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La sosta di novembre, in genere, è l'occasione per tracciare una linea sui primi mesi di stagione e valutare ciò che è stato sin qui. In campo, ma - inevitabilmente - anche sul mercato. C'è chi gode dopo un colpo riuscito, chi si dispera dopo un affare sbagliato e chi guarda già alle occasioni di gennaio. In casa Milan tiene banco lo sconforto, fatale conseguenza di un avvio da incubo. Sette sconfitte in dodici partite e cambio in panchina come gesto doveroso per provare a dare una svolta. Quella svolta che non è riuscito a dare, finora, Ante Rebic: arrivato la scorsa estate nell'affare che ha portato André Silva a Francoforte, il croato è sin qui un vero e proprio mistero.

DANNO E BEFFA - Anzi. Oltre al danno, ecco la beffa: eh già, perchè se si confronta la stagione di Rebic con quella del portoghese, il confronto è quasi impietoso. E non sono poi così lontani i tempi in cui i tifosi chiedevano a gran voce l'addio dell'ex Porto, coperto di fischi all'esordio stagionale a San Siro, nella vittoria per 1-0 sul Brescia del 31 agosto. Dallo sbarco in Germania, infatti, André Silva ha collezionato 9 presenze totali. Sei gettoni in Bundesliga (di cui quattro da titolare), con 3 gol e un assist, a cui si aggiungono tre presenze in Europa League. Vero, motivazioni e campionati sono diversi, ma i numeri parlano di un totale di 619 minuti e un gol ogni 125' in Bundesliga.

NUMERI PARADOSSALI - E Rebic? Le statistiche sono totalmente diverse. In un Milan che sin qui non brilla certo per qualità, il croato ha messo insieme la miseria di 132 minuti, frutto di sei presenze in Serie A, tutte da subentrato. Risuona come un paradosso, allora, il fatto che abbia giocato più minuti con l'Eintracht piuttosto che con il Milan: in estate, infatti, ha collezionato 4 presenze nelle qualificazioni di Europa League, una in Bundesliga e una in Coppa di Germania (dove segnò una tripletta). Un bottino di 377' totali, quasi un terzo di quelli giocati in due mesi e mezzo con il Milan. Chissà che la svolta non arrivi però settimana prossima: Pioli pensa a lui per sostituire lo squalificato Calhanoglu. Intanto, ecco la medicina nazionale: con la Croazia può ritrovare la fiducia perduta. Per invertire un dato che, ad oggi, suona decisamente come clamoroso e beffardo.