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Visite mediche alla clinica Fornaca, poi la corsa in taxi verso la sede della Juventus. Inizia così l’avventura di Fabio Quagliarella in bianconero. Il giorno prima si era svegliato nel ritiro di Boras con il suo Napoli, pronto a giocare contro l’Elfsborg. 24 ore dopo si è ritrovato senza la maglia azzurra, tra i ‘nemici’ juventini, quelli che a Napoli non saranno mai amati.
Sapeva che poteva andare così Quagliarella, l’aveva capito già da un paio di giorni, da quando i dirigenti del Napoli avevano iniziato a fargli discorsi strani sul ruolo, sulla compatibilità con il gioco di Mazzarri, sulla sua reale possibilità di esprimersi al massimo a Napoli. Fabio aveva capito, ma lavorava. Lavorava sodo per giocare e tenersi stretto il posto, nonostante l’arrivo di Lucarelli, Cavani e quello imminente di Sosa, amico di Lavezzi e sponsorizzatissimo dal Pocho.
Poi le voci di mercato dopo quelle futili chiacchierate, come quella non proprio realistica relativa al Real Madrid e quelle più verosimili di Rubin Kazan e Fiorentina. Infine la Juventus, scottata dal rifiuto di Di Natale e a caccia di un forte attaccante da affiancare ad Amauri. Fabio scelta numero due, ma importante come quella del capocannoniere dello scorso campionato.
Una scelta fatta in poche ore dal club bianconero e comunicata a Quagliarella giovedì, alle 13 e 30 circa. Fabio c’è rimasto male, qualche suo compagno di squadra giura che così nero in volto non l’ha mai visto. Avrebbe voluto restare a Napoli. Un po’ quando si è consapevoli che un’amore fa male, ma si vuole restare lo stesso legati ad una persona, a un’idea, un’utopia. Fabio sapeva che tra lui e il Napoli era finita, si sentiva quasi tradito, voleva essere l’idolo e invece si è ritrovato costretto ad un dualismo con Lavezzi accentuato dentro e fuori lo spogliatoio. Storie di piccoli dispetti, come quello del ruolo da protagonista nella pubblicità di Sky.
La realtà è cocente: Fabio Quagliarella è stato scaricato dal Napoli, dopo un anno a fasi alterne, in cui Mazzarri l’ha difeso più per l’immagine da tutelare che per la reale convinzione di credere in lui. Sia la società che il calciatore alla fine non hanno fatto nulla per continuare il rapporto, anche perché lo stabiese finisce alla Juventus che, pur non vincendo da anni, resta sempre il club più scudettato d’Italia.
Nel gioco di Mazzarri serviva un trequartista, in quella posizione atipica un giocatore come Quagliarella ci può anche stare, ma fa fatica. E Fabio faceva fatica, ma lottava per la maglia. Eppure, lui e il Pocho sono stati sempre incompatibili, anche nemici se vogliamo, perché in campo darsi il pallone e fingere che tutto andava bene era una fatica enorme, ma in serie A ci sono telecamere ovunque, ad ogni gesto, ad ogni sussulto, che colgono espressioni di fatica, di disgusto, di soddisfazione e quindi si faceva buon viso a cattivo gioco.
Quagliarella alla Juventus per 15 milioni è stato un affare per il Napoli, un affare per la Juventus e anche un affare per Quagliarella, ad un certo punto costretto a cambiare aria, non per i tifosi, ma per il clima che c’era intorno a lui.
Sarà un avversario temibile, che con la sua partenza ha aumentato il gap tecnico creatosi sul mercato tra la squadra di Mazzarrie i bianconeri. I grandi colpi sono stati della Juventus e il Napoli ha pure messo ai bianconeri la ciliegina sulla torta.