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No Leao, no Milan: Pioli dominato dal Dortmund, ma tanto adesso parleranno di Ibra

No Leao, no Milan: Pioli dominato dal Dortmund, ma tanto adesso parleranno di Ibra

  • Gianni Visnadi
    Gianni Visnadi
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Il Milan s’arrende al Dortmund e resta aggrappato al sogno Champions solo grazie ai risultati altrui. Resta durissima, soprattutto sarà impossibile giocando così. Il Milan di Pioli è da 3 anni “palla a Leao”, senza il portoghese il Milan è una squadra come un’altra, che ha speso 120 milioni sul mercato e nessuno se ne accorge. Finisce 1-3 e diciamolo, è andata persino bene perché i gol tedeschi potevano essere anche di più. Sconfitta netta e meritata, sacrosanta. Ma adesso si tornerà a parlare di Ibrahimovic e Camarda, gettando un altro po’ di fumo sopra quelli che sono i veri problemi del Milan.

L’uno-due rigore-sbagliato rigore-subìto è una botta che potrebbe stroncare chiunque, figuriamoci una squadra convalescente. E infatti il Milan ci mette una buona mezz’ora per riprendersi, rischiando in almeno un altro paio di occasioni di pagare dazio alle fulminee ripartenze del Dortmund. I rossoneri restano a galla grazie alla regia generosa di Adli, alla velocità di Tomori, ai ricami di Pulisic e tornano in partita con una giocata gigantesca di Chukwueze, che salta due avversari e segna di destro il primo gol della sua fin qui controversa vita rossonera, tanta spesa e poca resa.

Il nigeriano e Pulisic giocano molto all’interno del campo, è la trovata tattica della notte di Pioli, per lasciare spazio alle corse lunghe di Calabria e Theo Hernandez. Il risultato è che il Milan guadagna qualcosa in densità in mezzo al campo, ma offre troppo facilmente il fianco al contropiede tedesco. Soprattutto il lato di Calabria è più volte terra di possesso di Bynoe-Gittens, da qui il rigore, ma non solo quello. L’inglesino, 19 anni, era alla prima da titolare in Champions. Ha giocato in tutto una manciata di partite, ma sentiremo molto presto parlare ancora di lui. Perché è già pronto e forte, il marketing intorno a un 15enne è un’altra cosa. Fumo.

Facile dire che il rigore sbagliato in avvio sia costato a Giroud la peggiore partita dell’anno, di certo non gli ha giovato riposare per squalifica in campionato, perché il centravanti francese non l’ha sostanzialmente mai presa, nemmeno nell’unico momento in cui il Milan è sembrato avere le chiavi della partita. Cinque minuti, i primi del secondo tempo. Ma l’infortunio di Thiaw al sesto ha un impatto psicologico negativo, che nemmeno il rigore sbagliato-e-subìto.

Una corsa poderosa spalla a spalla guarda caso proprio con Bynoe-Gittens, l’anticipo decisivo e provvidenziale in calcio d’angolo, prima della rasoiata infima al muscolo bicipite femorale sinistro: la smorfia di dolore di Thiaw, le mani fra i capelli di capitan Calabria disperato, il gelo di San Siro. Dentro Krunic, centrale difensivo. La partita del Milan finisce sostanzialmente lì, anche se non è proprio tutto da buttare: uno come Adli andrebbe visto titolare per due mesi di fila, un po’ per capire quanto vale davvero e un po’ perché hanno capito tutti meno Pioli che in squadra non c’è nessuno bravo almeno quanto lui.

Il Borussia ne fa due, sfruttando gli errori rossoneri, Calabria il peggiore di tutti, ma anche Maignan ha delle responsabilità sul tiro di Adeyemi che di fatto chiude la partita. Capita anche a quelli bravi. Jovic si ferma al palo, Fullkrug anche.
@GianniVisnadi
 

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