Milan-Juventus è da sempre sfida mai banale, una partita alla quale sono legati innumerevoli episodi. Spesso questa sfida è stata crocevia per il titolo di campione d'Italia: nel 1906 Milan-Juventus valeva la finalissima del campionato, ma in realtà non venne mai giocata.

IL CAMPIONATO DEL 1906 - La formula del campionato per l'edizione del 1906 prevede eliminatorie regionali e un girone finale a tre squadre con partite di andata e ritorno. In Piemonte i campioni d'Italia in carica della Juventus sono gli unici iscritti e pertanto accedono dritti dritti nel girone finale; in Liguria il Genoa elimina l'Andrea Doria, nelle eliminatorie delle Lombardia il Milan ha la meglio sui concittadini dell'U.S. Milanese. Curioso ciò che accadde in occasione della partita di ritorno, giocata il 14 gennaio. Al termine l'U.S.Milanese presentò due reclami contro l'omologazione del risultato: uno perchè riteneva che il Milan avesse schierato un giocatore, l'olandese Knoote, contro i regolamenti, l'altro perchè la partita era stata interrotta 4 minuti prima del 90° minuto causa oscurità. La Federazione il 28 gennaio deliberò di non omologare l'incontro e di farlo rigiocare il 4 febbraio. A quel punto l'U.S. Milanese cavallerescamente decise di accettare il verdetto del campo, accontentandosi di aver avuto soddisfazione dal punto di vista regolamentare. Cavallerie di un football lontano, non c'è che dire. Quindi, al girone finale che assegnerà il titolo di campione d'Italia 1906 accedono Juventus, Milan e Genoa, il meglio del calcio italiano dell'epoca.

IL GIRONE FINALE - Il 21 gennaio 1906 prendeva il via il girone finale del campionato con l'incontro tra Genoa e Juventus, che finì in pareggio. Da quel momento iniziò il caos. L'11 febbraio era in programma Milan-Genoa che però non si giocò perchè i liguri non riuscirono a raggiungere Milano. Il Milan cavallerescamente accolse le giustificazioni dei rossoblu e rinunciò alla vittoria a tavolino mentre lo stesso giorno inaugurava al campo di Corso Indipendenza una bella tribuna con ben 600 posti. Anche la domenica dopo non si giocò perchè a Torino era sì in programma Juventus-Milan ma le copiose nevicate fecero rinviare la partita. Si riprese a giocare il 4 marzo, quando a Genova i padroni di casa impattarono 2-2 contro il Milan e la domenica successiva la Juventus batteva 2-1 il Milan. Il mese di marzo continuò con due episodi importanti: a Torino Juventus-Genoa venne sospesa a dieci minuti dal termine per le gravi intemperanze del pubblico e rinviata, dopo varie vicissitudini, al 1° aprile, sul campo neutro del Milan, quando la Juventus vinse 2-0. A quel punto il Genoa non aveva più possibilità di conquistare il titolo e dunque non si presentò alla partita di Milano, lasciando i due punti a tavolino al Milan il quale, proprio grazie a quel 2-0 a tavolino raggiunse la Juventus in cima alla classifica rendendo dunque necessario lo spareggio.
LO SPAREGGIO. Milan e Juventus avevano dunque terminato il campionato a pari punti, la Federazione organizzò lo spareggio a Torino, sul campo del Velodromo Umberto I, per domenica 29 aprile. La partita non si sbloccò dallo 0-0 neanche dopo i due tempi supplementari e così venne fissato un nuovo spareggio per la domenica successiva, questa volta a Milano. E su questa decisione nacquero le grandi proteste della Juventus.
LA PROTESTA E IL RITIRO DELLA JUVENTUS - La Federazione sceglie quale campo per il nuovo spareggio quello neutro di via Comasina a Milano, il campo dell'U.S. Milanese. La Juventus a quel punto protesta vivacemente contro la decisione di giocare lo spareggio a Milano, comunicando apertamente di non essere disposta a giocare a Milano. La decisione di impuntarsi con così tanta testardaggine pare sia stata del presidente-padrone dei bianconeri Alfredo Dick che era colui che in quel periodo faceva – come si dice – il bello e il cattivo tempo in società. Dick in quella Juventus era colui che aveva più possibilità economiche ed era anche la persona che aveva trovato il contratto d'affitto del Velodromo, ma era sempre più inviso e mal tollerato dagli altri soci, tanto che da lì a pochi mesi sarebbe fuoriuscito dalla Juventus per andare a fondare il Torino. Fatto sta che la Juventus non mollò la presa, decisa a voler giocare in un campo neutro “vero” quale quello di Vercelli o di Genova e il 2 maggio 1906 emanò un duro comunicato con il quale confermava la sua grave decisione:
“La Direzione del F.C. Juventus rifiuta energicamente di accettare la scelta del Campo dell'Unione Sportiva Milanese come campo neutro perché il campo neutro deve essere non solo un campo di un'altra squadra ma avere altresì tutti i requisiti anche morali della neutralità, ovvero deve presentare gli stessi e precisi vantaggi e svantaggi per i due Clubs. Ora il campo dell'U.S. Milanese non si trova in queste condizioni in specie per i seguenti motivi: 1) Non è giusto che trattandosi di un match da farsi in condizioni uguali il F.C. Juventus debba esso solo sostenere la fatica del viaggio Torino-Milano. 2) Il campo dell'U.S. Milanese è troppo conosciuto ai giocatori del Milan Cricket. 3) Non è giusto che il Milan Cricket debba godere dell'appoggio morale del pubblico milanese. Ciò posto la Direzione della F.C. Juventus dichiara che se la deliberazione di questa spettabile Presidenza non verrà revocata, il F.C. Juventus si ritirerà dal campionato italiano di calcio.”

IN SEGRETERIA - La Federazione non cambiò idea e neppure la Juventus, che il 6 maggio non si presentò a Milano lasciando dunque il titolo di campione d'Italia al Milan. L'indomani La Gazzetta dello Sport si rammaricava dell'esito della vicenda e del fatto che il campionato fosse stato risolto non attraverso il gioco bensì solo a seguito del ritiro di uno dei due contendenti, ma indietro non si tornava. Per la prima volta nella storia del calcio italiano il titolo di campione d'Italia veniva assegnato “in segreteria”. Non sarebbe stato l'ultimo.

(Alessandro Bassi è anche su http://storiedifootballperduto.blogspot.it/)