Sul campo, il precampionato della Roma non è stato poi così promettente. Questo dato di fatto largamente dimostrabile va tuttavia preso con le molle. Primo perché sulla panchina giallorossa siede Di Francesco, un allenatore intelligente, che vede e provvede, secondo perché il ds Monchi ha appena comprato Steven Nzonzi. E’ stato infatti il centrocampo, nella preseason, il settore più in difficoltà della Roma. Alla base della partenza di un giocatore influente come Nainggolan, o forse in conseguenza della rottura delle parti, è stata progettata una vera e propria rivoluzione di reparto. Per colmare il vuoto, sono arrivate ben due mezzali, il problema però è che al momento tanto Cristante quanto Pastore si sono rivelati due mezze mezzali, l’uno quasi smarrito, sperso perché orfano di Gasp, l’altro talmente leggero in confronto al belga da sembrare fioco più che Flaco: su di loro sarà dunque necessario un lavoro di conversione e riempimento. Infatti dopo gli schiaffoni presi col Tottenham (1-4) alla prima uscita seria, Di Francesco ha subito rivisto la mediana, rinforzandola contro il Barcellona (dal trio novità Cristante-Gonalons-Pastore al più consolidato Pellegrini-De Rossi-Strootman): il risultato finale è cambiato all’apparenza (2-4 per la Roma) ma in realtà no, la sostanza no, come sa chi ha visto la partita fino al 61’, quando sono scesi gli ultimi quattro dei dieci giocatori sostituiti dal Barcellona e il punteggio era ancora fermo sul 2-1 per i blaugrana. Nella partita col Real Madrid, infine, sono ricomparsi dal primo minuto Pastore e Cristante (la prova del fuoco), stavolta però guidati dalla regia di De Rossi. Complessivamente, un altro tentativo fallito, per non dire che non l’hanno mai vista. Possiamo dunque considerare l’ultimo acquisto della Roma il rimedio se non a tutti almeno a buona parte di questi mali? Come cambia il centrocampo della Roma con Nzonzi redentore? E con chi spartirà la mediana il campione del mondo francese?
    
SCIVOLAMENTO SENZA NINJA – Restiamo concentrati sul reparto e partiamo da un piccolo problemino di scivolamento laterale/diagonale osservato contro il Real Madrid. Ecco com’è nato il primo gol dei Blancos



La squadra di Lopetegui concentra il possesso sul centrosinistra grazie a Isco, sceso a palleggiare con la difesa. Cristante lo segue e Pastore, mentre De Rossi sorveglia in posizione arretrata, si schiaccia sull’asse centrale, portando pressione a Kroos (consegna esplicita del Di Fra, che vuole la mezzala opposta sul regista). Ma Isco apre intelligentemente per Nacho, il quale dopo un controllo infila rapido per Ceballos tra le linee.
    


Detto che Perotti poteva stringere di più per evitare l’imbucata, il ritardo di Pastore e De Rossi è sintomatico. Laddove riparava e proteggeva il Ninja in diagonale con ben altra intensità facendo la spola tra trequarti e centrosinistra, ora c’è la leggerezza un po’ indolente di Pastore, ci sono gli anni di De Rossi. Ceballos si gira e gioca aperto per Bale, mentre da metà campo parte il taglio in profondità di Asensio, che risulterà fatale.

Nel 4-3-3 di Di Francesco, il triangolo della mediana, specie in fase di pressing, assume varie forme, si rovescia persino (con una mezzala che sale sul vertice basso avversario, come sopra Pastore). Spunta il 4-2-3-1, il modulo in cui è abituato a giocare Nzonzi. A volte però, in situazioni più tipiche da 4-3-3 come questa qui sopra, dove sono fuori entrambe le mezzali, il francese dovrà essere bravo a leggere il giro palla avversario e a scivolare per tempo con le sue lunghe leve, al fine di coprire gli eventuali buchi. Ci si può chiedere se la presenza di Strootman in qualità di mezzala d’equilibrio sarà necessaria, visto l’impatto un po’ timido di Cristante in fase di impostazione. Per reggere Pastore, il centrocampo giallorosso dovrà dotarsi di due giocatori maturi e prestanti, in grado soprattutto di costruire l’uno al fianco dell’altro, sfruttando le rotazioni. L’alternativa potrebbe essere inizialmente anche l’esclusione di Pastore, con uno tra Cristante e Pellegrini a interpretare il ruolo di mezzala/trequartista. Cristante in teoria è stato preso per questo, più che per costruire gioco. Il problema è che se l’ex atalantino non rende nel palleggio e in interdizione, la compresenza di Cristante e Pastore diventa difficile ora come ora, in quanto el Flaco tende a stare molto alto come mezzala, per rifinire e giocare con le punte. A meno che l’arrivo di Nzonzi non crei più connessioni sul centrosinistra, con l’argentino invitato al fraseggio basso in maniera più continua e costante di quanto non accade o accadrebbe con De Rossi. A quel punto allora l’incursore Cristante potrebbe alzarsi ed essere valorizzato quasi come a Bergamo.    

DE ROSSI 'MUY RIGIDO' – Il commentarista spagnolo Marc Mayola, durante la telecronaca di Real Madrid-Roma ha definito De Rossi un regista “muy rigido” e che - traduco - “necessita sempre di tre quattro controlli prima di effettuare un passaggio”. Sosteneva inoltre che fosse troppo isolato: vero anche questo. In effetti De Rossi era tutt’altro che ispirato, quel giorno. Va detto però che il capitano della Roma non ama il gioco corto. Come regista non è un cultore del rasoterra pulito, fitto, costante, ritmico. Al contrario, tutte queste caratteristiche le ha Nzonzi. Sapete quanti palloni ha giocato De Rossi a Pastore contro il Real? Soltanto 3. Poteva farlo ad esempio almeno una quarta volta, qui sotto, o a un tocco o a due tocchi, e invece si è andato a chiudere a destra. L’intento era di evitare l’avversario, ma non ha fatto i conti col suo passo e con quello di Benzema che stava sopraggiungendo. Palla persa, imbucata a Pastore sfumata. 


E non è che Nzonzi sia poi tanto più veloce. Questa palla tuttavia, probabilmente non l’avrebbe persa. Vuoi per i 'gamboni' che si ritrova, vuoi perché N’Zonzi si limita spesso all’essenziale. Ama il gioco corto, il tocco, i due tocchi che risolvono, che danno sfogo a un flusso nel traffico congestionato. Al contrario di quello che si potrebbe pensare considerando solo il suo aspetto, la sua mole, con lui in cabina di regia la Roma diventerà più fluida, più agile. Migliorerà le microtrame. 

PASTORE SENZA APPOGGIO –  Facciamo un esempio: la sanguinosa palla persa da Pastore che ha prodotto il pareggio del Tottenham, l’inizio della fine contro gli Spurs di Pochettino. E’ vero, qui l’argentino si fida un po’ troppo della sua tecnica e si abbassa palla al piede, avventurandosi in una zona pericolosa pressato da due uomini. Ma qui la responsabilità è solo in parte di Pastore: non c’è nessuno che si smarchi! In giallo e in rosso abbiamo tracciato due soluzioni alternative che non si sono avverate. ​

La soluzione rossa (ribadisco, non praticata dagli attori Gonalons, Pastore e Jesus) è quella in cui eccelle invece Nzonzi. L’ex Siviglia, smarcandosi, individua sempre la combinazione più semplice per risolvere i problemi di un compagno in difficoltà. 

NONCHALANCE Y DESMARQUE – Smarcamento e nonchalance, questo è Nzonzi. Un mix tra le qualità migliori del calcio spagnolo, il gioco di posizione assorbito a Siviglia, e la sprezzatura tipica del centrocampista tecnico francese. Qui sotto anziché cambiare gioco per il terzino con un’apertura alta e a giro (e dunque una giocata lenta e scomoda per chi riceve) così frequente nel giro palla di De Rossi,  Nzonzi scambia nello stretto con Banega, e dopo un tocco si smarca per ricevere di nuovo fronte alla porta. Questo duetto apparentemente superfluo, in realtà disordina il centrocampo avversario e consente a Nzonzi di imbucare al momento giusto Vazquez. Sorridano gli attaccanti, gli esterni e le mezzali della Roma: è arrivato per loro un campione del mondo.  



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