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Undici acquisti, anzi undici “colpi” come vengono sempre definiti i giocatori presi per qualsiasi squadra. Il “mercato”, si sa, è fatto per sognare e così più cresce il numero di chi arriva e meglio è per tutti, anche se i conti poi si fanno alla fine. Undici acquisti, o “colpi”, sono quelli messi a segno dal Milan, che secondo l’opinione generale proprio per questo è più forte della stagione in cui era arrivato secondo in campionato, ma non era andato lontano in Europa League. Seguendo questa logica, Pioli sarà costretto a migliorare il rendimento della squadra, avvicinandosi allo scudetto o addirittura conquistandolo, senza dimenticare la nuova avventura in Champions League, in un girone però obiettivamente molto difficile, visto che gli avversari si chiamano Liverpool, Atletico Madrid e Porto.

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Ciò significa che le eventuali difficoltà, o peggio un passo indietro rispetto alla stagione scorsa, ricadrebbero sulle spalle dell’allenatore, che si è dichiarato soddisfatto dell’organico a sua disposizione. Pioli è il miglior aziendalista possibile e per evitare polemiche fa bene a non entrare in contrasto con il club, evitando le sparate del granata Juric. La realtà, però, ci sembra meno rosea, perché basta guardare le ipotesi di formazione dei rossoneri pubblicate da tutti i giornali per rendersi conto che, a parte la forzata sostituzione di Donnarumma con Maignan, comunque di livello inferiore rispetto a Gigio, l’unico nuovo acquisto titolare è Giroud. E’ lui, il vero e soprattutto unico valore aggiunto rispetto a un anno fa, quando il Milan in attacco dipendeva esclusivamente da Ibrahimovic e fino a gennaio non ha avuto una sua alternativa, tra l’altro rivelatasi inutile come Mandzukic. Una squadra che ha soltanto un nuovo titolare in più, tra l’altro di 35 anni (a fine mese), reduce da un campionato in panchina nel Chelsea, non può essere considerata più forte soltanto perché ha nuove alternative in panchina.
Rileggere, per credere, i nomi di Florenzi, Ballo Tourè, Bakayoko, Messias e Pellegri, uno collaudato come il neocampione d’Europa, uno già conosciuto come l’ex di ritorno Bakayoko, o classiche “scommesse”, come gli altri. Sembra un ristorante famoso che propone nuovi stuzzichini e contorni invitanti, senza però i piatti tipici del passato. Ben venga Giroud, quindi, nuova specialità della casa, ma nel resto del menu non figurano né un gran primo, né un gran secondo. Nessuna pasta particolare o una carne alla brace, ma tante insalatine, tutte buone per carità, comunque insufficienti per uscire soddisfatti dal ristorante. Sarebbe stato meglio cucinare un piatto forte, una certezza già apprezzata da tutti, invece di preparare tanti aperitivi mai provati prima.

Per essere chiari, De Paul in mezzo al campo e/o Vlahovic in attacco, due che hanno già dimostrato le loro qualità nel campionato italiano, sarebbero stati punti esclamativi e non interrogativi. Quelli sì colpi veri, anche senza contorni destinati alla panchina. Il tempo, come sempre, dirà se questi undici acquisti, tra i quali in realtà ci sono giocatori che già erano a disposizione di Pioli come Tomori, Tonali e Diaz, a parte Adli lasciato al Bordeaux, basteranno per rendere più forte il Milan. Intanto, però, il tempo, purtroppo già scaduto, ricorda una scomoda certezza: Donnarumma e Calhanoglu se ne sono andati a parametro zero. E se è vero che “non c’è due senza tre”, occhio alla pericolosa situazione che riguarda Kessie, in scadenza di contratto come i suoi vecchi compagni. Perché il campionato è già incominciato e dopo tante parole mancano ancora i fatti: cioè la firma del suo rinnovo.

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