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Un passato importante con le maglie (tra le altre) di Inter, Roma e Nazionale. Un futuro ambizioso, con la speranza di sbarcare nel calcio a stelle e strisce.

Francesco Moriero, per tutti da sempre semplicemente Checco, ha parlato in esclusiva ai microfoni di Calciomercato.com, chiacchierando di azzurri, nerazzurri, giallorossi e non solo.

L’incipit, per uno dei protagonisti della sfortunata spedizione mondiale del 1998, non può che essere sull’Italia, impegnata in questi giorni nell’Europeo. 
Francesco, attorno a questa Nazionale c’è tanto entusiasmo. Ma non credi sia eccessivo e potenzialmente anche deleterio? 
Io francamente non so dove arriverà questa squadra ma sono convinto che farà molto bene. Hanno un grande allenatore e un gruppo di ragazzi straordinari che si divertono a giocare, finendo inevitabilmente per coinvolgere e contagiare la gente. Prima dell’arrivo di Mancini la sfiducia che regnava nell’ambiente azzurro era totale. Si diceva che non c’erano più talenti e che ci sarebbero voluti forse anche 10 anni per ricostruire il movimento. Il Mancio sta dimostrando che non è così, trovando e scommettendo sui giovani giusti, ragazzi già protagonisti ma che allo stesso tempo rappresenteranno l’ossatura dell’Italia del prossimo decennio. E questo piace alla gente così come il calcio spumeggiante che la squadra mette in pratica, racchiudendo una mentalità che sta cambiando”.

Pensando alla tua di Italia, che rimpianti hai per quel Mondiale del ‘98 in Francia?
“Tantissimi.
Ovviamente sono orgoglioso di aver avuto la fortuna e la bravura di far parte di quel gruppo di giocatori straordinari che formavano la Nazionale di Cesare Maldini. Ma allo stesso tempo spesso mi chiedo come abbiamo fatto a non vincere quel Mondiale. E la risposta che mi do è che con un pizzico di fortuna in più ci saremmo riusciti. Eravamo una squadra impressionante, completa in tutti i reparti e con campioni straordinari: da Baggio a Vieri, passando per Maldini e Bergomi, senza dimenticare i vari Del Piero, Pagliuca, Inzaghi, Cannavaro. Se avessimo vinto con la Francia, come avremmo meritato, penso che non ci saremmo più fermati. E invece ancora una volta i rigori ci hanno castigato...”.

Quel Mondiale passò alla storia anche per il malore che colpì il tuo amico Ronaldo prima della finale con la Francia. Hai mai parlato con lui di quell’episodio?
“No. Per quanta confidenza ci sia tra me e lui non mi è mai sembrato corretto chiedergli qualcosa in merito a un evento che l’ha fatto soffrire moltissimo. E lui del resto non ne ha mai fatto alcun accenno. E’ chiaro però che sul suo morale quell’avvenimento lasciò un segno pesante. Lui da solo poteva vincere il Mondiale e tutti si aspettavano che dopo aver trascinato l’Inter alla conquista della Coppa Uefa avrebbe fatto altrettanto con il Brasile. Ma le cose andarono diversamente”.

Nel tuo profilo Whatsapp hai una foto che ti ritrae proprio assieme al Fenomeno. Celeberrima è rimasta l’esultanza dopo ogni suo gol, quando correvi a lustrargli le scarpe. Che rapporto hai con lui?
“Molto bello, da amici veri, come raramente si riesce ad instaurare nel mondo del calcio. Ma ad essere sincero sono in contatto con tutti i ragazzi dell’Inter di quel periodo. Abbiamo una chat e ci sentiamo quasi tutti i giorni. E quando possiamo festeggiamo i successi di qualcuno di noi. Come la vittoria del Cholo Simeone nella Liga del mese scorso”.
Da ex interista come giudichi l’addio di Antonio Conte?
Antonio per me è un fratello. Siamo cresciuti assieme, giocando a calcio nelle giovanili del Lecce e rincontrandoci più volte nel corso della carriera. La mia storia calcistica nasce assieme a lui, anche se poi abbiamo preso strade diverse. Lo considero uno dei migliori allenatori al mondo e lo ha dimostrato anche all’Inter, facendo un campionato straordinario. E non era facile, perché aveva di fatto l’obbligo di vincere. Ha ricompattato il gruppo nei momenti difficili ed ha vinto non per demerito della Juve, come dicono alcuni, ma perché ha saputo rendere squadra un gruppo di giocatori importanti”.

Quindi credi che la sua partenza possa penalizzare i nerazzurri?
“Inzaghi è un grande allenatore ma ha un modo di lavorare molto differente rispetto a Conte. Antonio lavora 20 ore al giorno e sa come fare la differenza. Credo che, almeno all’inizio, sia inevitabile che l’Inter possa soffrire la sua partenza ma il calcio va avanti e credo che se darà piena fiducia ad Inzaghi la società potrà ripetersi. Certo, qualche elemento importante partirà ma non credo nello smantellamento della rosa. Purtroppo ci sono problemi economici che devono essere affrontati ma questa è una questione che riguarda più o meno tutto l’universo calcistico e non solo l’Inter”.

Da un’ex a un’altra. Come giudichi lo sbarco nella Roma giallorossa di Mourinho?
“E’ stata una sorpresa per tutti ma anche la scossa che serviva dopo l’annata sciagurata appena conclusa. L’arrivo di Mou mi affascina molto e sono curioso di vedere come si rapporterà come una piazza diversa da tutte quelle in cui è stato finora. Sarà una sfida importante prima di tutto per lui che, sono convinto, non verrà qui solo a partecipare. E’ un vincente per natura e la mossa della dirigenza di puntare su di lui è già di per sé un sintomo delle ambizioni della Roma”.

E nel futuro di Moriero cosa c’è?
“Sono ormai 15 anni che alleno e lo faccio davvero con grande piacere ed entusiasmo. La mia prima esperienza è stata in Costa d’Avorio nel 2006, l’ultima in Albania nei mesi scorsi. Nel mezzo ho fatto tanta Serie B e C in Italia e ora ho in testa un progetto nuovo. Vorrei trasferirmi negli Usa e andare a fornire il mio contributo ad un calcio in grande crescita. Ho già stabilito i primi contatti con l’agente Fifa Alessio Sundas che tramite la sua agenzia, la American Group Sport Management, sta sondando il terreno per capire quali opportunità possono esserci. Pronta a seguirmi in questa avventura c’è tutta la mia squadra tecnica, composta dal mio vice Fabrizio Miccoli, dall’ex portiere dell’Inter Andrea Mazzantini, dai collaboratori Christian Parabita e Simao Costa. Mi piace mettermi in discussione e vivere nuove esperienze. Ora sarei felicissimo di andare in America e dare il mio contribuito a un movimento in grande espansione. Aspettiamo l’evolversi degli eventi”.

A seguirti in quest’esperienza oltreoceano, come detto, potrebbe esserci anche Fabrizio Miccoli. Nel frattempo con lui avete però realizzato qualcosa di molto più importante:
“Durante il periodo del lockdown abbiamo capito che dovevamo fare qualcosa per aiutare le tante famiglie in difficoltà della nostra zona. Abbiamo così organizzato una sorta di grande colletta benefica, coinvolgendo tanti ex giocatori, tra cui Giannini e Totti. Con i soldi raccolti io e Fabrizio andavamo giornalmente a fare la spesa per 1800 persone di Lecce. Ci è sembrato un gesto dovuto nei confronti di chi stava davvero vivendo un dramma”.

Tra i tuoi collaboratori e compagni di squadra in passato c’è stato anche Gigi Garzia. Con te era sempre d’accordo totalmente o soltanto...a metà? 
“Quella frase (‘sono pienamente d’accordo a metà con il mister!’, rilasciata ai microfoni di un giornalista in un post partita di inizio anni ‘90, ndr) lo ha reso praticamente immortale. Tanto che ancora oggi va di moda. Noi compagni negli anni lo abbiamo massacrato, ripetendogliela spesso e prendendolo anche un po’ in giro. Ma lui è una persona splendida che non si offende. Anzi è il primo a ricordare quell’episodio con affetto e a scherzarci su”.