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Milinkovic, l'involuzione preoccupa la Lazio: i rischi sul mercato

Milinkovic, l'involuzione preoccupa la Lazio: i rischi sul mercato

  • Tommaso Fefè
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Dopo la brutta figura di ieri - l'ennesima per la Lazio in Europa negli ultimi 5 anni - la domanda sorge spontanea: Milinkovic vale davvero tanto quanto dice Lotito? Contro l'AZ Alkmaar è arrivata un'altra cocente delusione per i tifosi da parte di tutta la squadra e sul banco degli imputati ci è finito in particolare il Sergente, irriconoscibile da oltre due mesi. Tornato fisicamente a pezzi dal Mondiale in Qatar, non riesce più a essere decisivo in campo come aveva abituato prima della sosta. Ad eccezione dell'assist col Sassuolo e del gol contro il Milan, è da ottobre che non gioca una partita da voto alto in pagella. Fino allo 0-4 di Fiorentina-Lazio aveva servito otto palloni vincenti ai compagni e segnato tre reti in A, più due in Europa League. Era il trascinatore della squadra, in asse con Immobile. Poi il crollo, fisico ma anche mentale e caratteriale, da cui l'interrogativo se il giocatore valga davvero un top club europeo. 

MALE IN EUROPA - L'involuzione di Milinkovic in questi mesi preoccupa tutto l'ambiente biancoceleste. Anche in chiave mercato. Se è ormai conclamato che non ci sarà nessun rinnovo di contratto in scadenza a giugno 2024, dopo le recenti prestazioni non sembra più così scontato che possano arrivare a Formello offerte da grandi squadre che accontentino le pretese della società. Per un giocatore mai davvero decisivo in carriera in ambito internazionale oggi sembrano troppi anche i 40 milioni di cui si è paventato nei giorni scorsi. Infatti, in concreto, nessuno li ha ancora veramente messi sul tavolo. Dal 2015 sono appena sette le reti e sei gli assist siglati nelle competizioni UEFA. Zero gol e un solo assist in sette presenze in Champions League e ieri ha chiuso la sua avventura in Conference League con la terza palla persa, costata altrettanti gol, in due partite con l'AZ. 

ATTEGGIAMENTO - Un rendimento non all'altezza del talento, che negli anni Milinkovic ha più volte dimostrato di avere anche se non con grande continuità. Nell'ultimo anno e mezzo con Sarri sembrava aver trovato il modo di esplodere definitivamente. Ha chiuso la passata stagione con 11 gol e 11 assist in campionato e aveva iniziato questa con gli stessi ritmi. Poi solo tanti passi indietro, che fanno ancor più rabbia per come vanno a cozzare con l'atteggiamento mostrato in campo. Sergej non è uno che si tira indietro, nessuno discute impegno e attaccamento alla causa. Vederlo incaponirsi con tacchi, suole e colpi di fino, quando invece servirebbero solo grinta e cattiveria, fa però cadere le braccia. Movimenti lenti e giocate personali fini a se stesse, che per altro in questo periodo non gli stanno neanche riuscendo, si traducono in una quantità industriale di palle perse e passaggi sbagliati. Superficialità dettata dalla poca lucidità, ma anche dall'eccessiva convinzione dei propri mezzi. L'impressione diffusa tra tifosi e osservatori è che il classe '95 sia prigioniero dell'idea che alla fine a lui bastI un tocco per risolvere tutto. Anche Sarri ha sottolineato in più occasioni questo suo limite. Il tecnico toscano prima della gara col Bologna aveva detto che Milinkovic-Savic non può essere un problema per la squadra: "E' un giocatore forte, che attraversa un momento in cui non è al 100%, ma presto sarà al top". La speranza di tutti i laziali e della società è che possa farlo presto. Contribuire a portare la Lazio tra le prime 4 in Serie A sarebbe per lo meno una bella risposta sul campo all'interrogativo su quale sia il suo reale valore di mercato. 
 

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