Cagliari-Napoli è finita da poco, dovrei stare qui a scrivere della capacità di ripresa, della risposta di Milik, di scelte opinabili di Ancelotti, di un mercato di gennaio che potrebbe rafforzare la rosa, regalando al tecnico qualche alternativa vera in più. Potrei fare tutto questo. Attenermi alle consegne, non prendermi rogne. Tutto partirebbe da un assunto fondamentale: il Napoli tiene vivo il campionato. Non è così. Non è un problema di punti, non è un problema di qualità del gioco, non è un problema di profondità dell’organico. Il Napoli è lì, ci prova e ci proverà. Ha un senso farlo? Ha un senso dire a qualche decina di milione di appassionati italiani che c’è una lotta al vertice. No. Sabato, prima del derby della Mole, ho avuto il privilegio di intervistare Attilio Auricchio, oggi dirigente del Comune di Napoli, all’epoca di Calciopoli era colui il quale indagò sul sistema Moggi. “Questo atteggiamento della Juventus da legibus solutus non lo comprendo” fu la risposta alla domanda sui 36 scudetti esposti allo Stadium. Così, mentre Guida non giudicava e Mazzoleni era senza corrente o alle prese con un attacco di colite, io ripensavo ad Auricchio mentre Alex Sandro tirava giù Zaza senza aver paura di esser punito. Per chi è a corto di brocardi, sentirsi ‘legibus solutus’ vuol dire sciolti dalle leggi e quindi superiori alle stesse. Non bastava l’impunità della scorsa stagione, serviva ripeterla oggi con CR7, serviva fare record su record per il gusto di sbeffeggiare gli altri, ridicolizzarli, senza rispetto. Oggi, la Juventus è l’arroganza di Nedved, il suo sguardo truce contro gli avversari. Ad oggi, ad otto o a tre punti di distacco, non esiste un campionato. Esiste una classifica dal secondo posto in poi. Perché c’è qualcuno che ha deciso che non valgono le stesse regole per tutti, che il più forte è anche il più prepotente e si può permettere quasi ogni cosa.
 
MILIK E L’ONERE DELLA PROVA. Provo a dedicare qualche parola anche alla gara. Cerco di esser coerente su Milik: ottimo attaccante, troppo altalenante. Fino alla punizione, a Cagliari, gara da 5 in pagella: colpisce una traversa, con una dose di sfortuna che condisce il tutto. Poi, la gemma. La dimostrazione che i colpi li ha, che può fare il salto, che ha la potenza, la tecnica ed il senso del gol. Il centravanti deve avere il killer instinct, deve essere uno come Mandzukic, trascinante e determinante. Milik, in una squadra con una iper-produzione offensiva come quella del Napoli, per quelle che sono le sue skills, può fare ancora di più, ancora meglio. Nella stagione dove la dea bendata sembra finalmente assisterlo dal punto di vista fisico, ora sta a lui spegnere le voci e dimostrare che al Napoli, per i prossimi anni, serve, al massimo, un centravanti di riserva. Ha l’onere della prova, Arek: ora che Liverpool è alle spalle, deve avere la personalità del 91’ a Cagliari, prendendosi le responsabilità che le sue spalle larghe possono portare per consacrarsi come uno dei migliori al mondo.