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Fuori il Milan, fuori Gattuso. Se, come temevo, all’allenatore rossonero non sarebbe bastato il quarto posto per salvare la panchina (Elliott se l’è ritrovato e mira a profili diversi), figurarsi il quinto, peraltro ad un punto da Atalanta e Inter, rispettivamente terza e quarta, peraltro vincendo sotto la pioggia incessante di Ferrara, peraltro provando sempre a giocare come altri hanno fatto poco o quasi mai.

Sessantotto punti non sono pochi, però il Milan paga la delusione post derby, perso da favorito, e l’appannamento successivo quando il calo di rendimento è stato tanto visibile quanto inspiegabile. 
Essere dalla parte di Gattuso, come sono sempre stato io, non basta per esigere la sua permanenza in panchina anche per l’anno prossimo. In un’annata complessivamente buona, nonostante una rosa ristretta e giocatori normali, c’è stato qualche preparazione approssimativa, una gestione dei giocatori non sempre all’altezza (e lo scontro verbale tra Biglia e Kessie, come la ribellione di Bakayoko, ne sono la testimonianza), insistenze prolungate su elementi non sempre in forma (Suso e, nonostante il primo gol realizzato alla Spal, anche Calhanoglu).

Insomma Rino ha fatto bene, ma non benissimo. Vero che la società non sempre l’ha tutelato e,  meno che mai, gli ha garantito sostegno, ma vero anche che l’allenatore ha sbagliato a offrirsi da  parafulmine per ogni sconfitta o situazione negativa. L’autocritica è sempre apprezzata, ma il calcio è un luogo dove pensano: “vedi, se ne è accorto anche lui”. Mai offrire il destro ai propri nemici, soprattutto se stanno in seno alla società.

Milan fuori, Gattuso fuori. Ma a Ferrara, sia la squadra che l’allenatore, sono stati compiutamente dentro la partita, da professionisti veri e seri, hanno dato fino all’ultima stilla di energia, sono andati avanti di due gol, si sono fatti raggiungere con due colpi di testa, hanno saputo riprendere la vittoria grazie ad un rigore solare per un fallo di Cionek su Piatek.

Kessie ha segnato sia dagli undici metri il gol del 3-2, sia il 2-0 che, dopo appena ventidue minuti,  sembrava aver chiuso la partita. Al 18’, infatti, ha aperto Calhanoglu, anche in questo caso su assist di Kessie, mentre la Spal stava a guardare e, dunque, autorizzava qualche pensiero malizioso.
Ma che sia stata partita vera l’ha testimoniato la rimonta attuata quando Donnarumma è uscito dal campo per un guaio ad un flessore (rischia la Nazionale) ed è stato sostituito da Reina che di parate ne ha fatta una (colpo di testa di Fares), per il resto ha raccolto solo palloni in fondo al sacco. Non che fosse colpa sua (sull’1-2 della Spal è Kessie che si fa anticipare da Vicari su punizione-cross di Murgia), anzi. Il problema del Milan è che ha concesso troppe palle per la testa degli avversari. I cross, soprattutto da destra verso sinistra (dove sul 2-2 ha dormito Suso), li hanno fatti prima Petagna e poi Cionek.

Raggiunto quando non era ancora il 10’ della ripresa, il Milan che doveva vincere a tutti i costi e sperare nel pari dell’Inter, ha rischiato di sfaldarsi, lasciando campo ad una Spal del tutto rinvigorita dal pareggio. A quel punto Gattuso, pur inserendo Cutrone per Abate, è passato al 4-4-2 con l’arretramento di Borini a esterno destro di difesa.

Il rigore non è venuto per il cambio di modulo, anche se è stato indicativo della volontà di non perdere la bussola, cioé l’equilibrio.

A meno di un quarto d’ora dalla fine, complice il pari dell’Empoli, il MIlan era in Champions  al posto dell’Inter, un verdetto meno clamoroso di quanto ci si sarebbe potuto aspettare alla vigilia. Purtroppo per i rossoneri, il gol di Nainggolan, proprio l’uomo voluto da Spalletti, ha lasciato la squadra di Gattuso ad un passo dalla competizione europea più importante.

Dire che il Milan dovrebbe continuare con Gattuso non è sbagliato, ma inutile. Ammesso e non concesso che Leonardo non avesse pensato al suo esonero durante la stagione, il risultato finale offre a Gazidis (che a sua volta costringerà Leonardo a dimettersi) l’opportunità di cambiare. Non so quanto di meglio il Milan troverà. L’asticella è a 68 punti e chi arriva dovrà superarla.  

IL TABELLINO 

Spal-Milan 2-3 (primo tempo 1-2)

Marcatori: 18' p.t. Calhanoglu (M), 23' p.t. Kessie (M), 28' p.t. Vicari (S), 8' s.t. Fares (S)

Assist: 18' p.t. Kessie (M), 23' p.t. Rodriguez (M), 28' p.t. Murgia (S), 8' s.t. Cionek (S)

Spal (3-5-2): Viviano; Cionek, Vicari, Bonifazi; Lazzari, Valoti, Murgia (dal 47' s.t. Simic), Kurtic, Fares; Antenucci, Petagna. All.: Semplici

Milan (4-3-3): Donnarumma (dal 22' p.t. Reina); Abate (18' s.t. Cutrone), Romagnoli, Musacchio, Rodriguez; Kessie, Bakayoko, Calhanoglu; Suso, Piatek, Borini (dal 35' s.t. Conti). All. Gattuso

Arbitro: Valeri di Roma

Ammoniti: 27' p.t. Abate, 36' p.t. Bonifazi (S), 20' s.t. Cionek (S), 36' s.t. Bakayoko (M)