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Quando arrivi a giocarti in 7 giorni tre partite che sono un doppio turno di Europa League contro il Manchester United e uno spareggio-Champions contro il Napoli devi avere una rosa completa e competitiva. Devi avere gran parte dei giocatori disponibili. Devi sperare che i tuoi avversari affrontino le partite nelle stesse condizioni psicologiche, fisiche e tecniche. E devi sperare che quando c’è un rigore, netto, te lo diano. Soprattutto in epoca di VAR.

Ebbene, al Milan di Pioli è successo il contrario di tutto questo. I rossoneri sono arrivati a questo ciclo di gare che valgono l’intera stagione con una rosa falcidiata dalle assenze che si moltiplicano partita dopo partita. Una rosa, peraltro, numericamente e tecnicamente inferiore ai propri competitors. Inter, Juve e Napoli devono affrontare una partita a settimana a differenza del Milan e, quando invece dovrebbero affrontarne 3, la Lega prende la scandalosa decisione senza precedenti di concedere che due squadre si accordino tra di loro su quando e come spostare una partita già calendarizzata.

Accade cosí che il Napoli di Gattuso possa preparare con calma le sfide con Milan e Roma, mentre le due concorrenti per la zona Champions hanno in mezzo l’Europa League per due giovedi di fila. Non è un caso che oltre ai rossoneri, anche i giallorossi siano stati sconfitti a Parma in questo turno di campionato nel bel mezzo di un calendario soffocante. Era pertanto lecito e prevedibile aspettarsi un Milan non brillante come a Verona e a Old Trafford.

Tanto più che nell’inconscio della squadra e dell’ambiente la partita con la P maiuscola di questo periodo è proprio il retour match contro i Red Devils. In questo senso sono da considerare anche alcune scelte di Pioli, come quella di preservare l’acciaccato Kjaer, di far rifiatare l’extraterrestre Kessié e di lasciare a Rebic solo l’ultima mezzora. Saranno infatti loro 3 a suonare la carica in Europa League contro lo United.

Il Napoli non ha fatto molto più della squadra di Pioli per vincere la partita. Nel primo tempo un Milan scialbo e inconsistente, guidato da un Calhanoglu in versione ectoplasma, ha rischiato solo su due incursioni di Zielinksi. Nella ripresa Politano ha colpito alla prima occasione, approfittando di un grave errore di Dalot che, quando cambia fascia, peggiora nettamente di rendimento. Non che il suo dirimpettaio Theo Hernandez abbia fatto molto meglio, a parte l’arrembaggio nel finale in cui si conquista legittimamente il calcio di rigore del possibile pareggio. E qui succede l’incredibile.

Ci sta che l’arbitro Pasqua non veda il fallo in presa diretta, ma non si capisce il motivo per cui, una volta richiamato insistentemente dal VAR, guardi nel monitor il fallo da rigore e decida di rimanere fermo sulla sua decisione. Una scena unica nella Var story di questi ultimi anni. Una scena che fa saltare i nervi a Rebic, nettamente meglio di Leao in campo, ma assolutamente incosciente quando si fa becca un rosso diretto per proteste che gli costerà almeno due turni. Un’altra grave perdita in campionato, dove il Milan dovrà fare ancora tanta fatica per essere certo di partecipare alla prossima Champions League. Per fortuna che il croato ci sarà giovedì. Anche perché, a questo punto, viene da pensare che la strada più breve per tornare nell’Europa che conta sia proprio la finale di Danzica. Manchester permettendo.