59
Credo di non aver mai risparmiato e di non risparmiare critiche legittime e doverose ai dirigenti del Milan che in questi anni stanno acuendo la crisi tecnica e il dissesto finanziario cominciati nell'ultimo periodo "berlusconiano" e conclamatisi con Fassone e Yonghong Li. Non ho mai smesso e non smetterò di sottolineare prese in giro comunicative e storture gestionali che si perpetuano dentro e fuori dal campo. 

Per esempio oggi mi ha fatto sorridere il nuovo responsabile commerciale che ha dichiarato: "Per crescere dobbiamo aumentare i ricavi da sponsorship". Ma va? Davvero? Sarebbe come leggere di un attaccante che dice: "Per vincere dobbiamo fare gol". Peccato che questa cosa dei ricavi la ripetano da 4 anni e che puntualmente ogni anno i ricavi diminuiscano e il fatturato si contragga in netta controtendenza con il calcio europeo e italiano, mentre il "rosso" è sempre più profondo. 

Premesso tutto ciò, questa volta vorrei rivolgere un enorme complimento ai dirigenti del Milan che hanno votato "NO" alla più triste, meschina e antisportiva idea che la Lega Calcio potesse partorire. L'ipotesi di "bloccare" le retrocessioni dalla Serie A è la definitiva morte del calcio inteso come sport. Purtroppo, dopo aver duramente criticato il governo, il ministro dello Sport e il Coni che osteggiavano la ripresa del campionato, dopo aver criticato l'attendismo politico della Federcalcio e dopo aver sostenuto le ragioni della Lega, dobbiamo riconoscere che la proposta più aberrante di tutto quello che è scaturito dagli effetti della pandemia sul calcio sia arrivata proprio dalla Confindustria del pallone. 
L'effetto è ancora più devastante se si ipotizza che alcuni presidenti non volessero terminare il campionato proprio per evitare il rischio di retrocedere, non per tutelare la salute di sportivi, tifosi e lavoratori. In questo la Lega non ha potuto accontentarli perché interrompere il campionato avrebbe determinato perdite troppo ingenti, nonché dispendiose battaglie legali con sponsor e soprattutto tv. Ed è così che il voto di via Rosellini è stato unanime sulla ripresa del campionato. 

Il "voto di scambio" di riconoscenza nei confronti di quei presidenti non ha tardato ad arrivare e si è presentato quasi all'unanimità con l'approvazione di questa proposta di evitare le retrocessioni. Una proposta inaccettabile dal punto di vista sportivo, ma anche etico ed economico. Non a caso è arrivata subito la reazione di quelle società che hanno speso e lavorato per approdare alla Serie A. Solo 3 club di Serie A si sono astenuti dall'accodarsi a questa proposta, ma i proprietari di due di questi hanno interessi nelle serie cadette e quindi non sono del tutto disinteressati. Invece il Milan che ha votato NO senza condizionamenti e senza interessi merita un plauso. Incondizionato. Complimenti alla coerenza e al coraggio. 

Qualcuno potrebbe rilevare il fatto che vedere il Milan all'opposizione significa che il club rossonero conti ormai ben poco all'interno dei giochi di potere. Ma questo era ormai un dato di fatto e non avevamo bisogno di questo voto per averne la conferma. Anzi, stavolta possiamo dire di essere orgogliosi del fatto che i rossoneri si siano opposti a questa proposta che mina alla base la regolarità e lo spirito di competizione che dovrebbero dominare un campionato di calcio. Vittorie e sconfitte, scudetti e retrocessioni, coppe e promozioni costituiscono gli esiti inevitabili di un campionato, quelli per cui la gente gioisce, soffre, sogna e ha paura. Toglierli significa eliminare anche quel poco del calcio che è ancora legato alla sportività. E significa che ai presidenti del calcio italiano della gente interessa una sola cosa: i soldi. E' inquietante che 16 club su 20 in Serie A la pensino così.