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Ma allora, la Sampdoria è salva, oppure no? La domanda a Genova se la stanno facendo tutti, dopo un turno di campionato decisamente propizio ai blucerchiati, oltretutto coronato come meglio non si poteva, con un rotondo successo ottenuto sulla Spal. La risposta che si danno i tifosi non è unanime: decisamente sì, assolutamente no, forse, scegliete voi. Per quanto mi riguarda, ritenersi già fuori dalle acque agitate è sbagliato e pericoloso, anche se ora il bottino di sette punti di vantaggio (otto considerando gli scontri a favore con il Lecce) consentirà alla squadra di Ranieri di essere pienamente artefice del suo destino. Bastano un paio di vittorie ormai, e qualche congiuntura favorevole sugli altri campi. Lo sa il mister e lo sanno i giocatori, ma abbassare la tensione dopo il doppio successo strappato alle dirette concorrenti sarebbe davvero un peccato.

La Sampdoria quindi resterà in Serie A? Non so rispondere, ma se le quotazioni si sono alzate sensibilmente il merito va ascritto al 70% al signore che siede in panchina. Nei giorni scorsi ho letto critiche a Ranieri, alla sua gestione dei titolari -  specialmente dopo Bologna - e alla formazione scelta. Balle. Il tecnico romano ha amministrato come meglio non avrebbe potuto le (poche) risorse qualitative a sua disposizione. I giocatori di spessore in questa squadra sono tre o quattro, e l’ex manager di Leicester e Juventus ha fatto in modo di averli tutti a disposizione, al netto di imprevedibili infortuni, nelle due gare clou della stagione. La sua programmazione per quanto riguarda l’impiego dei vari Ramirez, Gabbiadini e Linetty tra Milano, Roma e Bologna è stata perfetta. Ce n’eravamo accorti già durante Lecce-Sampdoria, e Sampdoria-Spal lo ha semplicemente certificato. Tenere a galla questa formazione e mantenere la barra del timone dritta in piena tempesta era un compito proibitivo per tutti. Non per Ranieri, l’uomo delle imprese impossibili, e fidatevi: salvare questa Sampdoria era un incarico follemente difficile e delicato. Lunga vita a Sir Claudio.

Per quanto riguarda la partita in sé, le indicazioni sono piuttosto nitide: le note positive a mio modo di vedere sono in particolare quelle che riguardano Ekdal e Augello. Il centrocampista svedese, dopo una partita con il Bologna in cui era sembrato completamente svuotato e in affanno, è tornato il perno della squadra. Penso sia piuttosto evidente la correlazione che sussiste tra Ekdal e il gioco della Sampdoria: quando gira lui, gira l’intera squadra, se va in difficoltà invece la Sampdoria perde punti di riferimento e ogni possibile alternativa per lo scarico palla in uscita dalla difesa. Il Doria a quel punto si ritrova obbligato a forzare la giocata, con un passaggio azzardato che viene sistematicamente intercettato o con un lancio lungo, e l’esito in tale caso è scontato, perché le caratteristiche degli uomini avanzati blucerchiati non sono quelle del centravanti che va alla caccia della spazzata per mantenere il possesso.
Su Augello invece devo ammettere una sorta di simpatia personale. Non perché lo conosca, ma semplicemente perché la sua storia già da sola dipinge il quadro di quella che può essere la personalità del terzino. Basta leggere la sua carriera: Polisportiva Cimiano, Ponte San Pietro, Giana Erminio, Spezia e Sampdoria. Una crescita costante, senza proclami e senza sponsor. Tommaso Augello non ha un nome che resta impresso, anzi, se mai ha un cognome che fa sorridere. Non è un fenomeno, uno nato forte, un predestinato. Non gira in Lamborghini, non frequenta modelle e non credo neppure collezioni Rolex. A Genova aveva davanti Murru, uno che adesso viene massacrato ma che soltanto 9 mesi fa era accreditato come possibile alternativa per la Nazionale di Mancini. Per Augello pareva già un miracolo l’esordio in Serie A. E invece, senza una parola né una dichiarazione, ha tirato fuori tre partite di spessore nel momento più delicato della stagione, finendo probabilmente per scivolare davanti all’ex Cagliari nelle gerarchie dI Ranieri. E’ stato bravissimo, e oggi le copertine (insieme a Sir Claudio e a Linetty, sia chiaro) se le merita anche lui. Ecco, lunga vita anche ai Tommaso Augello: in un mondo del calcio dove in troppi si credono CR7 le squadre - e in particolare la Sampdoria - hanno un disperato bisogno di giocatori così.

Ora però cerchiamo di non sorprenderci se mercoledì, contro l’Atalanta, Ranieri dovesse decidere di risparmiare Linetty, che per questa squadra è fondamentale, o Ramirez, o anche Gabbiadini. Spero che la doppia vittoria tra Lecce e Spal abbia fatto passare il messaggio corretto in merito alle sue capacità di gestire una panchina dannatamente corta e con poche alternative,e  un finale convulso di stagione con partite ogni tre giorni. Non siamo ancora all’asciutto, non abbiamo ancora la testa fuori dall’acqua, ma almeno iniziamo a toccare e forse, continuando a nuotare, per quest’anno potremmo anche riuscire a non annegare. Considerando le premesse, questa sì che sarebbe una bella storia.

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