Ha ragione Carlo Ancelotti, rilassarsi ci sta. Hai tanti gol di vantaggio, hai la qualificazione in tasca. E poi, dai, diciamocelo: ma chi è sto Salisburgo, tanto vale risparmiare le energie, aspettare le partite che contano. Così, possiamo anche giocare con una mediocrità allarmante per la seconda volta in pochi giorni, possiamo far passare in carrozza che nelle ultime 12 gare il Napoli ne abbia vinte solo 5, possiamo anche fregarcene di quel milione di tifosi azzurri che segue ogni partita. Possiamo, poi, far finta che Allan non sia fuori forma, che Mertens non abbia un problema con il gol, che la difesa senza Koulibaly è un problema già solo immaginarla. Nella sera in cui le Pravda (vecchio organo di stampa del regime sovietico) in salsa partenopea celebrano il Napoli che (battendo Zurigo e Salisburgo) approda ai quarti di finale di Europa League, francamente credo che le cose più assennate le abbia pronunciate Arek Milik, smentendo anche la stampa di regime che riesce solo a ricordare come sia la terza volta nella sua storia che il Napoli arrivi a questo punto della competizione. “Abbiamo giocato sotto il nostro livello, dobbiamo migliorare. Il risultato dell'andata ci ha condizionato, forse sì, ma avevamo detto di non pensarci e non l'abbiamo fatto. Sono felice di aver passato il turno, andiamo avanti ma dobbiamo migliorare tante cose”: questa la lucida analisi del polacco. Senza voler esser eccessivamente critici, bisogna esser onesti nel dire che solo i prodigiosi interventi di Meret nella gara d'andata hanno evitato al Napoli di complicare terribilmente un turno ampiamente alla portata. IL MOMENTO DI ANCELOTTI. Ora, si entra nella fase in cui Ancelotti deve dimostrare di essere quel top coach che ha seminato trofei più di chiunque altro sulla sua strada. Il Napoli, già domenica con l'Udinese deve invertire il trend, giocarsela alla morte in ogni partita: mancano poche gare alla fine della stagione, si è fatta tanta gestione, smettiamola con quella che è solo una cazzata della stanchezza o della psicologia. Anche perché i primi a non piacersi sono gli stessi calciatori, il primo a non voler guardare più un Napoli così è lo stesso Carlo Ancelotti. Anche se le Pravda lo celebrano ugualmente, uno come lui sa bene che non è questa la strada che lo porta verso la gloria anche nella terra di Partenope.