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L'ex calciatore di Juventus e Napoli,​ Massimo Mauro, ha parlato ai microfoni del Corriere dello Sport, raccontando tutta la sua carriera. Gli inizi, i campioni, gli aneddoti: "Non c'era pomeriggio che non passassi a giocare con gli amici in mezzo alla strada. C'era il campionato della parrocchia, per costringerci ad andare in chiesa. Lo organizzavano i preti Passionisti, partecipava tutto il quartiere. E c'era un campetto che il politico di turno tutelava dicendo ai genitori: 'Votate per me e a quel campo non succederà nulla'. Così, fino a quando ha fatto politica, quel campetto è rimasto a disposizione del quartiere. Poi è stato costruito un palazzo. Era un campo sghimbescio, con una forma anomala: una porta aveva il calcio d'angolo e l'altra la linea del fallo laterale. Era stretto da una parte e largo dall'altra. Era persino poetico. 
 
GLI INIZI - "Quella della Kennedy. Una squadra di dilettanti dove ho giocato. Il primo campionato l’ho fatto da giovanissimo. Persino troppo. Mi hanno squalificato per sei mesi perché ero troppo piccolo. Una regola di salvaguardia per i bambini vietava di giocare se non avevi quattordici anni. Io non li avevo ancora compiuti, ma l’allenatore mi ha fatto giocare lo stesso nel campionato giovanissimi. Ho segnato Per due milioni di lire. Il presidente della Kennedy diede a mia madre e mio padre duecentomila lire". 
 
ALLENATORE - "Più importante? Mazzone, con il suo comportamento mi ha messo in testa che potevo fare il professionista. Io avevo 17 anni, mi allenavo con la Primavera, andavo la domenica in ritiro con la prima squadra e lui durante la settimana mi allenava, mi educava sulle piccole cose, nei particolari. Mi faceva capire che ero bravo. Lì ho pensato di poter stare in Serie A. L'allenatore che mi ha dato la maglia da titolare e mi ha spostato dall'ala è stato Burgnich. Lui mi volle in ritiro e poi al presidente disse: 'No, questo ragazzo non si muove da qua'. Feci 27 partite da titolare a 18 anni".
 
ZICO - "Se io avessi fatto l'allenatore e avessi dovuto scegliere il calciatore per cui fare folli, sarebbe stato per Zico. Era un compromesso straordinario tra mentalità vincente, senso di squadra e coscienza del valore collettivo. Poi incontrarlo a 20 anni è stato fondamentale anche per la mentalità di chi, come me, ambiva a migliorare. Zico era straordinariamente tecnico e di classe, bello da vedere, ma aveva una praticità e una concretezza pazzesca nel gioco".
 
JUVENTUS - "Questa è una storia... Viola decise di fare follie per portarmi alla Roma. Alla seconda partita dell'ultimo campionato con l'Udinese, a settembre, mi invita a casa sua a pranzo e mi fa firmare un contratto su un foglio. Lui mette il timbro della Roma e io metto la mia firma. Però ancora non c'era la possibilità per il giocatore di decidere, sceglieva la società. E c'era la firma contestuale. A dicembre mi chiama il presidente dell'Udinese e mi dice: 'Tu mi dici della Roma continuamente, ma io ti ho venduto alla Juventus. Rifiutamela'. Io gli dico: 'No, mi faccia parlare con la Juve e vediamo'. Vado a Grado in un appartamento umido, una cosa bruttissima, arriva Boniperti, si siede, mi presenta un contratto e mi fa: 'Non ci rompere le balle, vieni alla Juve e lascia stare la Roma'. Mi mostra l'accordo con l'Udinese, avevo 22 anni. Mi accontentò sulla parte economica e io dissi va bene. Dopo una settimana Viole me ne disse di ogni, io risposi: 'Ne parli con il presidente dell'Udinese, è lui che mi ha venduto, io non posso rifiutare la Juve'".
 
PLATINI - "Intelligenza applicata la calci. Era straordinario per scelte fatte durante le partite e per come amministrava il tempo con i compagni, insieme ad allenatore e presidente. Era una lezione guardarlo, e io stavo molto attento, perchè lì si imparava molto. Ho appreso molto da Scire e Cabrini: poche parole, comportamenti mai sbagliati, sempre nell'interesse del gruppo, mai personale. Platini si allenava con le pantofole? Non aveva bisogno di allenarsi. Anche se poi era una persona seria e non uno scansafatiche. Spesso arrivava ad allenamento sporco di terra rossa perchè aveva appena finito di giocare a tennis. Però serietà assoluta, ma un problema, mai un allenamento saltato, mai un orario sbagliato, un grandissimo professionista". 
 
MARADONA - "Maradona è il calcio, la rappresentazione del calcio. Qualsiasi cosa facesse e dicesse. Grande intelligenza, ma grandi difficoltà. La qualità migliore in campo era la generosità, era sempre a disposizione nelle difficoltà. Mai parole di troppo, mai scaricare le responsabilità su un compagno. Sempre positivo con tutti. E' sempre stato questo, poi con le difficoltà che ha avuto ha portato un sacco di problemi di complessa gestione della squadra. Diego non era libero di vivere la sua vita Pieno di fantasmi, demoni, e infatti si è avvicinato a quelle cose che mascherano i problemi. Questo lo ha danneggiato, senza avrebbe reso ancora di più.  Un episodio? Gli dicevo: 'Diego devo andare a dormire che domani c'è allenamento'. Lui mi rispondeva: 'Vai pure, io domani non vengo'. Al campo in due anni l'avrò visto 20 volte. Ma era Maradona, talento puro. Un altro ricordo fu il suo matrimonio a Buenos Aires, tre giorni straordinari. C'era un Jumbo da Napoli per gli amici. Diego trasformò quel giorno nella festa per gli amici: dovevano essere tutti felici. Io mi ricordo che appena arrivai in camera trovai una ragazza con due occhioni azzurri ad aspettarmi, capelli biondi che mi disse: 'Diego mi ha detto che sono a tua disposizione, per farti girare la città e vedere le cose che ti piacciono. Mi ha detto di farti felice'. Io ho pensato che non ci fosse nulla di meglio. Questo è quanto Diego amava il prossimo".
 
PALANCA - "L'ho vissuto da idolo. Ha fatto gol paragonabili a quelli di Maradona. Ma giocava bene solo a Catanzaro, dove erano le sue origini. Ma il suo piede sinistro...".
 
DONNARUMMA - "Si chiede ad un giocatore di essere bandiera, quando poi c'è una proprietà cinese, Fassone ha girato 4 squadre e legittimamente ora è manager del Milan, Mirabelli non credo avesse il Milan nel suo cuore... E tutti se la prendono con Donnarumma. Perchè il calciatore non può fare il professionista come gli altri? Gli altri sono dei professionisti al servizio del Milan e Donnarumma sta cercando di fare il suo interesse. Non mi sembra sbagliato".
 
IL CIMELIO - "La maglietta che mi porterei su un’isola deserta? Juve-Real Madrid. Vinta 1-0 in casa e poi persa ai rigor. Prima di tutto per l'avversario. Io una squadra più forte di quella non l'ho mai incontrata. Su quella partita c'è un aneddoto divertente. Il giorno dopo venne l'Avvocato negli spogliatoi per farci i complimenti e mi disse: 'Mauro, non pensavo che lei potesse giocare così bene'. Io gli risposi: 'Avvocato tutti possiamo sbagliare'. Lui rise e mi diede un buffetto".