Gentile Procuratore, 

sono il papà di un giovane calciatore padovano classe 2005. In breve, mio figlio dicono che abbia delle grosse capacità soprattutto tecniche eppure nessuno lo vuole tesserare quando lo porto in prova. Una volta la scusa è che è basso, un'altra volta le società non vogliono pagare il premio di preparazione, un'altra volta ancora dicono che mio figlio è innamorato del pallone e dribbla troppo. Il ragazzo gioca ancora nel campionato provinciale e temo che senza un procuratore difficilmente potrà arrivare in alto. Che consigli può darmi? Scusi il disturbo. Ferruccio '75



Gentile Ferruccio,

Lei pone 4 interrogativi. Provo a rispondere come segue:


1. Quanto alla "scusa" che suo figlio è basso, evidenzio che nell'ultima nazionale di Mancini schierata dal nostro c.t. ben 5 calciatori non superavano il metro e '75. L'altezza, pertanto, non è un parametro cui dare importanza soprattutto laddove siano presenti nel ragazzino altre qualità come la tecnica. 2. Quanto al premio di preparazione, devo, in effetti, sottolineare che un 14 enne che approda in una società di serie A comporterebbe per quest'ultima una spesa di circa 20 mila euro da corrispondere alle ultime due società che negli ultimi tre anni hanno formato suo figlio calcisticamente. Questa non è quindi forzatamente una scusa.

3. Quanto alla mania di suo figlio di dribblare, faccio mie le parole del grande Mino Favini: "Non portate i vostri figli nelle scuole calcio dove vietano il dribbling!".

4. Un procuratore? Ben venga colui che propone suo figlio a società di calcio perché possa essere valutato al meglio suo figlio (consiglio provini di almeno una settimana). I provini servono a poco ("sono inutili") se durano un solo giorno. 

In bocca al lupo!

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