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    Marotta: 'Immobile-Gabbiadini? Uno tornerà. Nel 2015 arrivano i campioni'

    Marotta: 'Immobile-Gabbiadini? Uno tornerà. Nel 2015 arrivano i campioni'

    Nell'ambito dell'intervista realizzata con le domande rivolte dai lettori della Gazzetta dello Sport, l'ad della Juventus Beppe Marotta ha toccato diversi argomenti, dal mercato, alle difficoltà di lanciare i giovani in prima squadra, fino alle politiche commerciali del club. "Sotto la presidenza di Andrea Agnelli, abbiamo recuperato centralità nel sistema Italia. Ora vogliamo alzare l'asticella, ma bisogna aumentare la potenza di fuoco attraverso l'incremento del fatturato. Col Real Madrid che fattura 520 milioni, il Barcellona 480, il Bayern Monaco 430, è evidente la loro superiore capacità di investimento. E' necessario poi che la squadra cresca in esperienza".

    Arriveranno dei top player? "Abbiamo sempre l'obiettivo di migliorarci. Ogni anno facciamo un passo in avanti e anche nel prossimo mercato lo faremo. Ma la Juventus non dipende dal top player bensì dal gioco di squadra: basti pensare al numero di giocatori che vanno in gol. Vogliamo trovare giocatori duttili e polivalenti per il progetto, che può prevedere la possibilità di utilizzare più moduli.

    Gabbiadini e Immobile: uno di loro rientrerà alla base? "E' prematuro dirlo. Abbiamo investito molto sui giovani italiani negli ultimi anni e faremo in modo di riportare a casa qualcuno di loro".

    Alla luce della partnership con Adidas e i nuovi contratti tv di Serie A e Champions, sarà il 2015 l'anno in cui, con l'aumento del fatturato, si potrà finalmente fare un mercato più ambizioso? "Certamente verranno rinnovati diversi contratti: inizieremo la collaborazione con Adidas e il presidente Agnelli si batte in Lega affichè i diritti televisivi vengano valorizzati al meglio. Di sicuro, l'aumento dei ricavi potrà consentire maggiori investimenti".

    Chiusura dedicata al format attuale della Serie A: "Il nostro campionato, da qualcuno definito poco allenante, è molto complicato dal punto di vista dello stress e delle motivazioni. La differenza con l'estero sta nelle difficoltà che le big incontrano quando giocano con le provinciali. Spingiamo per la riduzione della Serie A a 18 squadre; così il calendario, tra nazionali e coppe, si allenterebbe e i giocatori sarebbero meno affaticati".

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