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Eccolo,  il Napoli di Champions. Il Napoli che centra il primo obiettivo di stagione. Ottavi conquistati per la terza volta nella sua storia internazionale e tutti contenti. Contenti, sì, ma non felici. Perché nella notte del successo sul povero Genk, nella notte del ritorno di Milik che di gol ne fa addirittura tre - l’ultimo è di Mertens -, ebbene, nonostante tutto q uesto, c’è un velo di tristezza, sul prato del San Paolo. Anzi: di sconfitta. Perché si può leggere anche come una sconfitta l’addio del Napoli a Carlo Ancelotti: asso di coppe, certo, ma, diciamo la verità, inopinatamente non più d’un quattro di bastoni in campionato.

E così, oggi,  l’addio all’allenatore che ha commesso un sacco di scombinatezze e che, soprattutto, non ha saputo governare l’ammutinamento dimostrando di non essere più padrone della squadra e l’annuncio ufficiale dell’ingaggio di Rino Ringhio Gattuso. Nome e curriculum che non infiammano la Napoli del pallone, questo è vero, ma che nell’emergenza d’un quarto posto - almeno quello - da recuperare, potrebbe, dovrebbe saper attaccare la squadra al muro delle proprie responsabilità. Che sono tante, si capisce.

Bene. Bene? Comunque sia, Napoli che passa il turno in Champions. D’accordo, era nelle previsioni. Quando ci furono i sorteggi fu subito evidente che il Napoli aveva pescato gli avversari giusti per arrivare al secondo posto come poi il campo e il successo del Liverpool a Salisburgo hanno confermato. Quindi, nonostante i due incorniciabili match contro il Liverpool (che poi sono stati il passaporto per gli ottavi) nulla di grandioso, ma di importante sì. Perché fa un bel pieno di fiducia e di autostima, perché mette in tasca un altro bel pacco di milioni, perché forse questo l’aiuterà a tornare squadra credibile anche in campionato.

Napoli di Champions, dunque. Napoli più rapido e orgoglioso. Più motivato e più cacciatore di gol e di successo. Favorito anche da un Genk che oggettivamente non è una grande cosa, che mette in porta un ragazzo meno che diciottenne e che pure lui in campionato ha un sacco di problemi? Sì, può darsi. Ma comunque sia, è un Napoli, quello che si presenta nel gelo - in avvio gelo anche del tifo - del San Paolo che gioca a due tocchi, che disegna geometrie pulite e che mette subito in chiaro come deve andare la serata grazie al suo centravanti ritrovato.

Non metteva piede in campo da un mese e più, questo giovanotto vittima di troppi disgraziati acciacchi per non pensare di passare un momento anche per Pompei, che impiega però solo tre minuti per riprendersi la scena. Tre minuti, infatti, e Milik sfrutta una ingenuità del ragazzino in porta per far gol. Gol facile facile che mette subito in discesa la partita. Che non è una formalità. Che è una mezza formalità, va’, perché il Genk quando ha palla e spazio, ma non capita spesso, riparte, s’infila nella difesa non sempre perfetta degli azzurri e mette sul piede del gigante Onuachu - due metri ed un centimetro - palloni buoni per far gol.  Ma il nigeriano ha gambe forse troppo lunghe per non rischiare di annodarsi nei momenti decisivi. E, infatti, così fa almeno un paio di volte, mangiandosi gol clamorosamente davanti ad un Meret già disperato. Ma tutto questo è anche colpa degli azzurri che perdendo un paio di palloni in uscita beccano ripartenze assai pericolose.

Ma è tutto qui, il Genk. Il resto è solo Napoli che ha il suo punto di forza in Di Lorenzo. Spinge che è una bellezza, il ragazzo a destra. E proprio da un suo suggerimento (26’) arriva il raddoppio di Milik che brucia sul tempo la difesa e il povero Vandevoordt. E non è finita per il centravanti al quale, forse, Mertens lascia il pallone per il tris. E’ Allan (37’) che lancia in verticale Callejon ed è il portierino belga che aggancia lo spagnolo per non farsi superare. Rigore sacrosanto e il polacco mette la firma sulla partita per la terza volta. Praticamente finisce qui questa partita forse mai cominciata. Poca roba, infatti, la ripresa. Sì, arriva pure il quarto gol del Napoli e lo segna Mertens su rigore (“parata” di De Norre) su tiro di Callejon, ma soprattutto c’è l’esordio in Champions di Gianluca Gaetano, ragazzo napoletano del Duemila che dà il cambio a Zielinski. E poco dopo tocca anche a Lozano per Milik e a Llorente per Callejon. Per il resto più una lunga attesa per il fischio finale che vere emozioni. Ma non fa niente. Il Napoli quello che doveva fare l’aveva fatto già.  E grazie, don Carlo. Per tutti quest’addio diventa un’occasione persa. Napoli-Genk 4-0 (primo tempo 3-0)


IL TABELLINO
Marcatori: 3' pt, 26' pt e 38' pt (rig.) Milik, 29' st Mertens (rig.)

Assist: 26' pt Di Lorenzo

Napoli (4-4-2): Meret; Di Lorenzo, Manolas, Koulibaly, Mario Rui; Callejon (33' st Llorente), Allan, Zielinski (27' st Gaetano), Fabian Ruiz; Milik (33' st Lozano), Mertens.A disp.: Ospina, Luperto, Elmas, Insigne. Allenatore: Ancelotti

Genk (4-3-3): Vandevoordt; Maehle, Dewaest, Lucumi, De Norre (36' st Neto Borges); Hrosovsky, Berge, Ito (27' st Hagi); Paintsil, Onuachu, Samatta (18' st Bongonda). A disp.: Coucke, Wouters, Odey,, Ndongala. Allenatore: Hannes Wolf.

Arbitro: Cakir (TUR)

Ammoniti: Vandevoordt, De Norre, Mario Rui, Koulibaly, Paintsil