Perché il Milan ha acquistato il titolo del Brescia femminile, ma ha deciso di non partecipare alla Champions League della prossima stagione che la squadra lombarda aveva meritato sul campo, arrivando seconda in campionato? Il motivo è molto semplice, anche se nessuno finora si è premurato di spiegarlo in modo chiaro. Ci (ri)provo partendo da un dato. All’Uefa è depositata la matricola del Brescia, non quella del Milan, almeno a livello femminile. Dunque, per annettersi il diritto alla Champions, la società rossonera non si sarebbe dovuta limitare ad acquisire il titolo sportivo, cioé quello le permette di partecipare alla prossima serie A, ma la maggioranza stessa della società bresciana (dal 51 per cento in sù). Per far capire che nel connubio c’entrava anche il Milan, sarebbe stato poi utile chiamare il club Brescia/Milan (un po’ come avviene per Mozzanica/Atalanta o Valpolicella/Chievo), ma l’Uefa pretendeva che si giocasse a Brescia e, probabilmente, anche se non è stato confermato, con le maglie delle rondinelle.

Ora è chiaro che un club come il Milan non può accettare di entrare in Europa - dove già forse non sarà rappresentato dai maschi - come se fosse la succursale di un’altra società. Per carità, il Brescia ha meritato la qualificazione e aveva tutto il diritto di giocare la competizione. Tuttavia, nel momento in cui  c’è un passaggio di proprietà e non di matricola (non è possibile), il diritto viene meno e a subentrare è la squadra finita al terzo posto in campionato. Il caso vuole che Fiorentina Tavagnacco abbiano chiuso a pari punti. Perciò sarà necessario uno spareggio (in programma sabato 16 giugno a Abano Terme) per stabilire quale sarà il club che sostituirà il Brescia, nel frattempo diventato Milan.

Altra considerazione. Qualcuno dà per scontato che l’intera rosa delle giocatrici del Brescia traslochi al Milan. Nulla di più fuorviante. Attualmente tutte le giocatrici delle rondinelle sono svincolate e sono sul mercato. Nulla vieta a ciascuna di esse di ascolatre e/o accettare proposte che arrivino dal resto della serie A. Forse i club più interessati a fare la spesa tra le bresciane sono la Juventus e la Fiorentina, a maggior ragione se le società viola si qualificasse per la Champions. I dirigenti del Milan, dunque, non possono perdere tempo. Anzi, devono fare in fretta a tesserare le ragazze italiane, fiondarsi sul mercato per le straniere (almeno quattro) e affidarsi ad uno staff tecnico di valore. Carolina Morace, ex c.t. dell’Italia e del Canada che qualificò ai Mondiali, è rientrata in Italia dopo l’esperienza con la nazionale di Trinidad e Tobago. E’ un nome di prestigio che, secondo me, merita di essere vagliato. Da non trascurare nemmeno Manuela Tesse, sarda, assistente della Morace e per un periodo anche della Nazionale azzurra. Inarrivabile - almeno per quel che vale la mia opinione - Patrizia Panico che ha cominciato da un paio d’anni un percorso di allenatrice con le squadre azzurre giovanili dei maschi.

Due parole di conforto e di speranza per Chiara Marchitelli portiere del Brescia e della Nazionale. A pochi giorni dalla decisiva gara con il Portogallo, a Firenze, che ha sancito la qualificazione al Mondiale, Marchitelli si è rotta il tendine d’Achille in allenamento. Non solo è saltata la sua sicura presenza con il Portogallo, ma c’è il rischio concreto che resti senza squadra almeno fino a guarigione avvenuta. Sarebbe una disdetta e sarebbe anche un’ingiustizia. Chiara è, insieme a Giuliani, il miglior portiere italiano e, prima dell’infortunio, era stata oggetto del desiderio di molti club, alcuni di primissima fascia. Sarebbe bene che qualcuno la prenotasse fin da ora (il rientro è previsto a dicembre), non per fare un’opera buona (Chiara è una dura e non ha bisogno di aiuto), ma per realizzare un affare tecnico-agonistico. Nel frattempo, visto che ne ha passate tante, forza Marchitelli!  

Si sa che il nuovo Milan femminile si allenerà al Vismara, dove sono concentrate tutte le squadre giovanili, e giocherà le gare di campionato sul campo della Primavera rossonera. Certo, non è Vinovo, ma il segnale che il calcio delle donne, al Milan come altrove, non è inferiore a nessuno.