutte e due le braccia davanti a me. Ramsey stava spesso sulle sue, Gervinho faceva gruppo con i francesi".

Nel 2013 il passaggio al Sunderland con Di Canio allenatore.
"E' stato il pre campionato più duro della mia carriera. Sveglia alle 6, tre allenamenti al giorno e dovevamo mangiare solo quello che ci diceva lui. Ci ha fatto fare il ritiro in un posto orrendo vicino al Lago di Garda, tutti i giorni dicevo ai compagni che l'Italia non era quella. Di Canio era un sergente, ma è durato solo cinque partite".

L'anno dopo due rigori parati all'Old Trafford nella semifinale di Capital One Cup.
"E' stata una delle più belle partite della carriera. Ho parato quei rigori nella porta dove Dida aveva vinto la Champions. In campionato faticavamo, arrivare in finale di coppia dopo aver fatto fuori il Chelsea ai quarti e il ManUtd in semifinale è stato un sogno".

Arriviamo al passato recente: miglior portiere della MLS con la maglia del Minnesota.
"E' stata una bellissima esperienza nella quale abbiamo raggiunto quasi tutti gli obiettivi, arrivando in finale di coppa e per la prima volta ai playoff del campionato. Io da portiere ho infranto quasi tutti i record del club".

Come vivono il calcio in America?
"E' uno spettacolo incredibile, sembra un film: stadi fantastici e tifosi pazzeschi, inni e fuochi d'artificio. In campo si gioca un buon calcio, il livello si sta alzando".

Eri in prestito al Minnesota ma il tuo cartellino è di proprietà del Reading. Che piani hai per il futuro?
"Sulla carta il prestito scade il 31 dicembre, quindi dal 1° gennaio posso trasferirmi in un nuovo club. A fine stagione mi scade il contratto con il Reading e non penso di avere un futuro lì. Aspetto una chiamata dalla Serie A".

@francGuerrieri