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Alcuni tifosi del Napoli dimostrano di essere ancora sotto l’effetto psicotropo del gioco di Maurizio Sarri. Non si spiega altrimenti questa tendenza a scuotere il capo, se non talvolta addirittura attaccare la squadra di Gattuso, perchè vince "sì, ma il gioco…". Il gioco? Bisogna guardarsi intorno per capire che in questo campionato sono soltanto due le realtà che possono offrire una qualità riconoscibile attraverso il lavoro del loro allenatore: l’Atalanta ed il Sassuolo. Perchè? Semplice: sono anni che operano sullo stesso progetto tecnico. Gasperini è a Bergamo dal 2016 e il suo inizio non fu esaltante, al punto che dopo sole 6 partite rischiò di essere esonerato. Quattro sconfitte (vittorie solo con Torino ed il neo promosso Crotone) e la sfida contro il Napoli risultò decisiva per il suo destino: un gol di Petagna gli diede la vittoria e la possibilità di proseguire fino ad arrivare ai quarti di Champions League contro il Psg nella scorso mese di agosto. Il discorso vale anche per De Zerbi, in sella al Sassuolo dal 2018 con risultati non sempre esaltati, ma con l'appoggio costante della dirigenza, che domenica contro il Parma gli permetterà di festeggiare la centesima panchina in neroverde. 

Tutto il resto del calcio italiano va avanti a sprazzi, tra sconfitte cocenti e vittorie esaltanti, per poi ritrovarsi pochi giorni dopo di nuovo al punto di partenza. Una sorta di "gioco dell’oca" che non permette di avere una continuità di rendimento, al punto che da tanti anni non si vive una classifica di serie A con sei squadre in soli 9 punti dopo 17 giornate e con Juve e Napoli che potrebbero ridurre ulteriormente il gap nel momento in cui recupereranno il match non giocato il 4 ottobre. 
Sembrerebbe essere diventata davvero esigente una parte della torcida, che mercoledì sera ha inveito contro il Napoli e Gattuso solo perchè la squadra si era permessa di approdare ai quarti di Coppa Italia battendo l’Empoli (è primo in serie B) con il mortificante punteggio di 3-2. Giusto per rinfrescare la memoria di chi non riesce a guardare oltre l’esaltazione che procurò quel Napoli che arrivò ad un passo dallo scudetto, voglio riscrivere la formazione messa in campo da Ringhio mercoledì sera: Meret; Di Lorenzo, Rrahmani, Koulibaly, Ghoulam; Demme, Lobotka; Politano, Elmas, Lozano; Petagna. Ebbene, tranne Di Lorenzo, Koulibaly e Lozano - che occupano i primi tre posti nella graduatoria relativa al minutaggio stagionale - gli altri occupano dal 12esimo (Petagna con 1.003 minuti) al 22esimo posto (Rrahmani con 138 minuti complessivi). 

Trattasi, quindi, di una formazione che Gattuso mai più si sognerebbe di riproporre in futuro, se non davanti ad una clamorosa emergenza. Per giudicare in maniera sincera ed onesta il Napoli di questa stagione, bisognerà attendere i rientri di Mertens e di Osimhen che rappresentano il meglio che l’organico possa offrire in termini di attaccanti. E la storia di questo campionato lo conferma. Quando il nigeriano si è infortunato in Nazionale (il 13 novembre), gli azzurri erano secondi in serie A, a -2 dal Milan, con 15 gol fatti e solo 4 subiti. Quando poi si è infortunato pure Mertens (il 16 dicembre) e prima che si giocasse Inter-Napoli, la formazione di Ringhio era ancora seconda in serie A, a -3 dal Milan capolista, con 26 gol fatti e 8 subiti. Da quel momento in avanti, sono state giocate 6 partite senza i due attaccanti ed il Napoli è sceso al quinto posto con un -9 dal Milan. Voi che rimpiangete, intanto che sospirate al ricordo di Sarri, date meglio un’occhiata a questa squadra, che potrebbe anche costringervi a cambiare idea.