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Non è vero che Carolina Morace non è stata confermata al Milan per mancanza di risultati. Primo, perché i risultati - terzo posto in campionato con vittorie su Juve e Fiorentina e semifinale di Coppa Italia - ci sono stati, nonostante la squadra fosse al primo anno di Serie A, avesse una rosa ridotta e poco competitiva, non assomigliasse, nemmeno lontanamente, a quel Brescia di cui il Milan ha acquisito solo il titolo sportivo. Secondo, perché la Morace ha un contratto biennale e dunque non aveva alcun bisogno di essere confermata. Se lascia è perché, come scrivono i giornali e i siti più accreditati, ha avuto dissapori e contrasti con Leonardo, il direttore dell’area tecnica della società, e quindi non c’erano più i presupposti per continuare insieme. Ora resta da vedere se lo stesso Leonardo resterà al suo posto (Gazidis l’ha messo sotto esame), ma intanto lo strappo si è consumato.

Morace, ovviamente, non parla. Sia perché vuole mantenere un profilo riservato, sia perché al momento resta un tesserato del Milan. Di certo nelle prossime settimane non le mancheranno le offerte e le opportunità. Sia in panchina, sempre che voglia tornarci subito, sia in televisione dove, proprio per la sua esperienza e competenza, è contesa da diverse emittenti al pari di ex calciatori e tecnici di prim’ordine. Per quanto riguarda l’esperienza di allenatrice (Carolina ha allenato, oltre che la Viterbese maschile in Lega Pro, anche le Nazionali di Canada, qualificandola al Mondiale, e di Trinidad e Tobago) resta sul mercato italiano ed estero (parla correntemente l’inglese) per un progetto diverso e alternativo a quello del Milan. L’Inter, per esempio, neopromossa in Serie A, ha appena congedato il tecnico argentino De La Fuente (è cognato di Javier Zanetti e per questo qualcuno lo riteneva intoccabile) e cerca, se non lo ha già trovato, un sostituto (mesi fa su Calciomercato.com scrissi dell’ipotesi Patrizia Panico e resto ancora di quell’opinione).



Inoltre la casella da riempire al Milan potrebbe liberare altre posizioni nel caso in cui Cincotta, tecnico della Fiorentina, seconda in classifica, approdasse in rossonero. Per rimpiazzare Morace si parla anche di Piovani, allenatore del Sassuolo. Ma è chiaro che Carolina, prima donna allenatrice professionista d’Italia, prima donna a guidare una squadra maschile professionistica, prima donna c.t. della Nazionale femminile azzurra, tra le prime cinque calciatrici del mondo di tutti i tempi, vuole un’occasione all’altezza della sua storia e della sua fama. Non disdegnerebbe neppure un ritorno in Serie C maschile, sempre che ci sia un presidente privo di pregiudizi e dagli orizzonti talmente larghi da credere in lei. Ma, forse, al momento sono le trasmissioni sportive e il ruolo di talent ad attirarla di più. Sia perché in tv buca il video (si esprime in modo efficace, è concisa, preparata e convincente), sia perché, anche in quest’ambito, sarebbe la prima donna a giudicare gli uomini senza che qualcuno avesse qualcosa da eccepire (il suo curriculum parla per lei e credo che nemmeno Collovati potrebbe lamentarsene).

L’addio al Milan, comunque, è una grande occasione buttata. Prima di tutto dal club che evidentemente crede poco o nulla nel femminile, si è ritrovato Morace in casa (era stata ingaggiata dalla precedente dirigenza su suggerimento di Rino Gattuso) e non l’ha fatta lavorare come chiedeva e come è necessario nel calcio professionistico. Poi è un’occasione mancata anche dal calcio italiano in generale che fatica ad assecondare un personaggio scomodo ma di grande valore tecnico e di riconosciuto spessore umano. 

Per certi aspetti la vicenda di Carolina si lega all’atteggiamento che Leonardo e Maldini (ma soprattutto il primo) hanno nei confronti di Gattuso. È bastato qualche risultato negativo per metterlo in discussione, senza capire o considerare quanto di buono, per non dire di fondamentale, fosse stato realizzato prima. La Morace aveva messo le basi per creare un Milan competitivo, ma una volta percepito che non tutti remavano dalla stessa parte, ha preferito la rottura. Del resto è così che finisce con tutte le persone di carattere. Chi non ce l’ha, dice che il tuo è cattivo carattere. In realtà è l’unica condizione per averne uno.