Quattro gol, due assist: mai così male. Questo è probabilmente il peggior anno di Berardi in Serie A, peggio ancora della scorsa stagione che già era stata meno brillante (salvo l’inizio promettente) delle precedenti, a causa dell’infortunio al ginocchio. Eppure il Berardi visto al Meazza, sabato sera, è un Berardi che può tornare a far gola a qualcuno. Si parla tanto e giustamente di Politano in chiave mercato, ma contro l’Inter l’uomo partita è stato -un po’ a sorpresa ma comunque senza dubbio- il numero 25 neroverde, autore di una gara praticamente perfetta. Sin dai primi minuti ha saputo dare qualità e palleggio alle transizioni di Iachini, dimostrando di essere a più riprese il principale terminale offensivo dei suoi. Berardi è stato infatti il giocatore che ha tirato in porta di più (4) e che ha avuto insieme a Icardi il maggior numero di occasioni da gol (4). Inoltre le sue scelte, al contrario di quanto si è osservato spesso in stagione, sono sembrate sempre oculate, mai frettolose (solo 3 palle perse). Quasi avesse raggiunto l’apice della forma proprio ora. Ora che sta per riaprirsi il mercato? O forse ora che ha iniziato a divertirsi, dunque a capire il nuovo modulo (3-5-2/3-5-1-1), in coppia con Politano?

LA NUOVA POSIZIONE – Ma perché Berardi contro l’Inter ha giocato così bene? Da una parte perché l’intesa col compagno di reparto si è affinata. I due esterni che prima giocavano larghi e difficilmente potevano comunicare tra loro se non con cambi di gioco repentini, ora possono associarsi liberamente svariando a piacimento sul fronte d’attacco. L’intesa con la prima punta nel tridente: era questo il problema, l’intoppo. Con la partenza di Defrel il posto era occupato ma al contempo vacante. Iachini ha capito che doveva risolvere la questione tagliando il problema alla radice: manca una prima punta tecnica e veloce? Avvicino i due esterni di qualità che ho a disposizione e mi affido alla loro imprevedibilità, passo al 3-5-1-1. Chiedere a Skriniar e Ranocchia.



In questa immagine sono evidenti la ‘funzione Politano’ e la ‘funzione Berardi’: il primo, dotato di grande velocità, allunga la difesa con un movimento tra i due centrali, mentre il secondo ‘galleggia’ tra le linee. Da qui si evince anche l’altro motivo per cui il tandem neroverde ha fatto male all’Inter: la disposizione stessa della squadra di Spalletti. In fase di non possesso l’Inter faticava a pressare il palleggio basso del Sassuolo; teneva alti Brozovic e Vecino che venivano spesso saltati o da una palla lunga per la spizzata di Missiroli o da un’imbucata sulla trequarti, o lungo linea. La coppia di centrali (Skriniar e Ranocchia) non si spezzava mai per accorciare sulla seconda punta neroverde, ma si ritirava compatta per eccesso di prudenza. Anche con l’ingresso di Babacar, nella ripresa, il comportamento della linea di Spalletti è rimasto lo stesso. 


Ecco ad esempio come Berardi è riuscito a raccogliere la seconda palla che, nella stessa azione, ha infilato poi nel sette. Ranocchia correndo all’indietro respinge di testa con poca forza e nella direzione sbagliata un lancio lungo, infastidito da Babacar. Berardi nel frattempo si stacca da Skriniar e va a stoppare con la coscia in completa libertà: l’Inter è lunghissima. A quel punto l’attaccante calabrese fa una giocata pazzesca contro una delle migliori difese del campionato. Beffa Skriniar fintando col piede forte di calciare, poi si accentra.



Ne nasce un tiro splendido, di destro e in caduta, che andrà a sorprendere Handanovic sul primo palo. E’ questo un gesto tecnico (più in generale un’intera azione) che Berardi difficilmente avrebbe potuto compiere partendo da esterno destro in un qualsiasi 4-3-3. E se questo nuovo modulo, dopo un periodo di incubazione, facesse spiccare il volo a Berardi proprio come è avvenuto anche per Politano? (Ricordiamo che dei suoi 10 gol in campionato, Politano ne ha segnati 7 dalla 30^ giornata in poi). Il talento di Berardi oggi come oggi è molto carsico.



TAGLI PROFONDI – Bisogna aggiungere che Berardi ha segnato sempre molto su rigore. Anche quest’anno, su quattro gol, due vengono dal dischetto (contro Lazio e Crotone). Andiamo allora a vedere l’altra rete stagionale su azione. Risaliamo a un Sassuolo-Torino del 21 gennaio. Come contro l’Inter è un gol col piede debole, dopo una finta di mancino. Differenze: il tiro avviene dentro l’area e va a pescare l’incrocio lontano. Ma il carattere distintivo più sostanziale e macroscopico rispetto al gol di sabato scorso è questo: il modulo di partenza, il taglio profondo per arrivare sul versante opposto, oltre l’asse centrale del campo. Ecco un movimento che Berardi fa con Iachini ma che porta con sé dai tempi di Di Francesco. Sopra la prima punta Matri, nel tridente. Non è dunque per contraddirmi che cito questo gol. Già dentro al modulo vecchio, voglio dire, Berardi sapeva eventualmente muoversi da seconda punta con tagli profondissimi



SASSUOLO, MILAN O ROMA? - La domanda da porsi è dunque questa: in che modo Berardi potrà riemergere nel panorama del calcio italiano? Mantenendo questa nuova direzione all’interno di una società che lo ha educato, ‘imprigionato’, atteso e sopportato, o in un altro scenario? Interessante paradosso: dovesse tornare sotto Di Francesco o per dirne un’altra nel Milan di Gattuso, ritroverebbe il vecchio modulo ad aspettarlo: il 4-3-3 all’interno del quale è fiorito ed è diventato prevedibile. Sarebbe davvero una svolta per la sua carriera? 



Nel Milan andrebbe a prendere il posto di Suso, qualora l’esterno spagnolo dovesse lasciare Milano, cosa non improbabile. Il gioco dei rossoneri a questo punto subirebbe un cambiamento importante, nella misura in cui Berardi ha caratteristiche abbastanza diverse dall’attuale numero 8 di Gattuso. Suso possiede una dote che Berardi non ha spiccatamente: il dribbling. Prendiamo ancora la partita contro l’Inter: Berardi ne ha tentato solo uno (Politano ad esempio già 4). Suso è funzionale a Cutrone, in quanto l’uno è un dribblomane, l’altro un finalizzatore. Mentre gli attaccanti con cui si è trovato meglio Berardi sono stati Zaza e Defrel, due giocatori tecnici e di movimento che partecipavano moltissimo alla manovra della squadra. Questo è il motivo stesso per cui Berardi potrebbe diventare la medicina giusta per Kalinic. Inoltre quei tagli profondi di cui si è parlato sopra sono perlopiù sconosciuti a un esterno come Suso, che tende sempre a volere il pallone sui piedi, col rischio poi di isolarsi e confinarsi su un lato solo del campo.   
Poi proprio per quel che abbiamo detto intorno all’uso del piede debole, Berardi a differenza di Suso può garantire al proprio allenatore un cambio di modulo più efficace a partita in corso. Sarà meno specializzato negli skills lungo la fascia, però ha più colpi dal limite, specie se utilizzato da seconda punta. In caso di necessità Gattuso potrebbe infatti usarlo come sottopunta, in tandem con il centravanti prescelto. Berardi è un esterno eclettico, dunque, in grado ricoprire all’occorrenza più di un ruolo sul fronte d’attacco (non dimentichiamoci che ha fatto anche l’esterno sinistro al Sassuolo). 

Andando alla Roma, invece, se è vero che ritroverebbe il proprio maestro, Berardi (salvo stravolgimenti nella rosa) incontrerebbe anche più concorrenza, una situazione nuova per lui e a cui non è abituato. Non ha il carattere di Defrel, bisogna dire anche questo, però dovrebbe fare i conti con la stagione di Cengiz Ünder e con l’oggetto misterioso Schick, su cui Di Francesco vorrà ancora lavorare in versione esterno. Se il secondo è più abile di testa e in prospettiva forse più duttile di Berardi, il turco classe ’97 grazie alla sua incredibile rapidità sa prepararsi il tiro in un lampo (esempio supremo il gol di Cagliari), cosa che riesce più difficile al neroverde, per certi versi più goffo in situazioni come queste qui sotto. 



Rispetto a entrambi i romanisti, tuttavia, la conoscenza approfondita degli schemi del tecnico pescarese, il suo spirito di sacrificio e l’abnegazione dimostrata spesso in fase difensiva potrebbero garantirgli più di una chances. Per giunta, se c’è un ruolo nell’attacco giallorosso che è stato a lungo un rebus per il Di Fra, questo è proprio il ruolo che ricopriva egregiamente il suo pupillo al Sassuolo. In quest’ottica, allora, la partita di domenica sera al Mapei Stadium tra Sassuolo e Roma potrebbe essere un altro (l’ultimo a disposizione) banco di prova per il talento classe ’94 di Cariati Marina. 

MIMMO E POLITANO – Un’appendice, in conclusione, sulla partita del Meazza. Quando sostengo che Berardi è stato decisivo contro l’Inter al di là del gol, penso anche a come è nato il primo vantaggio neroverde. Va bene, la punizione è di Politano, ovvio. Però com’è arrivato fin lì il Sassuolo? Una ripartenza micidiale (vedi sotto) dove ritornano tutti gli elementi che abbiamo analizzato sopra: Brozovic e Vecino scavalcati da un pallonetto di Duncan per Berardi tra le linee, con Politano che attacca lo spazio tra terzino e coppia di centrali in arretramento. Significativo che a contrastare Berardi ci vada il terzino opposto: D’Ambrosio. Sul prosieguo dell’azione Berardi calcerà in area a rimorchio su un servizio rasoterra di Politano. Il tiro, rimpallato da Ranocchia finirà al limite, nel punto in cui Adjapong conquisterà la punizione. 



DER RAUMDEUTER – Ma l’imprevedibilità di Berardi in quella posizione è data proprio dalle sue competenze pregresse, dalla sua capacità di ‘interpretare gli spazi’ (in Germania ad esempio Müller viene chiamato der Raumdeuter, ‘colui che interpreta lo spazio’). E così quando Skriniar, sabato sera, si è deciso ad accorciare forte e alto su di lui, Berardi l’ha fregato alle spalle.  



Con la complicità di Ranocchia, naturalmente. Falso nove, seconda o prima punta, chiamatelo come vi pare. Berardi è tornato.