Era uno dei temi più attesi della notte del Friuli: che Napoli sarà senza Lorenzinho, rimasto a casa a pensare al Psg? E come se la caverà quest’Udinese affamata di punti e messa in campo con i tre centrali perché non si  fida manco un poco di quel Callejon che fa solo finta di non essere attaccante? Ma mentre si prova a cercare le risposte ai dubbi della sera, ecco che arriva lui. Sì, proprio lui: il fantasma di Insigne che si materializza nel destro tagliente e preciso di Fabian. Ci pensa lo spagnolo - in campo per un accidente capitato a Verdi appena dopo il pronti via - a partire da sinistra e a disegnare la parabola felice che non lascia scampo al povero Scuffet.

Quattordici minuti. Neppure un quarto d’ora impiega il Napoli per replicare al pari di Torino e per urlare alla Juventus che non può considerare il campionato come un affare suo e di nessun altro.  Eppure, non è semplice la notte di Ancelotti. Perché quest’Udinese  “incappottata” toglie spazio a respiro all’ultimo passaggio degli azzurri. E per Mertens e Milik - inedita, strana, e pure scombinata coppia là davanti - è spesso sofferenza. Sì, quello che c’è in campo non è un Napoli libero di testa e tirato a lucido nelle geometrie. Segno che ci sono già pensieri che volano a Parigi, all’appuntamento con la Champions. Segno anche, sembrerebbe, che se non c’è Insigne qualche preoccupazione avanza. Ma non è solo l’attacco a dar pensieri ad Ancelotti. C’è pure la difesa che troppo a lungo corre rischi. Colpa, certo, di quella linea altissima che si offre a qualche feroce ripartenza bianconera e al piede fuori misura di Lasagna, ma neppure Albiol è senza peccato. Roba che pensando a Neymar, Mbappè e Cavani qualche brivido lo da. 

Insomma, non è una gran partita (ma chi s’aspettava che lo fosse?) quella che si vede. Non che da una parte e dall’altra non ci sia l’impegno, la voglia di portare in campo un calcio buono, ma poi quella che vince è la confusione, l’improvvisazione. E l’ansia. Perché mentre l’Udinese prova come può ad uscire dal buio della sconfitta, ma senza ricavarci poi granché, il Napoli sembra incapace di chiudere il gioco e la partita; anzi, perde la testa e colleziona “gialli”. Insomma, se si vuole, comunque un mezzo passo avanti di Lasagna e soci rispetto alle ultime partite e un mezzo passo indietro degli azzurri. Sul piano del gioco, dell’organizzazione, si capisce, ma non del risultato. E, in fondo, era soprattutto o solo questo che valeva dopo il pari di mezza sera della Juve e in attesa della Champions. Però resta quella gran paura patita dagli azzurri sino a otto minuti dalla fine. Quando in tre giri d’orologio  il Napoli è riuscito a fare quello che non gli era riuscito per tutta la partita. Un caso che sia capitato quando Milik è uscito, quando là davanti Mertens ha avuto assai più spazio e quando il Napoli ha giocato con un centrocampista in più? Probabilmente no. Ed è su questo che forse Ancelotti dovrà ragionare un po’. Perché dopo il Psg, incrocio importante di stagione, ci sarà la Roma. Avvelenata e velenosa come mai.




IL TABELLINO

Udinese-Napoli 0-3 (0-1 fine primo tempo)

Marcatori: 14' p.t. F. Ruiz (N), 37' s.t. Mertens (N), 41' s.t. Rog (N)

Udinese (3-5-1-1): Scuffet; Ekong (dal 35' p.t. Opoku), Nuytinck (dal 41' s.t. Wague), Samir; Pussetto, Fofana, Behrami (dal 23' s.t. Barak), Mandragora, Larsen; De Paul; Lasagna. All. Velazquez.

Napoli (4-4-2): Karnezis; Malcuit, Albiol, Koulibaly, Hysaj; Allan, Zielinski (dal 40' s.t. Rog), Verdi (dal 4' p.t. F. Ruiz), Callejon; Milik (dal 29' s.t. Hamsik), Mertens. All. Ancelotti.

Arbitro: Mariani (sez. Aprilia)

Ammoniti: 15' p.t. Pussetto (U), 36' p.t. Milik (N), 45' p.t. Albiol (N), 11' s.t. Allan (N), 12' s.t. Larsen (U), 14' s.t. Mertens (N), 34' s.t. Opoku (U)