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Durante la sosta per le nazionali, si sa, il tema che tiene banco a livello mediatico è il calciomercato. In un anno particolare come questo, a due mesi dall’apertura delle trattative per il mercato di riparazione, poche sono trattative, molte sono ipotesi, alcuni sono sogni e ovviamente non mancano le "invenzioni". Per quanto riguarda il Milan, sono stati tantissimi i giocatori accostati in questi giorni, ma i tre nomi più suggestivi sono quelli altisonanti. In particolare quelli di Sergio Ramos, Eriksen e Icardi, in rigoroso ordine di ruolo. Tre nomi che hanno in comune una cosa: sono giocatori fatti e finiti, tre eventuali titolari inamovibili inamovibili, tre che condizionerebbero la valutazione complessiva sul rispettivo reparto, insomma tre che segnerebbero una svolta. Tutti e tre hanno pretese molto elevate di ingaggio, a dispetto invece di tre cartellini che non costerebbero più di tanto. Uno sarebbe addirittura a parametro zero. Su Sergio Ramos non mi sono ancora espresso, invece a Eriksen e Icardi ho dedicato altrettanti video sul mio canale YouTube non nascondendo un ovvio gradimento alle operazioni. 

Al di lá della contingenza del momento e del pesantissimo passivo di bilancio, credo che il Milan, se davvero volesse tornare nel gotha del calcio europeo, o perlomeno rientrare stabilmente in Champions League, dovrebbe orientarsi su giocatori di questo calibro, non solo su giovani promesse. La "chioccia" Ibra per ora funziona ma non si può pensare che sia eterno e in ogni caso avrebbe bisogno di essere affiancato e coadiuvato almeno da un altro giocatore di respiro internazionale. Da questo punto di vista il 34enne Sergio Ramos sarebbe perfetto e andrebbe a rinforzare il reparto che attualmente ha meno alternative di tutti. Arriverebbe a parametro zero, ma pretenderebbe un ingaggio di poco inferiore a 10 milioni di euro, un’enormità per questo Milan. In questo caso risulta che l’abboccamento tra il suo procuratore e Maldini ci sia stato davvero. Ma bisogna capire quanto sia figlio di una reale volontà di lasciare Madrid e quanto sia invece una strategia per indurre le Merengues a rinnovargli il contratto, magari per più di una singola stagione. 

Più giovane e in chiara rottura con club e allenatore, Eriksen sarebbe un ottimo affare dal punto di vista economico. Infatti con 7,5 milioni di ingaggio e un cartellino che non costerebbe più di 15 milioni, il danese amico di Kjaer potrebbe essere un gran colpo a centrocampo, soprattutto perché l’Inter potrebbe essere in qualche modo costretta a cederlo già a gennaio. In questo caso non risulta esserci nessuna trattativa, ma solo un’ipotesi di mercato. Bisogna però tenere conto delle probabili resistenze interiste nel cederlo proprio al Milan, memori di colossali topiche prese con cessioni illustri del passato. Icardi è di certo il meno probabile dei tre perché nel suo caso sarebbero alti sia l’ingaggio sia il costo del cartellino, anche se il Milan potrebbe giocarsi la "carta" Leonardo, che oltretutto non è per nulla soddisfatto dell’argentino. Non so se l’ex interista possa essere un sogno per i milanisti, ma di certo il Milan sarebbe un sogno per Wanda Nara, che coronerebbe cosi il suo ritorno a S. Siro da quegli "amici rossoneri" con i quali si era "vendicativamente" complimentata dopo il derby. 
Ibra potrebbe in qualche modo fare da chioccia anche a Icardi e trarre beneficio dall’avere un partner fisso in area. Si tratta di tre operazioni molto dispendiose e poco in linea con il mercato del Milan che abbiamo intravisto quest’estate, un mercato fatto di giovanissime promesse da far crescere e valorizzare economicamente. Ramos, Eriksen e Icardi hanno tre profili molto distanti dall’identikit perfetto che ricerca il Milan in orbita Elliott. Per questo motivo, pur trattandosi di tre ottimi affari, ognuno a modo suo, il Milan molto probabilmente non li farà. O magari ne farà uno solo. E il più probabile dei tre, al momento è Sergio Ramos, che oltretutto coltiva con Galliani un rapporto di amicizia e simpatia. Ecco, queste tre ipotesi di mercato - Ramos, Eriksen e Icardi - sarebbero proprio tre operazioni "alla Galliani", tre operazioni di un Milan che non c’è più. Questo è un Milan che deve stare più attento al bilancio che alla classifica perché con un passivo di quasi 200 milioni di euro non si può pensare che la società rossonera riesca a destinare tutte queste risorse sul mercato. 

Fermo restando che, come è emerso dalle notizie degli ultimi giorni anticipate dal sottoscritto, ma potenziate da altri autorevoli media nazionali, il vero proprietario del Milan non si conosce e non si sa per quanto tempo le due società anonime del Delaware avranno fondi e voglia di sborsare 200 milioni all’anno a fondo praticamente perduto. Ergo: purtroppo pensare a operazioni come queste che riportino in negativo il saldo del bilancio stagionale di mercato dei rossoneri è quantomai fuori luogo. Di certo un paio di piccoli aggiustamenti di rosa ci saranno a gennaio, ma non bisognerá commettere l’errore che fece Leonardo due anni fa quando andò "All in" sulla Champions League comprando a peso d’oro Paquetá e Piatek. E mi sento di escludere questa possibilità. Anche perché il bilancio del Milan sta ancora soffrendo per quella gestione "leggera" da parte del brasiliano oltre che per il dissesto finanziario provocato dall’anno di gestione di Fassone, Mirabelli e Yonghong Li. Chiusura sull’attesissimo servizio di Report che andrà in onda domani su Rai 3: non mi aspetto nulla di nuovo rispetto a quanto ho già anticipato e spiegato, ma mi aspetto che dopo questi servizi giornalistici finalmente la stampa sportiva, che dovrebbe fare informazione e non "comunicazione", riporti all’attenzione generale alcuni elementi:
1. Che il Milan non è di proprietà del Fondo Elliott, nè tantomeno di Paul Singer, bensí della lussemburghese Project Redblack, dove convogliano le azioni di due società anonime americane e della Blue Sky di D’Avanzo e Cerchione.
2. Che il fatto di non conoscere il vero proprietario di un club di calcio sia preoccupante per la Lega e per la FIGC, oltre che per altre istituzioni non sportive del paese.
3. Che finchè non si conosce la provenienza reale dei fondi che annualmente ripianano le ingenti perdite di bilancio del Milan non si avranno mai certezze sul futuro prossimo del club rossonero.
4. Che finchè non sarà rivelata l’identità dei veri proprietari del Milan, anche il progetto stadio rischia davvero di non vedere mai la luce
5. Che chiunque sia o siano i proprietari del club non si può pensare che siano disposti a "perdere" soldi in eterno. Anche se sono milanisti come parrebbero suggerire i nomi delle due società americane ispirati a Weah (King George Investment) e a Savicevic (Genio Investment).