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Milano e Cortina hanno vinto, evviva Milano e Cortina. Il voto espresso a Losanna ieri pomeriggio dal CIO riporta le Olimpiadi invernali in Italia, e ciò permette di ridare al nostro Paese una grande manifestazione sportiva. Si tratta di un esito da cui certamente deriva lustro per il sistema-Paese, e che ha il pregio di mandare un segnale di controtendenza rispetto alla penosa doppia figuraccia delle precedenti candidature romane a ospitare le olimpiadi estive. E come sempre succede in casi del genere, si è immediatamente scatenato il calcolo dei benefici che la grande manifestazione lascerà in eredità. Cifre iperboliche, di cui è meglio conservare i vaticini per poi sottoporle alla prova dei fatti.

E tuttavia, mentre ancora ci si trova nel pieno di una sbornia d'orgoglio nazionale e non si lesina il minimo accento retorico, ci si risparmi almeno la menzogna del “miracolo italiano”. Si abbia piuttosto la sobrietà di guardare la realtà per quella che è. E la realtà dice che il ticket Milano-Cortina ha vinto la corsa all'organizzazione di un'Olimpiade invernale che nessuno voleva. Per di più, lo ha fatto battendo all'ultimo tuffo una candidatura, quella di Stoccolma, confezionata in modo approssimativo e con la mano sinistra. Il resto della concorrenza? Mai stato davvero in lizza. Molte candidature sono state bocciate attraverso voto referendiario. È stato così per quella austriaca di Innsbruck, affondata da una consultazione tenuta contestualmente alle elezioni politiche del 2018. Idem per la candidatura canadese di Calgary, città che fra l'altro aveva ospitato le Olimpiadi invernali nel 1988. Ma i suoi cittadini, di avere un'altra volta il circo olimpico in casa, non hanno voluto saperne. E a novembre 2018 hanno bocciato la candidatura col 56,4% di voti contrari. Persino la candidatura svizzera di Sion, che soltanto un anno fa veniva giudicata come la più accreditata, è stata bocciata dai residenti del cantone di pertinenza. È successo poco più di un anno fa, quando il 53,9% dei votanti ha mandato a dire che le Olimpiadi invernali sono una cosa bellissima purché organizzata altrove. Nel frattempo, e senza necessità che provvedesse il voto popolare, si sono fatte da parte le candidature di Sapporo, i cui organizzatori hanno attribuito il dietrofront al devastante terremoto di settembre 2018, ma che in realtà meditavano già da mesi di spostare l'obiettivo sull'edizione 2030, e Graz (altra città austriaca).

È andata a finire che la candidatura di Milano-Cortina si sia trovata quasi sola, e senza una rivale temibile. Né si deve pensare che questa penuria di candidature sia effetto di una situazione eccezionale. È vero il contrario. Da qualche tempo a questa parte scarseggiano i paesi e le municipalità disposti a correre il rischio d'organizzare le Olimpiadi, specie nella versione invernale. Già l'assegnazione dell'edizione 2022 (poi conferita a Pechino) è stata faticosa. E quella del 2026, col trascorrere dei mesi, si è trasformata in un incubo per il CIO. Che a un dato momento ha rischiato seriamente di trovarsi con Milano-Cortina come unica candidatura. Una situazione che ha mandato nel pallone il presidente del Comitato Olimpico Internazionale, Thomas Bach, al punto da spingerlo a dire che la penuria di candidature per ospitare le olimpiadi invernali sia da attribuire ai cambiamenti climatici.

E allora, visto che le cose stanno così, spegniamo immediatamente il coro sul genio italico e sulla “grande dimostrazione di compattezza del Paese”. Dimostriamo almeno di essere un Paese non degno di finire dentro uno spot del genere “ti piace vincere facile”.

@Pippoevai