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Tra stasera e domani andrà in scena l'ultimo atto di un triangolo che si ripresenta, puntuale, tutte le estati: Milan, Uefa e Fair play finanziario. L'esito, ormai, sembra essere scontato: i rossoneri non disputeranno la prossima Europa League, conquistata sul campo, chiudendo la stagione al quinto posto un punto dietro Inter e Atalanta, che invece giocheranno in Champions League. Come si è arrivati a questa punto? 

NESSUNA RINUNCIA - Nei mesi scorsi tanti sono stati i confronti tra la Uefa, gli avvocati del Milan e Ivan Gazidis, amministratore delegato rossonero che si è recato di persona a Nyon: in questi continui contatti, si è giunti a un punto d'incontro, facendo collimare le esigenze di entrambi. Non è giusto dire che il Milan ha rinunciato all'Europa (anche perché si perderebbe un posto per le italiane nelle coppe), è giusto dire che al Milan va bene così. Il motivo? Perché i rossoneri, dal canto loro, avrebbero un anno in più per raggiungere il pareggio di bilancio: non più 2021 come fissato dalla Camera giudicante, bensì 2022. 

DOPPIO TRIENNIO - La Uefa sta esaminando I due trienni del Milan 2014-17, 2015-18: per il primo la proprietà milanista ha fatto ricorso al Tas circa la sanzione da 12 milioni di euro e del raggiungimento della parità di bilancio nel 2021 pena l'esclusione dalle coppe. Per il secondo, il giudizio è stato sospeso attendendo il Tas. Ora, le ipotesi sono due: rinunciare al ricorso o arrivare a una sorta di accordo, spostando la scadenza al 2022, col Tas limitato a ratificare. Così, poi, la Camera giudicante per sanzionare il secondo triennio, '15-'18, sceglierebbe l'esclusione dalle coppe. Milan fuori dall'Europa, ma con più respiro per il pareggio di bilancio, così da evitare di cedere tutti i big.