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    Mihajlovic: 'Inter più forte del Milan, c'è poco da dire. Stella Rossa? La tifo, è la mia squadra del cuore'

    Mihajlovic: 'Inter più forte del Milan, c'è poco da dire. Stella Rossa? La tifo, è la mia squadra del cuore'

    Ieri, lunedì 22 febbraio 2021, all’interno del programma “Tiki Taka – La Repubblica del pallone”, il talk show sportivo condotto da Piero Chiambretti in onda in seconda serata su Italia 1, è intervenuto l’allenatore del Bologna Sinisa Mihajlovic.

    Sul derby vinto dall’Inter: “Ho visto la partita e l’ha vinta l’Inter perché è più forte. C’è poco da dire. Ibrahimovic non ha segnato ma ha fatto quello che doveva fare”.

    Sulla favorita per lo Scudetto: “Il discorso non è chiuso ma la squadra più accreditata per vincerlo è sicuramente l’Inter”.

    Sulle differenze tra il suo Milan e questo di Pioli: “Zlatan Ibrahimovic”.

    Su dove sarebbe il Bologna se avesse acquistato Ibrahimovic: “Se avessimo preso Ibra in questo momento saremmo in zona Europa League”.

    Se un suo giocatore andasse una settimana a Sanremo come farà Ibra: “Ma se Ibra fa quello che deve fare in campo e si allena come deve fare un professionista (come sono certo farà) poi nella vita privata è libero di fare quello che vuole. Sacchi dice che non dovrebbe andare, io non potrei mai andare contro di lui perché lo stimo molto ma i tempi sono cambiati rispetto a quando allenava. Oggi i giovani forse hanno meno passione ma sono più professionali”.

    Sul suo soprannome ‘Sergente di ferro’: “Non è vero che lo sono. Mi piacciono le regole perché ho giocato una Nazionale in cui non c’era disciplina e non abbiamo vinto niente, nonostante singolarmente fossimo molto forti. Quindi io pretendo disciplina sia nel calcio che in famiglia. Sembro duro perché la mia cultura dell’est è così ma non sono un sergente di ferro”.

    Sulla Lazio che non l’ha mai cercato: “Non è così. Lotito Mi ha chiamato tanti anni fa, prima che andassi alla Fiorentina. Non è andata a buon fine perché non ci siamo trovati”.

    Sul suo futuro a Bologna: “A Bologna sto bene, sono una persona ambiziosa e mi piacerebbe fare qualcosa di importante, che si può fare anche qui. Bisogna vedere se si ha la voglia di investire”.

    Sul rapporto con Roberto Mancini: “Se faccio questo mestiere lo devo a Mancini. Siamo stati compagni di squadra alla Samp e alla Lazio e poi ho fatto il suo vice all’Inter. E all’epoca era più difficile fare il secondo allenatore in quell’Inter con quei personaggi che il primo allenatore in una squadra di metà classifica. Ho imparato tantissime cose da lui”.

    Sulle possibilità dell’Italia di vincere l’Europeo: “Non ho la palla di vetro ma me lo auguro. Visto che non ci sarà la Serbia farò il tifo per l’Italia e anche un po’ per la Croazia”.

    Sul suo modo di allenare: “Faccio il mio lavoro con passione e cerco di dare sempre il massimo. Mi piace quello che faccio, spesso mi arrabbio, spesso i ragazzi mi danno soddisfazione ma sono una persona normale”.

    Sulla malattia che fortunatamente ha superato: “Mi ha cambiato la vita perché quando stai in ospedale per tanto tempo pensi a delle cose che ritenevi scontate e che invece non lo sono più, come una semplice boccata d’aria fresca. Poi quando superi la malattia ti godi molto di più tutte le piccole cose e ogni momento della vita. Non do più nulla per scontato”.

    Su un consiglio da dare a Simone Inzaghi per battere il Bayern Monaco: “Io vorrei saper come si batte la Lazio, non il Bayern. A quello ci dovrà pensare Inzaghi”.

    Sulla Stella Rossa, prossimo avversario del Milan in Europa League: “È la mia squadra del cuore e la tiferò. Poi sulla panchina c’è Stankovic che è un mio fratellino ma la qualificazione la vedo complicata”.

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