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'Cosa me ne faccio di lui? Il solo attaccante che considero tale è Riganò'. Emiliano Mondonico non è tecnico da giri di parole, e quando il 28 luglio di sette anni fa, nella stanza adibita al consumo dei pasti della sua Fiorentina, si vede presentare da Fabrizio Lucchesi il neo acquisto Javier Portillo, arrivato dal Real Madrid, fa capire che la sua idea di squadra è diversa da quella della società, segnando il preludio per il divorzio che arriverà pochi mesi dopo. E pensare che per l'oggi 29enne attaccante dell'Hercules l'allora d.g. viola, per convincere l'intermediario Ernesto Bronzetti, aveva offerto anche un paio di scarpe, rigorosamente del marchio aziendale dei fratelli Della Valle. Una trattativa lunga ed estenuante per Lucchesi, convinto di consegnare un pezzo pregiato ai tifosi viola e a Mondonico. Quest'ultimo invece non festeggiò affatto l'arrivo di Portillo, come invece aveva fatto con i giornalisti dopo l'allenamento mattutino di quel 28 luglio 2004, presso il centro sportivo di Vigo di Fassa, per ricordare la promozione ottenuta in serie A ai danni del Perugia poche settimane prima.

Portillo consumò la sua esperienza in viola nel giro di cinque mesi, con undici presenze in serie A ed un solo gol. Molto più breve l'avventura di Mondonico a Firenze, che in un freddo pomeriggio di fine ottobre, stanco di essere insultato dai tifosi viola, a Udine, per il mancato ingresso dello stesso Portillo - cui il tecnico gigliato preferiva non solo Riganò ma anche Fantini - rassegnò le dimissioni, accettate dai vertici della Fiorentina, i quali assegnarono la panchina prima a Buso e poi a Dino Zoff, in una stagione rimasta famosa per essere finita al centro dell'inchiesta di Calciopoli. Quando Portillo, per i tifosi viola, era già un ricordo, rimasto opaco.