404
La vera notizia degli ultimi giorni è questa: si è parlato più del (possibile) rinnovo di Paolo Maldini, che del primo, e fin qui unico, nuovo acquisto del Milan e cioè, Divock Origi. Un’anomalia, perché da che calcio è calcio in campo vanno i giocatori e non i dirigenti, anche se hanno un glorioso passato alle spalle come l’ex capitano dell’ultima Champions League vinta dai rossoneri, nel sempre più lontano 2007. Come ha opportunamente fatto notare ieri Gianni Visnadi su questo sito, per la prima volta da quando esiste una consolidata tradizione mediatica, l’attaccante belga dopo aver firmato il nuovo contratto in sede non è stato ritratto su una foto al fianco dei dirigenti del suo futuro nuovo club. E’ vero che ai tifosi questo interessa poco, perché a loro interessa soltanto che il Milan vinca, con o senza Donnarumma, con o senza Maldini, ma questi piccoli dettagli, apparentemente soltanto formali, sono la classica spia che si accende nelle auto moderne per segnalare che qualcosa non va. E questo è un peccato, perché il Milan ha appena vinto uno scudetto tanto inaspettato quanto meritato e la società dovrebbe trovarsi nelle condizioni ideali per pensare di rinforzare la squadra, con la piena armonia tra tutti i dirigenti.

Invece, a meno di una settimana dal raduno e soprattutto ad appena un mese e mezzo dall’inizio del campionato, il Milan naviga a vista, circondato da più punti interrogativi che esclamativi, che nessuno ai vertici vuole, o peggio può sciogliere. In apparenza l’incertezza più urgente, strettamente legata al contratto di Maldini, riguarda il mercato. Mentre l’Inter e la Juventus si sono già portate avanti, il Milan ha visto sfumare l’acquisto di Botman e rischia di perdere Sanches, senza avere la certezza di offrire altri rinforzi a Pioli, dopo Origi. E’ vero che il mercato chiuderà l’1 settembre e in due mesi possono succedere tante cose, ma mai come quest’anno non si può perdere tempo, perché il 31 agosto si saranno già giocate le prime quattro gare di campionato e partire male, come ha involontariamente dimostrato la Juventus un anno fa, potrebbe condizionare negativamente tutta la stagione.
I riflessi sul mercato sono però la conseguenza e non la causa della grande incertezza che regna del Milan a livello societario, la classica punta dell’iceberg cioè. E questo in prospettiva è il problema più preoccupante del rinnovo di Maldini legato alle sue, più o meno legittime, pretese. Premesso che chi mette i soldi ha il diritto di riservargli lo stesso trattamento già collaudato con Donnarumma, con la differenza però che in questo caso non è stato individuato l’eventuale sostituto di Maldini, fa riflettere il fatto che chi cede la maggioranza delle azioni del Milan, e cioè il sempre silenzioso fondo Elliott, voglia mantenere una quota importante per il futuro. Berlusconi è stato criticato perché ha ceduto il Milan a un misterioso cinese, ma poi non ha più mantenuto alcuna quota, evitando di condizionare le scelte del suo successore. Adesso, invece, si scopre che Dybala è stato contattato da un rappresentante del fondo Elliott, mentre il nuovo acquirente Cardinale dopo essersi incontrato con Maldini rimane in America e non si capisce né da che parte stia, né soprattutto se abbia davvero i soldi per guidare la società. Se è davvero lui il nuovo proprietario deve essere lui a provvedere al rinnovo di Maldini, con cui ha assicurato di avere instaurato subito un ottimo rapporto. Se invece non è ancora lui, è lecito preoccuparsi perché la mancanza di chiarezza e di una linea comune, unita a un’assenza totale di comunicazione diretta dei protagonisti, senza il filtro dell’ottima agenzia di pubbliche relazioni, non aiuta a risolvere i tanti dubbi, ancora più legittimi in questo momento in cui si deve programmare la nuova stagione. Per questo il rinnovo di Maldini risolve(rebbe) soltanto una parte dei problemi. Ma non tutti gli altri.