Mentre scrivo, sono accompagnato dalle note, sul pianoforte, di una famoso pezzo di Dave Grusin, “It might be you”. "Potresti essere tu" urlavano i 62 mila meravigliosi tifosi che hanno riempito le tribune di San Siro, “Potresti essere tu, mio Milan, a regalare una serata meravigliosa, una serata da Milan, una serata da semifinale!”.
Nulla, non è accaduto nulla. 95 minuti in attesa di un'emozione, di un brivido, di un tiro, di un passaggio filtrante, di un dribbling vincente. Nulla, non è successo nulla!

Domenica già incombe la partita della verità, quella che potrebbe dare una spinta vitale ai rossoneri verso la Champions League o regalare l’ennesima delusione. Gattuso sembra conoscere bene la diagnosi, ma non riesce a trovare le medicine più efficaci a questa epidemia di gioco, di convinzione, di sicurezza che ha contaminato i suoi giocatori. Sotto accusa anche le ultime due campagne acquisti, che sembrano non aver rafforzato la rosa, nonostante gli investimenti e i tanti giocatori immessi nella rosa. Ho anch’io una mia idea. Persi Bonaventura e il miglior Biglia, il tecnico rossonero ha trovato una valida soluzione nella coppia Bakayoko e Kessiè, che ha funzionato al meglio, quando dopo avere recuperato palla, appoggiavano a Suso e Calhanoglu che, con la loro fantasia e con le loro giocate, davano quel pizzico di imprevedibilità, di fantasia e di velocità, fondamentali  nel portare il Milan meritatamente al quarto posto.  Quando lo spagnolo e il turco hanno esaurito la loro vena, è finito tutto. La squadra ha superato  le difficoltà, con tenacia, con grinta, con fortuna, fino al derby, dove sono esplose tutte le lacune, tutti problemi nascosti, in parte, dalle reti di Piatek. Sfido  però tutti gli allenatori a ottenere risultati migliori, senza Suso e Calhanoglu, con due... creatori di gioco come Baka e Kessie, che hanno sempre ricoperto altri ruoli, senza valide pedine di rincalzo, pronti a subentrare dalla panchina.

Gattuso è ormai stato scaricato da molta parte della tifoseria. Sta cercando di trovare la soluzione migliore sul piano tattico, forse contribuendo a aumentare la confusione nella testa del giocatori, ma mi sembra un tentativo lodevole, anche se scarso di risultati. Allora, vogliono molti, via anche lui, via tanti componenti della rosa. Altra rivoluzione, altri tentativi, altre speranze, altre illusioni. Una storia senza fine! Rimangono loro, sempre loro. I tifosi, i meravigliosi tifosi che non lasciano mai soli i loro Ragazzi. Cantano per novanta minuti. Riempiono le tribune in casa e lontano da San Siro, sempre pervicacemente attaccati alla loro fede verso questi colori, verso la passione della loro vita. Saremo presenti anche a Torino. Saremo presenti anche negli anni futuri, in attesa che finisca questo stillicidio. Mi auguro, già domenica sera, di intingere la mia penna dove la metteva Calliope, la musa della poesia elegiaca. Un pennino da troppo tempo però senza inchiostro!