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Ci risiamo. Arbitri e VAR, di nuovo protagonisti e soprattutto di nuovo, apparentemente, l'uno contro l'altro. Quello che doveva essere uno strumento per agevolare il compito dei direttori di gara, aiutandoli ad individuare quelle situazioni marchiane di campo sfuggite ai loro occhi si sta invece rivelando sempre più come un "elemento ostile". O almeno questa è la percezione che si ricava dall'esterno, alla luce di una serie di episodi nei quali le immagini proposte al rallentatore smentiscono clamorosamente le decisioni arbitrali, senza che queste vengano poi rettificate. L'ultimo in ordine di tempo è il calcio di rigore accordato dal signor Prontera al Verona, contro il Milan, per il contatto tra Romagnoli e Kalinic.

LE VERITA' NASCOSTE - Un penalty che, a velocità normale, appariva piuttosto evidente o comunque verosimile, coi due calciatori che quasi simultaneamente vanno a cercare l'anticipo sul pallone ed entrano in rotta di collisione: la scelta di punire il difensore sembrava dunque corretta. A velocità normale. Poi entra il gioco e il VAR e la verità risulta completamente stravolta: Prontera rimane per qualche minuto in collegamento audio col collega Di Paolo, che ne richiama l'attenzione in quanto convinto di aver visto tutt'altro. Mentre i due arbitri colloquiano, in televisione passano le immagini rallentate del contrasto e si nota come sia Kalinic ad allargare la gamba su Romagnoli inducendolo al successivo contatto. Peccato che queste immagini non vengano mai revisionate da Prontera, straconvinto di aver valutato nella maniera più giusta e che dunque "rifiuta" l'ipotesi di una on field review.
TROPPI CASI - Un peccato di superbia che costa al Milan un rigore contro piuttosto dubbio e un errore da matita blu al giovane direttore di gara di Tricase. Indipendentemente dal fatto che chiunque possa sbagliare e che questa non voglia essere la sede per inutili processi alle intenzioni, non si può non rilevare tuttavia come ultimamente situazioni simili si ripropongano con molta frequenza. Il club rossonero è stato protagonista suo malgrado in epoca recente di altre situazioni al limite, come la mancata concessione di un fallo di Zapata su Messias in occasione del secondo gol dell'Atalanta nell'ultima partita prima della sosta; per non parlare del disastroso Cakir nel match di Champions League contro l'Atletico Madrid e del generosissimo rigore accordato agli spagnoli. Nonostante un controllo al monitor e replay che evidenziavano chiararamente un primo tocco col braccio, falloso, di Lemar precedente a quello di Kalulu.

TROPPA DISCREZIONALITA' - Ma i casi, estesi anche ad altre partite e ad altre squadre non mancano. Vi siete forse dimenticati dello scontro Handanovic-Defrel in Sassuolo-Inter e della scelta di Pairetto di non espellere il numero uno nerazzurro e di non andare nemmeno a visionare il contatto al rallentatore? Una scelta giustificata dal designatore Rocchi, che parlò di "situazione soggettiva e dunque nella sfera interpretativa dell'arbitro", avallando dunque l'idea che il concetto di "chiaro ed evidente errore" che è alla base del protocollo e quindi dell'utilizzo del VAR sia a sua volta soggettivo e stabilito di volta in volta. Un episodio che possa comportare o meno un'espulsione dal campo o che possa decretare un calcio di rigore come fanno ad essere lasciati spesso e volentieri alla discrezionalità di un uomo, l'arbitro, che con l'ausilio della tecnologia potrebbe intervenire in maniera più puntuale, andando a sanare eventuali e incredibili errori?