2
La vita calcistica di Bruno Nicolé è stata veloce come il passaggio di una meteora. O di una stella cadente. Appena dieci anni nei quali esordisce giovanissimo nel Padova, vince scudetti con la Juventus e veloce arriva il declino, tanto veloce da fargli decidere di ritirarsi ad appena 27 anni e chiudere per sempre con il calcio.

LA METEORA DEI RECORD - Nato a Padova si mette in luce nelle giovanili della squadra di casa come centravanti veloce e prolifico tanto che Nereo Rocco fa esordire giovanissimo Bruno Nicolè in serie A in tempo per segnare una rete alla Juventus. Agnelli se ne innamora e sborsa circa 70 milioni di lire più il prestito di Hamrin per portarlo alla Juventus. In bianconero Nicolè rimane sei stagioni, le migliori della sua breve ma intensa carriera. Dopo un primo anno difficile, alla Juventus Nicolè si ritaglia il suo spazio in una formazione che in attacco annovera campionissimi quali Charles e Sivori, spostandosi all'ala e segnando reti con una certa continuità: saranno in tutto oltre quaranta in 141 incontri. Nicolè spesso ha problemi di peso ma in quegli anni con la Juventus vince 3 scudetti, 2 Coppe Italia e conquista la convocazione in Nazionale. Gipo Viani lo fa esordire in Azzurro in occasione dell'amichevole giocata il 9 novembre 1958 contro la Francia a 18 anni e 258 giorni, durante la quale Nicolè segna una doppietta risultando così il marcatore più giovane nella storia della Nazionale. Le presenze con l'Italia per Nicolè saranno soltanto 8 e dopo quell'esordio scintillante il giocatore non segnerà più nessuna rete in Azzurro. Paradossalmente, però, i suoi record in Nazionale non sono ancora finiti. Il 25 aprile 1961, a Bologna, in occasione dell'amichevole contro l'Irlanda del Nord Nicolè indossa la fascia da capitano e a soli 21 anni e 61 giorni diventa così il più giovane capitano dell'Italia di tutti i tempi. Nicolè pare avere fretta, molta fretta di bruciare tutte le tappe. Esordisce in serie A a 16 anni, gioca nella Juventus e vince scudetti ancora giovanissimo, così come ancora molto giovane raggiunge la Nazionale. Tutto molto veloce. Forse troppo. Quasi come se la sua inquietudine e i guai muscolari di un corpo difficile da gestire non gli suggerissero di darsi da fare, perché per lui il tempo da professionista sarebbe scaduto in fretta. 

MATATO IL GRANDE REAL -  In effetti il declino è veloce così come veloce era stata l'ascesa. Prima, però, c'è ancora il tempo per essere protagonista di un altro record. Di squadra, non personale. La stagione è quella del 1961/62, Coppa dei Campioni. La Juventus si gioca l'accesso alla semifinale contro il grande Real di Gento e Puskas, di Santamaria e Di Stefano. Nicolè è negli “Undici” che la Juventus schiera nella gara di ritorno, giocata a Madrid, in un Chamartin affollato da oltre 100.000 tifosi. A Torino, nella gara di andata, non c'era stata storia, il Real aveva vinto 1 a 0 e ora alla Juventus serviva solo la vittoria per portare la sfida allo spareggio. Impresa disperata. Il Real Madrid in Coppa dei Campioni ha vinto ben 5 edizioni sulle 7 disputate e non ha mai perso un incontro in casa. Quella sera la Juventus gioca alla pari contro le “Merengues” e poco dopo la mezzora del primo tempo è proprio Nicolè che dall'ala crossa per Charles che al volo smista per Sivori che di sinistro insacca il pallone che vale il goal bianconero, la rete che vale la vittoria della Juventus, la prima di una squadra italiana in casa del Real, e la fine del leggendario mito dell'imbattibilità del grande Real Madrid.

TUTTA UN'ALTRA VITA - Sono gli ultimi fuochi di una carriera bruciata in fretta. L'anno dopo la Juventus cede Nicolè alla Roma che lo gira immediatamente al Mantova e il declino si fa chiaro, palese. C'è ancora il tempo per il ritorno a Roma, per uno scorcio di campionato a Genova con la maglia della Sampdoria e quindi la cessione all'Alessandria in serie B. Nell'estate del 1967 la decisione: Nicolè a 27 anni si ritira dal calcio. Ed è un ritiro non solo dal campo ma proprio dal mondo del calcio professionistico. Lo racconta lo stesso Nicolè in una splendida intervista rilasciata alcuni anni fa a Gianni Mura: qualcosa si era rotto dentro, era arrivato il momento di smettere. In maniera definitiva. E cambia vita davvero. Nicolè prosegue gli studi e diventa professore di educazione fisica in Veneto. Gli piace leggere e scrivere e diventa anche giornalista pubblicista e con passione cerca di trasmettere i valori dello sport ai propri studenti. Sempre a Mura, Nicolè sintetizza in maniera chiara la sua vita: “Ho amato lo sport e ho scelto il calcio. Poi ho amato il calcio e scelto lo sport".

(Alessandro Bassi è anche su http://storiedifootballperduto.blogspot.it/)