Il calcio non è diverso da altri mondi dove girano tanti quattrini e dove gli interessi sono alti. Si fa politica, tra i tavoli delle leghe e delle federazioni ma anche attraverso le interviste. De Laurentiis aveva bisogno di fare politica, di fare campagna elettorale, di esporre il suo manifesto elettorale per lo scudetto: dimostrando quanto fatto, proponendo il fattibile e forse anche l'impossibile, denigrando gli avversari principali per la poltrona di regina d'Italia.

CUI PRODEST? Quel che resta di questo fiume strabordante di parole presidenziali (francamente, anche chi vi scrive ha perso il conto delle interviste concesse) sono delle accuse molto pesanti alla Juventus, ad un sistema fatto di rapporti che è anche difficile da dimostrare. Poi, sono anche arrivate ricostruzioni, come quelle fatte dal Fatto Quotidiano che contribuiscono ad avvelenare il clima. Da oggi, ogni tifoso del Napoli guarderà ad ogni trattativa della Juventus come qualcosa che si è mossa nel torbido, forse ascolterà ogni commentatore televisivo come parte di un sistema comandato dalla famiglia Agnelli. L'affare Politano ha lasciato tanto veleno nei pensieri di ADL ma è solo la punta dell'iceberg. La domanda è, però unica: giusto creare questo clima? Gioverà davvero al Napoli? Quello che sogna De Laurentiis è vedere Napoli come altro centro dell'Impero del football: per fare questo sta provando a limitare quello che è il sistema bianconero.

GUERRA TOTALE -  Gli strali a mezzo stampa sono solo l'ultima tappa della guerra totale alla Juventus: dal campo, al mercato, passando per gli organi federali e finendo ad accuse quasi da tribunale. Insomma, chi pensa che De Laurentiis si sia scagliato solo oggi contro Agnelli si sbaglia. Conoscendo il produttore non si fermerà: è la battaglia che può cambiare il modo stesso di intendere il calcio italiano, che può mettere al centro il Napoli del sistema calcio italiano e non solo. Quello che, però, si sta prendendo De Laurentiis è anche un rischio enorme: perché con la sua idea di battaglia rischia di perdere tutto, compreso quello che finora ha meravigliosamente costruito nella triangolazione tra i suoi studi romani della FilmAuro, Castelvolturno ed il San Paolo di Fuorigrotta.