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Un faro dal dna turco per illuminare il Milan del presente e, soprattutto, del futuro. Hakan Calhanoglu ha confermato in quel di Lecce di essere, da un punto di vista tecnico, uno dei giocatori più qualitativi dell'intera rosa. Un assist intelligente per Castillejo, un lancio furbo per Rebic, un cambio di gioco delizioso che ha portato al cross vincente di Conti per il gol di Leao: sprazzi di fantasia per l'intero reparto offensivo del Milan. Eppure, tra i tifosi, c'è chi molto lo ha criticato e chi continua a farlo. Perché Hakan sembra non essere ancora sceso da quell'altalena su cui è salito nel luglio 2017, quando sbarcò a Milano.
LE CONDIZIONI PER BRILLARE - A prestazioni convincenti, infatti, ha spesso alternato black-out di rendimento: colpa, probabilmente, anche della troppa duttilità. Difficile - anzi, impossibile - trovare allenatori che hanno saputo rinunciare a lui: da Montella a Gattuso, da Giampaolo a Pioli, Calhanoglu è sempre stato un punto fermo. Usato, spremuto, adattato: il turco ha giocato in ogni zona del campo, dalla mezzala all'esterno d'attacco, collezionando 91 presenze e percorrendo su e giù i campi d'Italia ed Europa. All'orizzonte, per lui, c'è una conferma dettata da Ralf Rangnick, che da tempo lo apprezza, e un rinnovo già pronto. Per Calhanoglu sarà la quarta stagione in rossonero, quella della certezza. Il turco è ormai un punto fermo, dovrà esserlo soprattutto in campo: le ultime uscite hanno confermato quanto di (molto) buono aveva già fatto vedere ai tempi del Bayer Leverkusen. Dà il meglio di sé dietro le punte, sulla trequarti, dove viene anche liberato dal giogo della copertura e da compiti difensivi. Fin qui, infatti, gli è stato chiesto probabilmente un eccessivo sacrificio, che lo ha portato ad essere poco lucido negli ultimi 30 metri. Riposizionarlo nella zona preferita, al contrario, restituirebbe fiducia al ragazzo e vantaggi al Milan, pronto a beneficiare di quella balistica tante volte osannata da Rino Gattuso. Calhanoglu ha mostrato i primi segnali, ora occorre metterlo nelle condizioni di confermarsi: il Milan di Rangnick ripartirà (anche) da lui.