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In attesa di sapere quanto potrà valere il primo punto in Champions sul campo del Salisburgo sappiamo già che Gerry Cardinale, il nuovo proprietario del Milan, ha intenzioni serie per il futuro del club. E dopo quattro anni di parsimoniosa gestione Elliott il fatto che si parli di programmi ambiziosi a livello sportivo, al di là del lodevole risanamento dei conti, è una bella notizia per i tifosi rossoneri più interessati, come tutti i tifosi del mondo, ai risultati del campo che a quelli del bilancio. Adesso, però, bisogna passare dalle parole ai fatti, dai proclami alla realtà. E allora proviamo ad anticipare quali dovrebbero essere i quattro punti cardinali di mister Cardinale per riportare in alto il Milan, non soltanto in Italia ma anche in Europa e nel mondo. 

CLUB PIU’ FORTE - Per arrivare al Nord di tutte le classifiche, non basta tenere i conti sotto controllo. Bisogna anche spendere per investire, pensando al presente oltre che al futuro. Un Milan forte deve avere giocatori forti, che siano certezze subito e non soltanto promesse, o peggio scommesse. Per migliorare la squadra che ha meritatamente vinto lo scudetto, le priorità sono due: rinforzare la fascia destra e cercare un goleador di sicuro affidamento, per motivi fisici e anagrafici oltre che tecnici. Per uno come Vlahovic, per esempio, valeva la pena fare uno strappo alla regola, come nelle diete, perché l’investimento poi sarebbe stato ripagato nel tempo. Un Milan più forte in campo, quindi, ma anche in società, perché sono importanti i rapporti con la Lega e la Federazione, per i quali occorre un dirigente esperto che parli italiano e conosca i meccanismi del nostro calcio. 

NUOVO STADIO - La passione dei tifosi milanisti, che non si scopre soltanto quando la squadra vince lo scudetto, deve far riflettere Cardinale che non a caso è rimasto affascinato dalla cornice di pubblico nel derby. Visto che il tempo passa e non è successo niente, Cardinale potrebbe e dovrebbe dare un segnale forte avallando il progetto di un nuovo stadio, non più condiviso con l’Inter, che diventi la vera casa del Milan, come fece nel 1926 l’allora presidente del Milan, Piero Pirelli, che volle costruire San Siro dove inizialmente giocavano soltanto i rossoneri appunto. Uno stadio per il Milan e soprattutto non con una capienza di 60-65mila posti ma almeno di 80mila, come San Siro appunto, perché in nessuna città europea è stato costruito uno stadio nuovo più piccolo dei precedenti, da Londra a Madrid. 
SETTORE GIOVANILE - L’idea del nuovo stadio per il Milan non deve far passare in secondo piano l’importanza della crescita dei giovani. Calabria e Tonali non possono rimanere gli ultimi reduci italiani della squadra, anche perché pensando alle liste da presentare all’Uefa per la Champions è importante inserire un certo numero di giocatori cresciuti in casa. I tempi in cui Baresi, Maldini, Costacurta, Galli, Evani erano il vanto del settore giovanile forse non torneranno più, ma ciò non significa che si debba trascurare il settore giovanile anche perché chi cresce nel Milan trasmette lo spirito di appartenenza ai nuovi compagni. 

LA VOCE DEL PADRONE - Il quarto punto cardinale si riferisce all’importanza della presenza del nuovo proprietario rossonero, che deve far sentire la voce del padrone da vicino e non per interposta persona. Deve essere Cardinale, quindi, come ha fatto subito dopo la sua investitura, a parlare alla squadra nei momenti importanti, con il carisma e la carica che non può avere Scaroni, anche se ufficialmente sarà ancora lui il presidente. E’ vero che Cardinale non abita in Italia e non parla italiano, ma siamo certi che una sua maggiore vicinanza ai giocatori potrà essere utile, facendolo apprezzare indirettamente anche dai tifosi che lo sentiranno uno di loro. La passione di Berlusconi e Galliani rimarrà unica, ma tra il loro presenzialismo a Milanello e San Siro e il recente distacco dei rappresentanti del fondo Elliott una via di mezzo sarebbe gradita e utile a tutti.