Neymar ha provato a vincere da solo. Ma, pur bravo, anzi bravissimo, non è ancora Cristiano Ronaldo. Forse somiglia più a Messi per la capacità di dribblare guadagnando campo, ma l’idea di saltare mezza squadra avversaria da solo appartiene ad un calcio che non c’è più. Da almeno trent’anni ci si difende con gabbie e raddoppi, in più la Svizzera di Petkovic ha riesumato la marcatura ad uomo (Behrami a tutto campo) per cui pensare di far gol da azione personale era un’idea davvero remota.

Forse - una volta in vantaggio - il Brasile avrebbe dovuto difendere meglio (il gol del pari di Zuber, da calcio d’angolo, è da mostrare alle scuole calcio per insegnare come, marcando a uomo, non si deve fare la marcatura) e accontentarsi del risicato vantaggio (splendido tiro di Coutinho al 20’), ma questa volta è andata in onda una partita assolutamente anomala. L’1-0, infatti, ha come spento gli uomini di Tite che sembravano e, per lunghi tratti lo sono stati,  padroni del palleggio. Anziché cercare il raddoppio, il Brasile si è seduto ed ha atteso che la Svizzera muovesse la sua reazione.

Per quanto poco condivisibile, la strategia avrebbe potuto avere un senso se gli avversari avessero perso l’equilibrio riversandosi in avanti. A quel punto si sarebbero potuti colpire in contrattacco. Ma Petkovic l’aveva studiata bene: aggredire il Brasile con il pressing per portargli via palla in zona calda e cercare di fargli male. Ora nell’ottanta per cento dei casi i brasiliani escono dal pressing avversario rimanendone indenni, perciò l’idea della Svizzera conteneva un’alta possibilità di fallimento. Tuttavia, non essendo tutti i difensori brasiliani in serata di grazia, sono accaduti due mini-episodi che hanno dato la svolta alla partita. Prima, il pressing di Lichtsteiner e Shaqiri ha messo in difficoltà Marcelo, costretto a mandare la palla in fallo laterale. Subito dopo, dal calcio d’angolo di Shaqiri, il colpo di testa ravvicinato di Zuber ha sorpreso Allison.

Incolpevole, almeno per me, il portiere. Colpevole, invece, Miranda che marcava lo svizzero standogli davanti. Ora, in qualsiasi parte del globo, ci si mette a fianco dell’attaccante e, a volte, addirittura lo si fronteggia cercando di inibirgli la giocata prima ancora che il pallone parta. Invece MIranda lo sopravanzava, si è fatto superare dal cross e alla fine si è messo a protestare per una spinta dello stesso Zuber nei suoi confronti. Bene ha fatto l’arbitro messicano Ramos ad ascoltare il consiglio che gli è arrivato dalla Var. Spinta ininfluente per una marcatura indecente (questo lo dico io). Se sei così superficiale da stare davanti al tuo avversario su un corner, è giusto che ti becchi anche le conseguenze di una decisione che, ben lungi dall’essere scandalosa, non nega il contatto fisico (anche se fosse accaduto il contrario l’arbitro e la Var non sarebbero intervenuti).
Tutto questo è accaduto quando alla fine della partita mancavano ancora quaranta minuti (diventati poi 46), ma si è avuto subito la sensazione che il Brasile avrebbe dovuto spremere la vittoria da una situazione casuale o contingente. Chi si aspettava l’invenzione di Neymar è rimasto deluso. E questo non perchè il ragazzo si sia risparmiato. I suoi dribbling, eccessivi e prolungati, hanno sì caricato di un paio di ammonizioni gli avversari, ma hanno dato modo agli svizzeri di non perdere mai la posizione. Anzi, con il passare dei minuti, sono cresciuti i raddoppi di marcatura un po’ come successo a Messi contro l’Islanda.

Di pregevole, Neymar ha prodotto un assist per Coutinho che, al contrario del formidabile gol del vantaggio, ha eseguito un diagonale fuori misura (70’) non degno delle sue qualità e, soprattutto della prodezza balistica del primo tempo. Un altro assist, questa volta da punizione, è stato fatto a Firmino (subentrato ad un Gabriel Jesus opaco), ma il colpo di testa, da posizione centrale, è finito fra le braccia di Sommer, il portiere degli svizzeri. Nell’assalto finale ancora un tiro fuori di Miranda dal limite dell’area e un salvataggio di Schar su conclusione di Renato Augusto, uno dei tre subentrati (l’altro era Fernandinho per alleggerire Casemiro da un’ammonizione che sarebbe potuta diventare doppia). 

Detto che, a mio avviso, il Brasile ha deluso assai, soprattutto per essere la favorita di tutti (anche la mia), vorrei chiedere al c.t. Tite come mai non abbia pensato di impiegare, a partita in corso, lo juventino Douglas Costa. In una situazione così bloccata serviva, oltre al calciatore che salta l’uomo (nel Brasile lo fanno quasi tutti) anche quello che accelera e guadagna il fondo (Marcelo, per esempio, non ci è mai arrivato). E’ vero che, quando le partite finiscono in maniera diversa da quella prevista, gli assenti sono sempre i migliori. Tuttavia mi sembra una domanda legittima. Con la Costarica forse sarà diverso, ma i cambi in corsa sono decisivi quanto le formazioni azzeccate.