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Il futuro è dipinto sull’avambraccio sinistro: "Non sognare la tua vita, vivi il tuo sogno". Cher N’Dour ha solo 18 anni, ma lo ha capito da un po’: "Mi sono tatuato questa frase nel 2020, al mio arrivo in Portogallo, dopo una lunga chiacchierata con mia madre". Stellina italiana del Benfica B, nell’ultimo anno si è laureato campione d’Europa e del mondo con le Aquile di Lisbona (vincendo la Youth League e il Mondiale U20). In vista della doppia sfida tra i lusitani e la Juventus - in Champions e in Youth League - si è raccontato in esclusiva a Calciomercato.com.

Un azzurro sul tetto d’Europa e del mondo. Nel calcio, non si vedeva da un po’.
"Non è stato semplice. Abbiamo vinto la Youth League dopo 3 finali perse, chiudendo a maggio un percorso fantastico con il 6-0 in finale contro il Salisburgo. Poi abbiamo avuto la notizia che per la prima volta ci sarebbe stata la finale intercontinentale. A Montevideo, contro il Peñarol. Tredici ore di viaggio e uno stadio pieno, con 40.000 persone arrivate sugli spalti. Brividi. L’abbiamo spuntata con un 1-0 sofferto". 

Per la felicità di mamma Alice e papà Paco, i tuoi primi tifosi.
"Credono in me e sono molto orgogliosi del mio percorso. Erano a Nyon ma non sono riusciti ad esserci in Uruguay, per logistica sarebbe stato complicato. È stato anche difficile sentirli a causa del fuso orario e dei problemi di connessione, abbiamo parlato in videochiamata il giorno dopo la vittoria. Avevano già visto tutto sui social…". 

Sono con te a Lisbona?
"Papà sì, mamma al momento viaggia tra Italia e Portogallo. A ottobre si trasferirà qui in maniera definitiva, non vedo l’ora. Quando arriverà, non ci saranno più problemi in cucina. Carbonara tutti i giorni (ride, ndr)".

A proposito di Italia. Inizi nelle giovanili del Brescia, poi passi all’Atalanta.
"Due esperienze formative e che mi hanno dato tanto, ma a 16 anni ho colto al volo l’opportunità di venire all’estero. Ho bisogno di stimoli e uscire fuori dalla comfort zone può solo farmi crescere. Il Benfica ha uno dei migliori settori giovanili del mondo, lo dimostra anno dopo anno. Ho avuto solo un po’ di difficoltà con la lingua, quando sono arrivato non sapevo nulla. Ora va meglio, almeno mi capiscono (ride, ndr)". 



Inizi in attacco, poi arretri a centrocampo. Su cosa stai lavorando di più?
"Con il mister e con lo staff stiamo insistendo sui colpi di testa e sul gioco aereo, sia in mezzo al campo che in area di rigore. Al momento lascio un po’ a desiderare, ma l’inserimento e la finalizzazione sono armi da non trascurare per un centrocampista".

Com’è il calcio portoghese visto dall’interno?
"È veloce e molto tecnico. Si lavora soprattutto con la palla e credo sia un fattore rilevante, ai  giocatori serve questo. I muscoli e l’intensità arrivano col tempo. E poi, non ci sono timori. Qui non mi sono mai allenato con ragazzi della mia età. Da Under 17 sono stato aggregato subito all’Under 19, poi ho esordito in squadra B. Stare con compagni più esperti aiuta, danno consigli preziosi". 

Segui la Serie A?
"Guardare ogni partita è impossibile, ma tifo Juve e dei bianconeri non ne perdo una. Poi, è ovvio, cerco di vedere tutti i big match, dal derby di Milano a quello di Roma. Il campionato italiano è interessante e sta tornando competitivo". 
Nella Juve gioca anche Paul Pogba, il tuo idolo. Qualcuno ha già notato somiglianze…
"Mi fa piacere, ma credo sia giusto evitare paragoni. Cerco di imparare dai più bravi e, a proposito di esempi, un altro giocatore che ora sto osservando da vicino è Enzo Fernandez. Fortissimo. È arrivato al Benfica in estate, lo voleva anche il Milan". 

In passato, la Juve ti ha cercato.
"A 13 anni. Ero all’Atalanta, ho rifiutato perché pensavo non fosse la decisione giusta per la mia crescita. Ho preferito restare a Bergamo per giocare e avere spazio. In Italia, per i giovani è difficile. Se non avessi fatto quella scelta, oggi non sarei qui". 

In questa prima parte di stagione, nel centrocampo bianconero sta trovando spazio Fabio Miretti, classe 2003. 
"È un ottimo centrocampista, se Allegri gli sta dando fiducia è perché ha dimostrato di meritarselo e di poter stare a certi livelli".



È la settimana degli incroci con i bianconeri.
"Arrivano due partite impegnative per noi e per la prima squadra, proprio contro la Juve. In Youth League li abbiamo già eliminati nell’ultima edizione, in semifinale, e cercheranno la rivincita. In Champions sarà una sfida fondamentale per il passaggio del turno. Spero che per noi arrivino due vittorie". 

Il vostro percorso in Youth League è iniziato con una sconfitta.
"Come l’anno scorso, magari porta bene. In fondo, il nostro allenatore lo dice sempre: ‘Meglio perdere la prima che l’ultima’ ". 

Quanto aspetti il debutto in prima squadra?
"Per ora, con la prima squadra ho fatto solo qualche allenamento. I ritmi sono incredibili. Esordire è un obiettivo, ma l’occasione può arrivare tra una settimana o anche l’anno prossimo. Non cambia nulla. Sono giovane e ho tempo, quando servirà mi farò trovare pronto". 

Mamma italiana, papà senegalese. Hai scelto l’azzurro. 
"Sto facendo la trafila nelle selezioni giovanili, il sogno è quello di giocare un Mondiale con l’Italia. Chissà, magari nel 2026. Avrò 23 anni, perché non sperare…". Che poi, Cher un Mondiale l’ha già vinto.

CREDITS FOTO: SL BENFICA