Non raccontiamoci storie, c’è una e una solo cosa che tutti i tifosi azzurri hanno pensato quando al 75’ di Benevento-Napoli Dries Mertens ha chiesto il cambio dopo l’intervento quanto meno scomposto di Djimsiti di due minuti prima: è finita. Troppo serrato, troppo equilibrato questo duello senza esclusioni di colpi con la Juventus per potersi permettere anche un minimo stop del belga, figurarsi un lungo stop che per fortuna di Sarri sembra essere scongiurato. Non solo, ieri il belga è stato sostituito da Rog perché il Napoli capolista, record di sempre al pari della Juve di Conte per punti fatti nelle prime 22 giornate di campionato, non aveva un solo attaccante in panchina in virtù dell’influenza che ha tenuto Ounas ai box. Già, Ounas, che prima punta di certo non è e che era stato messo sull’altare del sacrificio per un prestito di 18 mesi, nota bene, 18 e non 6, pur di arrivare a Politano. Non solo la prospettiva di ciò che sarebbe potuto accadere nelle partite successive senza Mertens, il discorso varrebbe già per la gara in corso. Se fosse successo in una situazione di punteggio diversa e contro un avversario di maggiore portata come sarà certamente la Lazio sabato sera, come avrebbe fatto il Napoli a chiudere la partita senza altri attaccanti?

Paradossale. Non c’è che dire. Delle attenuanti per il non mercato ne abbiamo parlato, ma al di là della qualità assoluta e della perfetta adattabilità dell’esterno che si voleva regalare a Sarri evitando di comprare tanto per comprare, esistono dei limiti numerici e strutturali così palesi, in alcuni reparti, che il chicchessia di turno male non avrebbe certamente fatto. Se il Napoli, con Milik ancora non pronto, avesse dovuto affrontare questa Lazio, la più forte tra le squadre umane di questo campionato, con un centrocampista alzato nel tridente e Callejòn adattato al centro e avesse a causa di questo subito una battuta d’arresto che fosse andata a compromettere un cammino esaltante durato due anni, che ricordo sarebbe rimasto del mercato di gennaio appena conclusosi? Come si potrebbe eventualmente accettare il rinunciare ad un sogno di tale importanza per tutto l’ambiente in virtù di una mancanza così veniale come acquistare anche un Borriello o un Pazzini di turno?

De Laurentiis ha parlato alla pancia dei tifosi, cavalcando l’onda del “noi contro tutti” da sempre in voga in città, ma è inevitabile che ad ogni singolo mal di testa dei suoi uomini offensivi il dito verrà puntato contro di lui, reo di non aver fatto tutto il necessario per scongiurare eventuali intoppi dell’ingranaggio. Sostanzialmente, reo di non aver fatto nulla, ne in estate, ne in inverno, per metterci del proprio. Vietato parlare di sfortuna, troppo comodo. Perché le ambizioni ed il rendimento superiore a qualsiasi attesa di questo gruppo, meritavano tutt’altri accorgimenti da parte del Patron e gli infortuni fanno parte del calcio, e per tanto sono imponderabili fino a un certo punto.