Se sei stato il re del mondo, fai fatica a vedere la corona sulla testa di un altro. Anche se il tuo tempo è passato e sei consapevole che il riflesso della tua gloria brillerà in eterno. Maradona vs Messi. Amore, odio, stima, veleni, abbracci, punzecchiature. E' un film che ogni volta si ripete. Ora Re Diego se ne esce dicendo che "Messi non è un leader e non merita la convocazione in nazionale". Niente di nuovo sotto il sole del Pibe de Oro. E visto che Diego non le manda mai a dire ci ha fatto sapere che "Leo va in bagno 20 volte prima di una partita". Come a dire: ma dobbiamo fidarci di uno che se la fa sotto per l’emozione? 

Messi non sarà mai Maradona. Questo lo sa lui, lo sa Diego, lo sa il mondo intero e più di tutti lo sa l’Argentina
: El Pibe da quelle parti è un dio, può fare (e ha fatto) ciò che vuole e tutto gli verrà sempre perdonato perchè ha regalato quella felicità che ogni tifoso conserva nel cuore; alla Pulce viene riconosciuto lo status di fuoriclasse assoluto, ma l’amore no, quello non è mai sbocciato. Anzi. Diego è l'Argentina, Leo è un argentino. 

Eppure c’è stato un momento in cui le traiettorie del destino di Diego e Le si sono incrociate, un momento in cui sembrava che avessero bisogno l’uno dell’altro e che - insieme per una volta - potessero combinare qualcosa di grande, straordinario, epocale. Quel momento è stato il Mondiale di Sudafrica 2010. Maradona ct, Messi la stella, l’Argentina favorita alla vittoria. Ma anche no. Andò diversamente. E da allora è come se Diego rinfacciasse a Leo di non averlo portato al trionfo mondiale, stavolta da allenatore. 

L’ombra di Diego ha accompagnato Leo per tutta la vita, anche oggi, che di anni di ne ha 31, la pietra di paragone sarà sempre El Pibe de Oro. E allora: Diego ritiene Messi il migliore al mondo insieme a Cristiano Ronaldo - potrebbe essere altrimenti? - ma ogni vota (lo confermano le sue dichiarazioni) lo spinge giù, lo tiene a distanza, marca un confine che ora - con Messi inevitabilmente avviato verso il tramonto di una carriera sraordinaria - non è più colmabile. 
E Diego ora dice: "Messi è Messi quando gioca nel Barcellona ed è uno normale quando gioca con l'Argentina. Se dovessi essere di nuovo allenatore in Argentina? Non chiamerei Messi, anche se mai dire mai, ma dobbiamo togliergli pressione, dobbiamo ritrovare il leader che vogliamo". 

Messi col Barcellona ha vinto tutto, con l’Argentina nulla (e ha giocato quattro Mondiali). Diego ha portato - da solo - l’Argentina sul tetto del mondo, nel 1986, in quel Mondiale in cui giocò come giocano gli dei, quando ne hanno voglia. Messi non sarà mai Maradona. Diego riconosce a Leo di essere quanto di più vicino a lui sia apparso sulla faccia della terra. 

Ha detto e ripetuto negli ultimi anni: "In tutta la mia vita non ho mai visto uno forte come Leo, non tollero che il suo valore non gli venga riconosciuto solo perché non ha vinto un Mondiale". Certo, glielo riconosce. Ma fino a un certo punto. E quel punto non arriva a scalfire quell’icona vivente che è Diego. Non è questione di solo talento (su quello sia aperto il dibattito. Se volete sapere la nostra: noi riteniamo comunque che Diego sia superiore, calcio e bellezza allo stato puro), ma di tutto quel piedistallo che serve perché il talento di ognuno di noi - in campo e nella vita - trovi la sua espressione: la fame, la tenacia, la personalità, l’orgoglio, il coraggio, il carattere ("Il carattere non si compra", aveva detto Diego di Leo a fine 2017), la forza di volontà, quell’abbaglio di sogno che portiamo con noi e che pochi di noi - i più fortunati - hanno il privilegio di riconoscere.