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Ho trascorso 26 minuti angoscianti a Marassi. Dalla rete del Genoa al pareggio di Theo Hernandez, al sesto minuto del secondo tempo. Con il Milan potenzialmente terzultimo, davanti solo a Sampdoria e Spal, nel caso che le altre squadre a sei punti avessero poi conquistato punti. Avendo vissuto molti anni fa altre esperienze allucinanti di quel tipo, in quell’intervallo di Marassi avevo bruttissimi pensieri. Poi i cambi hanno raddrizzato la situazione e passiamo ore più leggere. Non vivo in un altro pianeta e certamente sono ben conscio che esista una corrente di pensiero che avrebbe voluto il gol del pareggio rossoblù per spingere i dirigenti milanisti all’esonero di Giampaolo. Beh, ripeto, avendo vissuto gli incubi di una posizione infima di classifica, io invece guardo all’immediato presente, ben contento di essermi allontanato dai miasmi degli ultimi posti. Per una squadra di tradizione come il Milan, sarebbe stato complicato, anche con un altro allenatore, anche con moduli o tattiche differenti, affrontare i prossimi impegni, che si chiamano Lecce, Roma, Spal, Lazio e Juventus, con il rischio di un avvitamento letale. 


Chiusa questa premessa, siamo sempre in attesa di una chiara identificazione di questo Milan 2019-2020, firmato Giampaolo. Non sono riuscito a intravedere ancora la sua mano in queste prime sette partite, dove purtroppo il tecnico ha cambiato più volte modulo, giocatori, filosofia, alla ricerca della squadra più competitiva e spettacolare. Molti invocano la madre di tutte le scienze, la pazienza, necessaria per un allenatore nuovo. Nessuno l’ha mai voluta negare all’allenatore abruzzese. Purtroppo, in questa fase della stagione, raramente però si sono visti progressi sul piano del gioco, che possano suffragare questa invocazione. Quando poi, a Torino, nei primi sessanta minuti i tifosi si sono illusi che la strada fosse stata imboccata, le cadute contro lo stesso Toro, contro la Fiorentina e il brutto primo tempo di Genova hanno dato uno schiaffo a tutti i sogni. 

Siamo alla sosta e intanto non sappiamo quale sarà il Milan del futuro. Composto dai più esperti, come nel primo tempo di Marassi? Torneranno i giovani? Paquetá e Leao saranno confermati? Escludete che contro il Lecce si riveda Piatek? Io non scommetterei su nessuna di queste ipotesi perché tutto può accadere. Leao, Paquetá e Bonaventura comunque mi sembra che siano imprescindibili nella squadra di oggi, per classe, stile, qualità, anche se soprattutto il brasiliano eletto migliore in campo, accusi ancora troppe pause nel corso della partita. Sabato sera, per esempio, dopo un avvio esaltante, non è riuscito a mantenere l’alto livello iniziale per tutti quaranta cinque minuti. Comunque da schierare sempre, contro ogni avversario! Leao è un prospetto di Top Player, oggi punto di riferimento assoluto al centro dell’attacco. Deve giocare al centro dell’attacco! Bonaventura è… Bonaventura e basta! Dunque teniamoci i nove punti che ci permettono di vivere giorni di sosta meno urfidi, anche se eravamo abituati a sensazioni, prospettive e obiettivi ben differenti. E’ il segno dei tempi, tempi che sembrano non finire mai!