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Nel corso di un'intervista a Sport Week, Alessandro Nesta ha dichiarato: "Milano la trovo cambiata, in meglio. Non sembra neanche più una città italiana, ma nordeuropea. Si è evoluta e mi piace tantissimo. Di Milano ho ricordi stupendi, ci ho passato dieci anni anche se all'inizio non volevo starci. Né a Milano, né al Milan. Sarei rimasto alla Lazio e a Roma a vita perché, con tutti i suoi difetti, resta la città più bella del mondo. Ma dopo i primi 6-7 mesi mi sono ambientato e a Milano sono stati da dio. Cosa ha fatto scattare la scintilla? Soprattutto l'orgoglio. Non potevo tradire la fiducia di un club che mi aveva voluto così tanto, tirando fuori un sacco di soldi e facendomi un contratto di tre anni più uno".

SU INSTANBUL - "Negli spogliatoi ci ripetevamo di stare sul pezzo, altro che festeggiare. Poi è successo tutto troppo in fretta: 3 gol presi in un quarto d'ora. Non avemmo il tempo di riorganizzarci. Quella sera ho creduto nel destino".
SUL MILAN - "Ritorno in Champions? Un'impresa. E' stato fatto un grande lavoro da parte di tutti. Dopo Berlusconi il Milan ha cambiato due volte proprietà e dirigenza: vuol dire ripartire quasi da zero, con giocatori presi da altri ma che devi tenere perché hanno contratti di tre-quattro anni".

SU PIOLI - "Cosa mi piace? Il gioco. Si è basato su quello con chiarezza di idee. Ma non ho mai pensato che potesse vincere lo scudetto perché è una squadra giovane e la rosa non era abbastanza competitiva. Se manca Ibra, non ce n'è un altro simile. Ora bisogna continuare a investire sui giovani, inserendo ogni anno un giocatore importante. Ma più della squadra, conta la società la sua capacità di trasmettere valori antichi. In questo senso, la gestione dei casi Donnarumma e Calhanoglu è stata giustissima, da Milan di una volta".