Non c'è più Ronaldo, non c'è più Zidane. Sono rimasti, purtroppo per il Real, due giocatori ormai in declino (Marcelo e Sergio Ramos) e uno leggermente montato dal recente titolo mondiale (Varane). Questi tre insieme hanno trascinato a fondo la loro squadra di fronte all'Atletico Madrid che ha conquistato la Supercoppa europea (4-2 dopo i tempi supplementari) disputata a Tallinn, in Estonia, una delle nuove frontiere aperte dall'Uefa del presidente Ceferin. Non so se ha vinto la squadra che meritava di più (l'Atletico gioca un preistorico 4-4-2 tutto difesa e molto contropiede), di certo ha vinto quella che ha sbagliato di meno in difesa e quella che ci ha creduto quando tutto sembrava indirizzato verso il successo dei blancos.

Minuto 79 con il Real quasi in completo controllo. Scrivo quasi perché quattro minuti prima era uscito Casemiro (infortunio) per Ceballos. Quest'ultimo è, ovviamente, un ottimo calciatore, ma non può essere accostato al brasiliano. Soprattutto non è quell'argine invalicabile che esso incarna davanti alla difesa. A quasi dieci minuti dalla fine, dunque, il Real stava vincendo (rigore del 2-1 di Sergio Ramos dopo fallo di mano, nettissimo, di Juanfran) e gestendo. Su una palla innocua che sta per uscire in fallo laterale, Marcelo interviene impedendo la rimessa agli avversari, ma regalando il pallone a Juanfran che entra dal lato corto dell'area, fa fuori un madridista e serve in mezzo. Lì, dopo il controllo felice di un compagno, la palla va a Diego Costa che mette dentro a porta semi-sguarnita. A quel punto – lo posso giurare – ho capito che, nonostante il predominio del Real, la partita sarebbe finita male per l'esordiente Julen Lopetegui.

Eppure sarei stato clamorosamente smentito (ma non lo avrebbe saputo nessuno) se al 93' e passa, cioé oltre il terzo minuto di recupero concesso dall'arbitro polacco Marciniak (bravissimo),  Marcelo non avesse voluto colpire in mezza rovesciata, solo davanti ad Oblak, un pallone di platino servitogli da Bale.  Due errori lui, due errori la coppia formata da Varane e Sergio Ramos. Il primo sul gol del primo vantaggio dell'Atletico, dopo appena 53 secondi. Mentre Ramos si fa anticipare da Diego Costa (che colpisce di testa lanciandosi), Varane sbaglia completamente la copertura alle sue spalle. Costa si defila verso il fondo, ma a concedergli un pertugio – come se non bastasse l'autostrada spalancata dai due centrali – ci pensa Keylor Navas, il portiere.

Ma la topica più grave e certamente decisiva si colloca nel primo tempo supplementare con Sergio Ramos che serve male Varane, quest'ultimo che si fa portar via palla (presunzione massima) davanti all'area e Thomas che, servito da Diego Costa, mette al centro per il grande tiro al volo di Saul.  Partita finita? Praticamente sì. Anche se per la cronaca va registrato il gol di Koke in contropiede puro orchestato da Diego Costa, il migliore in campo. Mi duole ammetterlo, ma a me il gioco “sporco” dello spagnolo naturalizzato mi pare del tutto funzionale alla “garra” di Simeone, così come lo era al “tremendismo” (dal dizionario della Torino granata) di Mourinho. Mi sorprende, dunque, come uno così – un temperamentale al limite della decenza – sia entrato in rotta di collisione con Antonio Conte, della sua stessa pasta.

Diego Costa ha segnato due gol e due ne ha propiziati con la difesa erculea della palla. In campo è stato il migliore perchè l'Atletico è sembrato solo lui. Almeno in avanti, dove Griezmann è stato inesistente e giustamente sostituito. In difesa Godin è stato il solito muro, ma sul gol del pareggio del Real (1-1) è stato tagliato fuori dal cross di Bale, mentre Savic ha perso il duello con Benzema. Era il 27' e sarebbe stato a quel punto che il Real avrebbe dovuto insistere. Infatti, subito dopo, è arrivato vicino al gol con Asensio (tiro a giro, Oblak non ci sarebbe potuto arrivare). Il Real ha fatto di più per un'ora e un quarto, poi ha peccato di superbia e ha cominciato a regalar palloni. E' finita male, ma forse bisogna cominciare ad abituarsi. Di Ronaldo ce n'è uno e non abita più a Madrid.