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    Milan, il problema ora è Ibrahimovic: gioca poco e guadagna tantissimo

    Milan, il problema ora è Ibrahimovic: gioca poco e guadagna tantissimo

    • Alberto Cerruti
      Alberto Cerruti
    Poteva andar peggio, se Maignan non avesse evitato lo 0-2 respingendo il rigore di Salah quando il Liverpool stava dominando. Ma poteva anche andar meglio, se lo stesso Maignan fosse riuscito a salvare il 2-2 negando la rete del successo a Henderson. Questa è la fredda analisi legata al risultato, che però nasconde altre verità da non sottovalutare in prospettiva, sia per la Champions, sia per il campionato che rimane il primo obiettivo della squadra di Pioli. Al di là delle qualità individuali, dello stesso Maignan, della grande coppia difensiva Kjaer e Tomori e di Kessie, e del carattere generale di una squadra che non si arrende mai, c’è infatti un problema che non è stato sciolto durante la campagna acquisti. Si tratta del problema legato alle condizioni fisiche, e quindi al rendimento, di Zlatan Ibrahimovic, che secondo le previsioni della settimana scorsa doveva giocare a Liverpool dove sarebbe stato molto utile, se non decisivo. Lo svedese, però, non è nemmeno partito per Liverpool, bloccato da nuovi guai a un tendine e non esiste ancora la certezza che possa rientrare domenica a Torino contro la Juventus. Proprio quella sera di quattro mesi fa, quando il Milan stravinse 3-0, Ibrahimovic finì in anticipo la sua stagione, poi salvata dalla doppietta di Kessie all’ultima giornata a Bergamo che consentì comunque alla squadra di arrivare seconda, tonando così in Champions dopo sette anni.

    I fatti, però, che sono l’unica cosa che conta, ricordano che la stagione scorsa Ibrahimovic ha giocato soltanto la metà delle gare di campionato, mentre quest’anno non ha ancora giocato dall’inizio nessuna delle quattro gare ufficiali, tre di campionato e la prima di Champions. E’ vero che ha subito segnato, appena entrato in campo domenica scorsa contro la Lazio, ma a parte il fatto che quel gol a porta vuota l’avrebbe segnato chiunque, e non è stato decisivo perché il Milan già vinceva 1-0, se questo è l’inizio, dopo tanti troppi guai fisici, è lecito chiedersi quanto potrà dare quest’anno Ibra al Milan. E soprattutto è lecito chiedersi perché la società che non ha voluto alzare l’asticella delle offerte a Donnarumma, Calhanoglu e ora a Kessie ha garantito 7 milioni e mezzo, sa pure con varie clausole allo svedese, tra l’altro prima ancora di sapere se il Milan si sarebbe qualificato per la Champions. Se davvero Ibrahimovic ama il Milan, avrebbe potuto accettare una riduzione dell’ingaggio come ha fatto Tonali, o come aveva fatto l’anno scorso Mandzukic quando per un infortunio non aveva potuto giocare nel primo mese. Invece lo svedese è stato strapagato come se fosse ancora un grande giocatore integro e quindi decisivo. Un errore che rischia di penalizzare il Milan in molte partite, perché Giroud che a fine mese compirà 35 anni non potrà giocare sempre, come in fondo si è appena visto in questo inizio di stagione. Con Ibrahimovic a mezzo servizio e Giroud come unica punta, sarebbe servita un’alternativa in più, un giovane pronto e non da aspettare come Pellegri che non gioca una gara ufficiale da febbraio e infatti non è stato inserito nella lista Uefa. Aggrapparsi alla duttilità tattica di Rebic non basta perché la differenza spesso la fanno proprio gli attaccanti e se ce ne sono pochi, anche di qualità ma over 30, si rischia di non vincere partite che si possono vincere come l’anno scorso a Manchester o di perderne altre che si possono pareggiate come ieri sera a Liverpool. Con la beffa finale di strapagare giocatori che non giocano.
       

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