"You make me laugh, give me your autograph" ("Mi fai ridere, fammi un autografo"). Potrebbero parafrasare gli Oasis di Supersonic, i tifosi del Napoli a Dimaro di fronte al cartello, posto fuori dal Napoli Store, che afferma che i calciatori faranno autografi solo sulle maglie da gara ufficiali della stagione 2018/2019. Niente gadget, abbigliamento di rappresentanza o maglie degli anni passati, quindi. 

Hamsik e compagni sono costretti a regalare firme solo a chi ha speso da poco un centinaio di euro per la casacca più recente. Pare che mister Ancelotti non possa neppure firmare il cd originale di Renato Zero, "Sulle tracce dell'imperfetto", da cui è tratta "I migliori anni della nostra vita", nonostante la superba cover regalata qualche sera fa. 

Scherzi a parte, ok le strategie di marketing, va bene che i calciatori in altre zone del ritiro concedono selfie e autografi senza grosse difficoltà (per fortuna), ma di fronte a scelte del genere viene veramente da ridere, altro che Oasis. Perché, eccezion fatta per un'eventuale lotta al materiale non originale, non è credibile che una società possa avvertire il bisogno di fare cassa con gli autografi di fronte a tifosi che già per essere al seguito della squadra stanno investendo un buon quantitativo di denaro. Si pensi a una famiglia con bambini che non può permettersi il costo delle maglie, chi lo spiega ai piccoli che il loro beniamino può "concedersi" solo a chi ha più soldi? 

Forse si tratta di una strategia inversa rispetto a quella della Juventus: i bianconeri hanno comprato CR7 e puntano a recuperare l'investimento anche con la vendita delle sue maglie, il Napoli sfrutta gli autografi per vendere più maglie e garantirsi il budget di un acquisto all'altezza, magari Cavani Napoli nello store di Dimaro a parte, solo un'altra "società" vieta gli autografi ai suoi componenti: si tratta della famiglia reale inglese. Esiste infatti un protocollo che non permette ai reali di apporre firme su documenti non ufficiali. Ovviamente in questo caso il divieto è legato alla sicurezza e ha il fine di evitare eventuali contraffazioni. Nulla a che vedere con marketing e vendite. 

Di questo passo, davvero, si rischia di capitalizzare su tutto. Perché l'autografo non è semplicemente un tratto di penna ma, per chi lo riceve, è un pezzo di storia, il ricordo indelebile del momento che si è vissuto per ottenerlo. E' uno dei simboli più rock and roll che esistano, perché a volte lo si deve conquistare tra lunghe attese, sudore e magari qualche spintone alla fine di un concerto o fuori da uno stadio. 

Proprio nella musica, ci sono poi autografi che valgono un patrimonio. Il più costoso in assoluto (vale 525mila dollari) è quello che John Lennon ha firmato al suo assassino Mark David Chapman su una copia dell'album Double Fantasy l'8 dicembre 1980, poche ore prima che lo uccidesse con 5 colpi di pistola. Sempre di un ex Beatles è anche il primato dell'autografo di maggior valore tra i musicisti viventi. Si tratta ovviamente di Paul McCartney, la cui firma autenticata vale oggi quasi 5mila dollari e il cui valore cresce del 20% ogni anno. Tale valore dipende dalla rarità di autografi che concede Macca ai suoi fan. Chissà quanto potrebbe valere nei prossimi anni una firma su un pallone o un cappellino da parte di Insigne o Hamsik nello store di Dimaro nel luglio 2018...