Uno si chiamava Erwin Vandenbergh, era alto come un pioppo e magro come un grissino, giocava centravanti nel Belgio, segnò lui il gol che mandò al tappeto Maradona al suo primo Mondiale e l’Argentina Campione del Mondo in carica. Era il 1982, il Mondiale si giocava in Spagna. Un altro si chiamava Nasko Sirakov e a cinque minuti dalla fine di una partita lenta come un ballo tra due ottantenni sbucò dal nulla e segnò il gol che regalò il pareggio alla Bulgaria contro l’Italia. Eravamo a Città del Messico, 1986, quella era l’Italia di Bearzot a fine corsa, zavorrata di gloria dopo il Mondiale vinto quattro anni prima. Quando a San Siro - nell’estate del 1990 - i tifosi videro Francois Omam-Biyik staccare l’ombra da terra, salire in elevazione al terzo piano di un immaginario ascensore, colpire il pallone di testa e mandarlo in porta (ma Pumpido ci mise del suo lasciandosi sfuggire il pallone dalle mani), tutti pensarono che stava succedendo qualcosa di incredibile. In effetti: Argentina-Camerun 0-1. Anche quella volta l’Argentina si presentava al Mondiale da campione in carica. E poi c’è Papa Bouba Diop, senegalese: è lui a segnare il gol che decide Francia-Senegal. Parliamo di partite inaugurali con la sorpresa incorporata, che salta fuori all’improvviso, come una di quelle pin-up zompano fuori dalle torte regalo nelle feste americane. E protagonisti inattesi che vivono il loro giorno di gloria. Parte il Mondiale, si alza il sipario con Russia-Arabia Saudita. Occhio, se la tradizione viene mantenuta, può succedere di tutto.

E dire che nelle prime sette edizioni del Mondiale (dal 1930 al 1962) la partita inaugurale (ad eccezione del 1950: Brasile-Bulgaria 4-0, tutto nella norma) non esisteva nemmeno. Partiva il Mondiale e si giocavano due-tre, anche quattro partite del primo turno, contemporaneamente. Dal 1966 la novità della partita che apre la manifestazione. La prima volta è quella di Inghilterra-Uruguay 0-0, risultato tutto sommato equo tra due superpotenze: l’Inghilterra padrona di casa vincerà il Mondiale, la Celeste arriverà fino in semifinale. Nel 1970-1974 e 1978 tre pareggi, tutti 0-0. 1970 (Messico-URSS 0-0), 1974 (Brasile-Jugoslavia 0-0) e 1978 (Germania Ovest-Polonia 0-0). A partire dal 1974 la Fifa decide che ad inaugurare il Mondiale tocca alla squadra campione in carica. Nel 1982, come detto, a Barcellona, il Belgio di Ceulemans e Gerets, Pfaff e Czerniatynski (con il santone Guy Thys in panchina) batte l’Argentina di Menotti, trionfatrice quattro anni prima. Rischiano ma alla fine vincono la prima la Germania (a Usa 1994, 1-0 contro la Bolivia) e il Brasile (a Francia 1998, 2-1 alla Scozia); mentre del Senegal che supera la Francia (1-0, in Corea-Giappone 2002) abbiamo già detto. Arriviamo alle ultime edizioni, con l’apertura riservata agli organizzatori. Il Mondiale 2006 si apre con Germania-Costa Rica 4-2, a Sudafrica 2010 ecco Sudafrica-Messico 1-1, quattro anni dopo a Brasile 2014, i verdeoro battono (3-1) la Croazia. Avanti dunque con Russia-Arabia Saudita. Padroni di casa favoriti. O no? E se invece sbucasse fuori dalla torta - per dirne uno - Mohammad Al Sahlawi?