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Roma a caccia della terza vittoria di fila, dopo quelle contro Cagliari (campionato) e Lecce (coppa Italia); Empoli con la voglia di continuare a stupire, magari migliorando l'asfittico rendimento interno (sette sconfitte in undici gare). Il risultato finale premia – e con ampio merito - i giallorossi, al quinto successo lontano da casa. Con i tre punti di Empoli, la Roma allunga sulla Lazio, aspetta notizie dalla Fiorentina (che ha una gara in meno) e riprende (o continua?) a vedere l'Europa.

Aveva detto Mourinho alla vigilia: “Per battere l'Empoli dovremo giocare molto bene”. La Roma, tornata a proporre la difesa a tre, con i nuovi arrivati Sergio Oliveira e Maitland-Niles ancora titolari (l'inglese sulla corsia di sinistra, come contro il Lecce; fuori Veretout, a centrocampo), ha giocato un primo tempo stellare, esaltante, ai limiti della perfezione durante il quale ha segnato 4 reti: dalla prima di Abraham (che ha immediatamente concesso il bis) a quella di Zaniolo, passando per il tocco vincente sotto misura di Sergio Oliveira, sono passati tredici minuti. Empoli annichilito sul piano tattico, piegato a terra sotto l'aspetto tecnico e quindi impotente di fronte alla strapotenza complessiva degli uomini di Mourinho. Nella seconda parte di gara, vigorosa reazione dell'Empoli, Roma un po' troppo statica, distratta, probabilmente già appagata e due reti dei padroni di casa con Pinamonti e Bajrami per rendere meno amara la sconfitta. 

Citazione obbligata, dopo il fischio finale di Fabbri, per Abraham: due reti da punta vera per arrivare a quota 17 stagionali (10 in Serie A) in 30 gare. Non male, anzi molto bene per un attaccante al suo primo anno in Italia. L'inglese, accolto con un pizzico di scetticismo per via del suo non esaltante rendimento con il Chelsea, sta dimostrando di poter reggere in maniera agile l'impatto con una città complicata come Roma e con un'eredità pesante assai come quella di Dzeko. Se non altro, l'esempio di Abraham offre l'occasione (o la conferma?) che chi arriva dalla Premier non fa fatica a imporsi in un campionato meno complicato come quello italiano. Tutto questo, ovviamente, al netto delle innegabili qualità di Tammy, e non solo in fase di finalizzazione. Non sarà ancora sotto porta Il Mostro invocato da Mou, ma Abraham ci sta lavorando parecchio per non deludere il suo allenatore. Intanto, i numeri sono tutti dalla sua parte.

Tre presenze, due reti e tre vittorie per Sergio Oliveira, impiegato per la prima volta in un centrocampo a tre. Il portoghese sa giocare a calcio e, quindi, questo gli ha consentito di inserirsi in fretta - e in qualsiasi sistema di gioco - nella sua nuova squadra, portando in dote da Oporto un tasso tecnico (una volta si chiamava classe) che a Trigoria non s'era ancora visto. Un segnale chiaro: Mou non aveva torto quando diceva che la Roma aveva necessità di sostanziosi ritocchi. E, non va dimenticato, il mercato non è ancora chiuso. Quel secondo tempo un po' bislacco, soprattutto sul piano mentale, deve aiutare però a eliminare gli errori e a far crescere la squadra. E il primo a saperlo è proprio Mourinho.





IL TABELLINO

Empoli-Roma 2-4 (primo tempo 0-4)


Marcatori: 24’ pt e 33’ pt Abraham (R), 35’ pt Oliveira, 37’ pt Zaniolo, 10’ st Pinamonti (E), 29’ st Bajrami (E)

Assist: 37’ pt Mkhitaryan (R), 10’ st Bandinelli (E)

Empoli (4-3-2-1): Vicario; Fiamozzi, Tonelli, Ismajli, Marchizza (42’ st Viti); Zurkowski, Ricci), Bandinelli (36’ st Benassi); Bajrami (36’ st Cutrone), Henderson; Pinamonti. All. Andreazzoli. 

Roma (3-5-2) Rui Patricio; Mancini, Smalling, Ibanez; Karsdorp, Oliveira, Cristante, Mkhitaryan (35’ st Veretout), Maitland-Niles (15’ st Vina); Zaniolo (34’ st Arena-Gyan), Abraham. All.: Mourinho.

Arbitro: Fabbri di Ravenna  

Ammoniti: Mancini (R), Tonelli (E), Benassi (E), Cristante (R)