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    Muriel-Zapata, i rimpianti della Samp e la leggenda di Giampaolo che non voleva Duvan…

    Muriel-Zapata, i rimpianti della Samp e la leggenda di Giampaolo che non voleva Duvan…

    • Lorenzo Montaldo
    È curioso notare come i due volti copertina dell’Atalanta, nonché i due attaccanti più in forma tra gli strepitosi interpreti nerazzurri, ossia Duvan Zapata e Luis Muriel, abbiano in comune più di quanto si pensi. Entrambi colombiani, entrambi arrivati alla Sampdoria dall’Udinese, entrambi esplosi grazie alle cure di Marco Giampaolo, entrambi sacrificati all’altare delle plusvalenze dal presidente Ferrero. Ma soprattutto, sia il Panterone che Luis sono oggi due (grossi) rimpianti della società blucerchiata.

    Il termine ‘rimpianto’ però può avere senso se riferito alla perdita tecnico-tattica e al punto di vista dei tifosi doriani, di certo non sotto l'aspetto economico, specialmente per quanto riguarda Ferrero, dal momento che Muriel aveva portato nel 2017 una plusvalenza di 17.222.000 euro, mentre Zapata, prelevato dal Napoli per 18,5 milioni, era stato rivenduto all’Atalanta per 26 milioni. Il trasferimento oltretutto era stato strutturato sulla base di un prestito biennale con obbligo di riscatto a giugno 2020, anticipato però dai nerazzurri a gennaio versando alla Samp 14 milioni pagabili in 3 anni, oltre al cartellino del portiere Avogadri, consentendo alle casse di Corte Lambruschini un po’ di respiro, riequilibrando le fidejussioni sul conto in camera di compensazione.

    Se la cessione di Muriel era arrivata per conclamate esigenze di bilancio, quella di Zapata è sempre stata più oscura. La versione di Ferrero scaricava la colpa della decisione sull’allenatore dell’epoca, ossia Giampaolo: “Penso che il giocatore sia come la Borsa Italia: vendi, guadagna e pentiti. Questo è il motto. Vendere Zapata non era nei piani della Sampdoria. Giampaolo ogni tanto lo strozzerei, ma questo fa parte della stima nei confronti di un uomo. Zapata a lui non piaceva, perché ha un suo credo e una sua identità” ha detto a più riprese il Viperetta, facendo filtrare una versione diventata poi convinzione comune.

    I numeri però raccontano un’altra storia, dal momento che nella stagione 2017/2018, quella di Zapata alla Samp, Giampaolo aveva utilizzato il colombiano in 31 partite su 36 complessive (nelle prime due gare della stagione il suo cartellino era ancora di proprietà del Napoli), per un totale di 2.115 minuti di gioco. Dei restanti 5 incontri in cui il classe ’91 non era stato impiegato, in quattro occasioni Zapata era infortunato e neppure convocato, e nell’arco dell'intera annata per l’attuale bomber dell’Atalanta si conta soltanto una panchina, il 6 gennaio con il Benevento, peraltro immediatamente successiva all'infortunio. Ciò significa che, da quando lo ha avuto a disposizione, Giampaolo lo ha sempre utilizzato il suo centravanti. Strano, per un giocatore non apprezzato.

    Se ciò non dovesse bastare, meglio ascoltare le voci dei protagonisti. “A Genova sono rinato, Giampaolo mi ha messo nelle condizioni di esprimere le mie qualità” aveva dichiarato proprio Zapata durante il suo primo anno all’Atalanta. Concetto ribadito poi a più riprese: “La mia idea era quella di rimanere alla Samp, ma la Samp non ha fatto niente per cercare di trattenermi”.

    E Giampaolo? L’allenatore ha parlato della vicenda in due circostanze distinte. La prima a ottobre 2018, quando il tecnico guidava il Doria in quella che sarebbe stata la sua ultima stagione a Genova: “La cessione di Zapata è stata un’opportunità per il club, che ha incassato molto, e per il giocatore, che ha migliorato il suo ingaggio. C’è stata la necessità di doverlo sostituire e Defrel mi piaceva” aveva spiegato il mister. Giampaolo poi era tornato sull’argomento anche a febbraio, dopo che il Viperetta aveva ‘scaricato’ per la prima volta le colpe della cessione di Zapata sul suo allenatore dell’epoca (“Giampaolo delle volte lo strozzerei”). Questa volta però anche il sempre molto pacato Giampaolo aveva dato una risposta meno diplomatica del solito. “Ferrero dice che mi strozzerebbe per Duvan? Beh, siamo in ritiro a Ponte di Legno, mi avvicina Osti e mi fa: ‘C’è una grande offerta per Duvan’. Ho obbedito. Non incido mai sul mercato, non conto nulla” aveva raccontato. Visto come è andata nelle successive sessioni di mercato, è difficile non credergli.
     

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