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Come già si fece a ottobre in occasione della sosta di campionato per l’attività delle nazionali, passiamo al setaccio l’incidenza del mercato estivo sulla stagione delle squadre di A. Chi e quanto è stato impiegato? E davvero tutti gli investimenti sono valsi la pena? Riguardo ai criteri metodologici usati, rimando al primo articolo di quella serie (LEGGI QUI). Si può dunque passare al primo blocco di squadre.

ATALANTA – Conferma la tendenza fatta intravedere fino alla pausa di ottobre, quando l’analisi era stata condotta sulle prime sette giornate di campionato: pochi innesti e ben mirati, anche se non manca il nuovo acquisto che delude le aspettative. Spicca l’olandese De Roon: 17 partite su 17, di cui 13 intere e 16 da titolare. Per lui i minuti giocati sono 1407 su 1530. Dietro di lui si piazzano Paletta e Kurtic: 14 partite a testa, ma con trend diversi che vengono rimarcati anche dal numero di minuti all’attivo. Paletta è arrivato a campionato iniziato, e deve anche saltare una partita per espulsione. Ma per il resto gioca tutte le gare da titolare, e quasi tutte per intero tranne quella in cui si vede esibire il cartellino rosso (a Firenze): per lui i minuti di gioco sono 1175. Numeri di minor qualità quelli di Kurtic, che nonostante la medesima quota di partite gioca 963 minuti e viene sottoposto a maggior rotazione da Reja, benché l’allenatore avesse individuato all’inizio un asse portante di centrocampo fra lui e De Roon. Dietro questo terzetto, il vuoto o quasi. Il quarto in graduatoria è Toloi con 8 partite, e il suo è un caso in cui i numeri non vanno soltanto contati ma anche pesati. Come Paletta, Toloi giunge in nerazzurro a campionato iniziato, e tutto lascia pensare che lui e l’argentino italianizzato siano i prescelti per costituire la coppia centrale di difesa, allo stesso modo in cui De Roon e Kurtic sembrano i prescelti come coppia di metà campo. Poi però le cose cambiano. Alla quinta partita consecutiva da titolare, Toloi viene espulso nella gara contro la Juventus. E dopo la giornata di squalifica, mandato in campo a inizio ripresa, compie il grave errore che spiana la strada al Bologna nella gara del Dall’Ara. Da quel momento in poi gioca un’altra sola partita da titolare, per un totale di 575 minuti. I numeri vanno pesati anche nel caso di Brivio. Che non mette piede in campo nelle prime 12 partite, ma poi subentra al 55’ di Atalanta-Torino e dalla partita successiva all’Olimpico contro la Roma diventa titolare fisso. I suoi numeri dicono di 5 partite e 395 minuti. Si può stendere un velo pietoso su Monachello, calciatore di proprietà del Monaco (!): per lui 3 spezzoni e complessivi 59 minuti. Con zero presenze abbiamo i portieri di riserva Bassi e Radunovic, il centrocampista Andrea Conti tornato dal prestito al Lanciano e Emanuele Suagher, rientrato dalla stagione al Carpi dove aveva subìto un grave infortunio. A proposito di quest’ultimo, va segnalata un dato: nelle ultime tre gare è andato in panchina. È già un passo avanti. Nel complesso, la squadra bergamasca ha concesso ai nuovi 61 utilizzi sui 238 complessivi, il 25,6%. I minuti giocati dai nuovi sono 4574 su 16830, corrispondenti al 27,1%.

BOLOGNA - Assieme al Carpi è la squadra più rinnovata, dunque era scontato che i rossoblù fossero in cima alle classifiche d’impiego dei nuovi. Ciò non toglie che i dati siano abnormi, e che all’elogio per alcune scommesse vinte vada associata la stigmatizzazione per le solite corvinate. Passiamo subito alle cifre, ché altrimenti a far filosofia si tira tardi. In testa alla classifica di utilizzo troviamo ben quattro nuovi arrivi, con 16 partite a testa. Quello con più minuti è Rossettini (1392), seguito da Destro (1232), Diawara (1208) e Mounier (1088). Sui primi due devo ammettere degli errori di valutazione per avere giudicato negativamente (sia pur per motivi diversi) il loro acquisto. Fin qui hanno risposto molto bene, e il discorso vale in particolare per Destro il cui inizio non era stato incoraggiante. Diawara è la grande rivelazione. Portato in Italia da un talent scout specialista di calcio africano e vicino a Pini Zahavi, Robert Visan, il ragazzo è a Bologna di passaggio. Senza l’espulsione a Marassi contro il Genoa, provocata dall’aver risposto a insulti razzisti provenienti dagli spalti, Diawara sarebbe stato sempre presente. Chi ha sfiorato di essere non soltanto sempre presente, ma anche totalista (termine gergale con cui i portoghesi definiscono chi ha giocato per intero tutte le partite di campionato) è il portiere Mirante. Che invece a causa di un infortunio alla vigilia della gara contro il Carpi ha dovuto saltare due partite. Per lui, 15 gare e 1350 minuti giocati. Con 15 gare si segnala anche Brienza (980 minuti), seguono Rizzo (13 gare, 889 minuti), Taider (112 gare, 782 minuti), e Donsah, che a causa di problemi fisici ha giocato solo 9 gare per complessivi 724 minuti. E da qui in poi cominciano le corvinate. Con 9 partite e 516 minuti troviamo Pulgar, “talento” cileno strappato da Corvino all’agguerrita concorrenza di nessuno: gioca le prime 7 di fila, e poi 2 spezzoni insignificanti (per 19 minuti complessivi) nelle restanti 10. Con 8 presenze si segnala Giaccherini. Che quando è in campo è spesso decisivo, ci mancherebbe altro. Il problema è: quando è in campo? Che fosse reduce da infortuni si sapeva. E infatti in mezza stagione ha già collezionato tre stop per cause muscolari. Due a partita in corso, le prime due giocate contro Sampdoria e Udinese. Per lui il saldo è di 8 partite e 525 minuti. Stessa cifra di partite per Filippo Falco, un caso incommentabile. Proveniente dal Lecce (e già…), in 8 partite ha cumulato 184 minuti. Seguono Brighi con 6 partite e 333 minuti, Crisetig con 4 partite e 264 minuti e gli X File: Crimi, 45 minuti alla prima contro la Lazio e poi sparito, Krafth, 41 minuti contro il Carpi e poi messo fuori causa da un leggero infortunio che qualcuno deve aver benedetto. Con zero presenze il portiere di riserva Stojanovic, e Krivicic, mai convocato. Per quanto riguarda le cifre totali, gli impieghi di nuovi arrivi sono stati 174 su 238, per una percentuale che tocca un abnorme 73,1%. La cifra diminuisce guardando ai minuti giocati: 10989 su 16830, il 65,2%.

JUVENTUS - Da una Triade all’altra. C’era quella dirigenziale dell’era pre-Calciopoli, e c’è stata quella dei Dioscuri andati via in occasione dell’ultimo calciomercato: Pirlo, Vidal e Tevez. La loro partenza è stata indicata come la causa dello stentato avvio bianconero in campionato. Ma poi è arrivata la risalita, e questa è avvenuta nel segno di un’altra Triade costituita dai nuovi arrivi estivi: Dybala, Mandzukic e Cuadrado. L’argentino ha giocato 16 partite su 17 in campionato (1106 minuti giocati), e questa è la sola risposta che Allegri debba dare allo sproloquiante Zamparini, che a più riprese ha accusato il tecnico livornese di non usare adeguatamente l’ex rosanero. Il croato e colombiano seguono con 14 partite a testa. Il primo ha giocato 905 minuti, è in crescendo, e vede il suo score penalizzato dall’infortunio di settembre che lo ha messo fuori causa per tre partite. Il secondo ha totalizzato 865 minuti, e al contrario di Mandzukic vede calare il proprio utilizzo dopo la gara di Reggio Emilia contro il Sassuolo, che per la stagione bianconera ha segnato uno spartiacque. Dietro di loro c’è uno stacco netto, che rappresenta bene la parsimonia di Allegri nell’inserire i nuovi arrivi. In quarta posizione si piazzano due giocatori che insieme mettono il numero di gare giocate da Dybala: 8 a testa. Uno è Alex Sandro, che più di tutti sta scontando il conservatorismo dell’allenatore: per lui soltanto 394 minuti. Stesso numero di partite e 4 minuti in meno per Hernanes, che però dopo l’espulsione in Champions contro il Borussia Mönchengladbach sembra essere caduto in bassa fortuna. A 7 gare troviamo Khedira e Zaza. Per Khedira vale il discorso fatto su Giaccherini nel paragrafo sul Bologna. Quando è in campo fa sentire la differenza; il problema è avercelo, in campo. Per lui i minuti giocati sono 565. Esiguo il numero di minuti di Zaza, che certo si aspettava qualcosa di più: 286. Seguono Lemina, rivelazione d’inizio stagione con 5 gare e 364 minuti, Neto con 1 partita e 90 minuti, Rugani con 1 gara e 33 minuti, e infine i 9 minuti di Isla, che rientrato dal QPR ha fatto in tempo a giocare uno spezzone alla prima contro l’Udinese prima di essere ceduto al Marsiglia. I totali parlano di 82 impieghi su 237 (Allegri ha operato soltanto 2 sostituzioni nella gara contro l’Inter), che corrispondono al 34,5%. Quanto ai minuti giocati, sono 5007 su 16830, il 29,7%. Come per tutti gli altri club impegnati in Europa, bisogna aggiungere ai conteggi sulla Juventus gli impegni di Coppa. In Champions vengono confermate le cifre di Dybala e Cuadrado, sempre presenti: 6 gare a testa, per un numero di minuti che è rispettivamente 346 e 289. Dietro di loro, a sorpresa, Alex Sandro: 4 gare e 272 minuti. Con 3 partite troviamo Hernanes (233 minuti) e Mandzukic (203 minuti). Khedira e Zaza sono alla pari anche qui: 2 partite a testa, con 166 e 30 minuti. Briciole di Champions per Lemina (3 minuti) e Rugani (2 minuti). Le cifre totali parlano di 28 utilizzi su 84, 33,33%: un terzo esatto. I minuti giocati dai nuovi sono 1544 su 5940, il 25,9%.

UDINESE -  Un mercato che è un segno dei tempi che cambiano. Per la famiglia Pozzo la principale provincia dell’impero si trova adesso in Inghilterra, e valutando l’incidenza dei nuovi arrivi ciò si vede nettamente. Per un club che è sempre stato attivissimo sul mercato, i due simboli dell’ultima campagna trasferimenti rappresentano al meglio la nuova realtà cui i tifosi friulani devono far l’abitudine. Si tratta di Edenilson e Lodi. Il primo è un brasiliano di quelli che non ti rimangono negli occhi, un onesto mestierante di centrocampo che ha giocato tutte le 17 gare di campionato e cumulato 1407 minuti. Il secondo è arrivato a Udine da svincolato e a torneo abbondantemente iniziato (ha esordito alla sesta di campionato contro il Bologna) per tappare un’emergenza d’organico, ciò che in altri tempi dall’Udinese non ci si sarebbe mai aspettati. E nonostante sia giunto in condizioni del genere è diventato titolare fisso: 11 partite e 917 minuti. Fra Edenilson e Lodi si piazzano Iturra (15 partite e 920 minuti, soltanto 3 più di Lodi che ha giocato 4 partite in meno) e Adnan (14 partite e 886 minuti): due cursori come ne trovereste all’ingrosso in serie B. Segue il deludente Marquinho: 9 partite (e 422 minuti), di cui 8 disputate nelle prime 10 giornate, e poi soltanto uno spezzone di 39 minuti contro l’Inter nelle successive 7. Fa meglio di lui Felipe, che gioca una partita in meno ma cumula 586 minuti. Sfortunato Zapata, che gioca 6 delle prime 7 partite sommando 413 minuti, ma nell’ultima disputata si infortuna gravemente. Seguono Merkel (1 presenza, 58 minuti) e i tre con zero presenze: il portiere di riserva Romo, il recentemente arrivato Camigliano, e il mitico Emiliano Insua. Quest’ultimo è un classe 1991 (non più un ragazzino, dunque), e proviene dal Granada, altro club di famiglia. Non vede il campo nemmeno in una squadra così rassegnata alla propria modestia. Magari un giorno qualcuno spiegherà. Gli utilizzi dei nuovi sono 81 su 238, il 34% esatto. I minuti giocati sono 5615 su 16830, il 33,3%.
VERONA - Volete scrivere il Manuale del Disastro di Calciomercato? Andate a Verona, troverete di che scialare. Come nel caso dell’Udinese, è possibile indicare due calciatori simbolo della campagna acquisti estiva: Souprayen e Siligardi, in cima alla lista delle presenze con 15 gare a testa. Il primo viene dalla B francese, e fa quello che può. I suoi 1258 minuti spiccano sia perché contribuiscono alla modestia generale di una squadra meritatamente ultima in classifica, sia perché sono clamorosamente sproporzionati rispetto alla quota di tempo giocato da Siligardi, giunto in estate dal Livorno: 649. Il caso di Siligardi è statisticamente bizzarro: quasi sempre presente, ma quasi mai da titolare. Una somma di spezzoni di partite. La prima intera la gioca con l’arrivo in panchina di Del Neri. Che chissà cosa ci vede e lo conferma titolare per le successive due gare della sua gestione, senza però farlo arrivare fino in fondo. In tutto ciò per Siligardi, che di mestiere sarebbe attaccante, di centrare la porta non se parla nemmeno. Dietro i due simboli della stagione veronese si piazza Pazzini, che potrebbe benissimo essere il terzo simbolo: 12 partite, e solo 585 minuti, per un calciatore a cui è stato fatto firmare un quadriennale. Complimenti e auguri a tutti. Va a finire che il giovane Viviani, scuola Roma, con le sue 10 partite mette insieme più minuti di Siligardi e Pazzini: 859. Un infortunio gli ha impedito di raggiungere cifre più elevate. Si va a scendere con le 9 gare di Bianchetti (521 minuti), e le 8 di Helander (494 minuti). Sulle loro qualità tecniche vale il discorso fatto per Iturra e Adnan dell’Udinese. Con 6 gare soli 174 minuti c’è il logoro Matuzalem. Segue con 5 gare Wszolek, un altro sul quale Del Neri si è fissato: con Mandorlini aveva giocato solo due spezzoni, col nuovo allenatore le ha disputate tutte e tre da titolare, l’ultima contro il Sassuolo per intero. Per lui 282 minuti giocati. Chiudono la lista Zaccagni (3 partite e 49 minuti), Albertazzi (2 partite e 117 minuti) e il malinconico Romulo: 11 minuti alla prima giornata contro la Roma, poi due panchine e infine sparito. Chiudono la lista due X File. Il brasiliano Winck, che quando arrivò disse d’ispirarsi a Dani Alves, e il mitico Viterale, portato dallo sponsor Jetcoin  (LEGGI QUI). Il primo può vantarsi di essersi fatto 17 panchine con ammirevole applicazione. Il secondo, nemmeno quelle. Mai convocato. Gli utilizzi dei nuovi sono stati 86 su 237 (Del Neri ha utilizzato soltanto due cambi nell’ultima gara contro il Sassuolo), per un’incidenza del 36,2%. I minuti giocati dai nuovi sono stati 4994 su 16830, il 29,6%.

(1.    Continua)

@pippoevai