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  • 'Mi chiamo Francesco Totti': il film d’autore che non ti aspetti

    'Mi chiamo Francesco Totti': il film d’autore che non ti aspetti

    • Marco Bernardini
      Marco Bernardini
    E’ davvero molto raro che il calcio, raccontato in versione cinematografica, sia in grado di ispirare opere destinate a durare nel tempo grazie al loro valore artistico. Il solo film che, fino a ieri, mi veniva in mente degno di una classificazione 'd’autore' era quello realizzato dodici anni fa dal regista Emir Kusturica sulla vita e la figura di Diego Maradona. Del resto era facile poter intuire a priori che l’unione tra un bravo autore e un personaggio speciale avrebbe prodotto un capolavoro. Ebbene, la sensazione di aver assistito ad un secondo e piccolo miracolo cinematografico è diventata certezza appena dopo la comparsa della dicitura ”fine” che ha chiuso per tradizione il film “Mi chiamo Francesco Totti” che, da ieri, è possibile vedere e apprezzare sul canale di Sky Cinema nella serie “premiere". Francamente mi ero apprestato alla visione con sospetti e diffidenza. In troppi si erano esercitati nella narrazione di campioni del calcio con risultati mediocri, Persino il bravo Sandro Ciotti con il suo “Cruijff, il profeta de gol” non era andato oltre un’opera didascalica da documentario. Il cinema è un’altra cosa. 

    Il cinema, inteso come opera dell’ingegno, è certamente quello che è riuscito a realizzare Alex Infascelli regista e sceneggiatore del film che racconta tutto sull’ex leggendario capitano della Roma e sulle sue imprese non soltanto calcistiche.  Novanta minuti, il tempo di una partita, che scorrono via in maniera naturale e che catturano l’attenzione dello spettatore facendolo transitare attraverso tutta una serie di autentiche emozioni come sempre dovrebbe fare il cinema. Un’opera non soltanto per appassionati e tifosi di parte ma assolutamente per tutti coloro che amano le cose belle.

    Totti ovviamente è il protagonista assoluto della pellicola e sua è la voce che sottolinealo sviluppo dell’intera narrazione. Ma è soprattutto Francesco, bambino e ragazzo e uomo, a prevalere persino sull’intera storia sportiva offrendo al film significati più profondi e addirittura inaspettati. Felicità, ansie, dolori, piccoli sentimenti antichi, esagerazioni da guascone, squarci di vita reale e popolare, punte di commozione persino. Tutto questo in un contenitore impreziosito da una regia che, talvolta, sa offrire pennellate artistiche alla Paolo Sorrentino e scene che hanno ben poco di documentaristico ma molto di cinema d’autore.

    E’ bello poter rivedere all’opera, attraverso filmati che sembrano frutto di un lavoro realizzato sul set, i personaggi che hanno accompagnato il capitano nella sua vita di giallorosso per sempre. Nel bene come nel male. Da Mazzone e Zeman, padri adottivi di Francesco, sino al suo nemico numero uno ovvero il tecnico Spalletti la cui figura ”umana” esce devastata dal racconto-verità senza veli. Toccante e da brividi è il finale con la scena dell’addio al calcio segnata dalle lacrime del capitano e da quelle della gente dell’Olimpico che lo acclama. Significativa il fermo immagine conclusivo con Il capitano di oggi e un bambino davanti lui a significare che la storia si è soltanto interrotta, ma non finirà mai.

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